- Dopo che la Repubblica popolare di Corea (Rpdc)
ha distrutto una torre di raffreddamento
di 30 metri di altezza, del suo primitivo e pericoloso complesso
nucleare di Yongbyon (tenuto in piadi con l'aiuto dei compagni cinesi e la tecnologia
contrabbandata dal filo-occidentale Pakistan), il regime stalinista-dinastico dei Kim è
stato immediatamente perdonato e non è più considerato canaglia, avrebbe dato la
prova, preso per fame ed isolamento, della sua determinazione a mettere fine a tutte le
attività nucleari.
I media occidentali si sono immediatamente buttati a fare paragoni con la situazione di un
altro "stato canaglia" che turba i sogni politici ed energetici del mondo: l'Iran,
che starebbe sviluppano il nucleare civile che tanto piace a Sarkozy ma potrebbe così
avere a disposizione quel che hanno già Sarkozy, Bush, Putin, Brown ed un altro bel
mucchio di Paesi: il materiale per fabbricare la bomba atomica.
Mentre si susseguono gli avvertimenti ed Israele dice esplicitamente di scaldarsi i muscoli
per un probabile attacco preventivo sulla centrale atomica iraniana, il portavoce del
ministero degli esteri di Teheran, Mohammad-Ali Hosseini, ha detto oggi all'agenzia ufficiale
Irna che "Le attività nucleari dell'Iran non sono paragonabili ad altre in ragione
della loro natura pacifica. Ogni paragone tra le attività nucleari della Repubblica
islamica dell'Iran e quelle di altri Paesi è irrazionale e motivato politicamente. Il
programma nucleare iraniano è sotto la sorveglianza costante dell'Agenzia internazionale
per l'energia atomica. Le attività nucleari dell'Iran sono state applicate conformement
al Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp). Nessuna mancanza agli obiettivi non pacifici
è stata evocata in tutti i rapporti pubblicati dall'Iaea".
Mentre la stampa Usa svela le infiltrazioni di commandos americani in Iran, il Paese degli
Ayatollah è preoccupato per i venti di guerra che soffiano nel Golfo Persico e dal
Bahrein arriva un altro avvertimento Usa, il vice ammiraglio Kevin Cosgriff, ha detto
minaccioso al Bahrain Tribune che "Non lo bloccheranno perché non saranno
autorizzati. Non permetteremo a nessuno di ostacolarci".
La settimana corsa il capo dei Guardiani della Rivoluzione, Mohammad Ali Jafari, aveva detto
al giornale Jame Jam che, in caso di attacco Usa e Israeliano, l'Iran avrebbe bloccato
lo stretto di Ormuz e preso il controllo di ogni transito marittimo.
Secondo Cosgriff, non ci sarebbe "alcuna ragione di un attacco di Tsahal (l'esercito
israeliano ndr) contro Teheran in un prossimo futuro".
Ma l'esibizione di muscoli preoccupa non poco gli altri Paesi del Golfo. L'agenzia stampa del
Kuwait, Kuna, riporta le allarmanti previsioni di Saad Ali Al-Shuweib, il direttore
dell'organizzazione petrolifera del Kuwait: "la recente tensione tra Washington e Tel
Aviv da una parte e Teheran dall'altra parte, ha provocato un rialzo senza precedenti dei
prezzi del petrolio che hanno superato il 142 dollari al barile. Tutte le iniziative militari
intraprese, non importa da quale delle parti, avrebbe per conseguenza una crisi energetica
mondiale. Con la minima tensione militare, il prezzo del barile raggiungerà i 200
dollari. L'Iran fornisce 3 milioni di barili al giorno, e in caso di tensione nella regione,
il mondo si vedrebbe privato di una parte della produzione petrolifra".
Un'opinione condivisa dall'ex ministro del petrolio del Kuwait, Issa Al-Own: "Se il
prezzo del barile è aumentato di 50 dollari in due anni in tempo di pace,
raggiungerà immediatamente i 200 dollari al minimo in caso di guerra".
Secondo un altro esperto del mercato petrolifero, Talal Al-Bazali, "viste le circostanze
obiettive, senza che la guerra sia dichiarata, il barile arriverà a 175 dollari entro la
fine dell'anno. In caso di dichiarazione del conflitto, sarà difficile predire quale
livello potrà raggiungere".
(da greenreport.it del 1 luglio 2008)
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