Bruxelles - Il sondaggio di Eurobarometro sulle scorie nucleari (e di
fatto sul nucleare civile), che abbiamo
rapidamente presentato ieri,
merita una più
attenta analisi, perché è la spia di tendenze e di metodi di formazione
dell'opinione pubblica che comunque sembra confusa e contraddittoria nelle sue risposte.
Dal 2005 il sostegno al nucleare civile è salito nell'UE a 27 al 44%, ma gli oppositori
restano lievemente al di sopra con il 45%, ma il sondaggio, che definisce stranamente
"buone" le risposte favorevoli al nucleare e "cattive" quelle contrarie o
che mettono in dubbio le rassicurazioni delle autorità, non può non rilevare, pur
nella evidente simpatia per l'energia atomica che si evidenzia leggendo dati e spiegazioni,
che il problema della sicurezza rimane per i cittadini europei essenziale, a partire dalle
scorie.
I possibili benefici del nucleare riconosciuti da chi risponde al sondaggio, svaniscono non
appena si parla di sicurezza, l'incertezza aumenta e la dichiarazione di non conoscenza si fa
evidente, mettendo in crisi un altro assunto che vorrebbe sbandierare Eurobarometro, ovvero
che i favorevoli aumentano perché sono più informati.
Gli stessi dati favorevoli e contrari al nucleare non sono immediatamente rilevabili Paese per
Paese, come invece accade per le altre domande.
Anche se il sondaggio, che si basa su 26'746 intervistati nei 27 Paesi dell'UE (1'036 in
Italia), parte da un vizio di partigianeria abbastanza evidente, non può però
nascondere che gli europei vogliono essere coinvolti localmente sulla realizzazione degli
impianti, che non si fidano molto di autorità ed industrie e che preferiscono che
centrali e stoccaggio si facciano da un'altra parte.
Alla domanda siete favorevoli all'energia prodotta con centrali nucleari l'11% degli europei
si dice totalmente d'accordo, il 33% piuttosto favorevole (44% favorevoli), il 28% contrario e
il 17% del tutto contrario (45% contrario), l'11% non sa o non risponde. Rispetto alla stessa
domanda fatta nel 2005 (quando l'UE non era ancora a 27), si nota un aumento del 7% dei
favorevoli e del 3% tra chi non sa o non risponde. In Italia il totale di favorevoli sale al
43% (con la crescita record nell'UE del 13%), il 12% è totalmente favorevole, il 31%
abbastanza favorevole, ma il 29% è contrario e il 17% completamente contrario, quindi il
46% degli italiani dice ancora no alle centrali nucleari, nonostante la propaganda nuclearista
a senso unico dell'ultimo periodo. L'11% non sa o non risponde.
Il sostegno al nucleare varia molto da un Paese all'altro, rendendo impossibile una politica
comune dell'UE per l'energia atomica, oltre che in Italia, i contrari al nucleare prevalgono
in Germania, Estonia, Polonia, Danimarca, Lettonia, Romania, Lussemburgo, Spagna, Irlanda,
Portogallo, Grecia, Malta, Austria e Cipro.
Quindi la contrarietà è trasversale a Paesi che hanno già centrali, a quelli
che non le hanno e a quelli che le hanno dismesse o le dismetteranno. E' anche vero che i
Paesi favorevoli al nucleare sono soprattutto quelli dove le centrali sono in funzione, tanto
che i più favorevoli si trovano in Repubblica Ceca, Lituania, Ungheria, Bulgaria, Svezia
e Finlandia.
La battaglia contro la costruzione di nuove centrali nucleari paga invece in Romania (dove chi
non sa è però al 27%) e in Spagna, dove il 57% dei cittadini è contraria.
Eurobarometro spiega questi dati con il fatto che rumeni e spagnoli sarebbero meno
"coscienti" di quelli di altri Paesi nucleari. Ma i Paesi senza nucleare dicono di
voler continuare a far senza: in Austria, Grecia e Cipro 8 cittadini su 10 si sono dichiarati
contrari.
Le dolenti note per Eurobarometro vengono su scorie e sicurezza: alla domanda su chi gli
europei abbiano fiducia nella diffusione di notizie sulle scorie radioattive, il 32% degli
italiani risponde nelle Organizzazioni non governative, seguono le agenzie nazionali che si
occupano di scorie radioattive (29%), le organizzazioni internazionali che controllano il
nucleare pacifico e i governi nazionali (entrambi al 26%), gli scienziati (24%), l'UE (20%),
l'industria nucleare (13%), i media (9%), nessuno di questi 4%, non sa o non risponde l'8%. In
Italia è molto più bassa della media europea (40%) la fiducia verso gli
scienziati, 6 punti in meno quella verso le Ong, per i media (-3%), mentre, rispetto alla
media UE, aumenta di 5% quella per i governi e del 3% quella per l'UE, mentre le altre
risposte sono nella media europea.
Gli svedesi sono i soli a ritenersi ben informati (52%) a proposito delle scorie, mentre il
livello di informazione più basso percepito si trova in Bulgaria e in Romania.
Gli stessi sondaggisti ammettono però che il livello di informazione sulle scorie non
dipende dalla presenza o meno di centrali nucleari in attività.
Solo il 32% degli italiani dice di sentirsi informato (tra questi il 21% ben informato) sui
problemi delle scorie, il 40% dice di saperne poco o nulla e ben il 28% non sa o non risponde
alla domanda, dati sotto la media europea. Il 49% degli italiani vuole però essere
consultato e vuole partecipare al processo di decisione in caso di realizzazione di un
impianto di stoccaggio di scorie (56% media UE), il 25% vuole che nel processo decisionale
siano coinvolte le associazioni locali e ambientaliste (22% UE), il 15%, perfettamente in
linea con la media europea, pensa che debbano occuparsene le autorità competenti del
settore e il 7% (record UE) non pensa che nessuno di questi debba essere coinvolto, il 4% non
sa o non risponde.
Il 91% degli italiani pensa che debba essere sviluppata subito una soluzione per le scorie
nucleari, senza lasciarla alle generazioni future, (93% UE) ma poi il 37% è del tutto
convinto che non esistono metodi sicuri per smaltire le scorie radioattive, il 33% ne è
abbastanza convinto (totale 70%, totale UE 72%) e il 17% pensa invece che questi metodi
esistano già, il 13% non sa o non risponde.
(da greenreport.it del 4 luglio 2008)
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