Londra -
George W. Bush ha trovato in Gordon Brown un buon alleato. Almeno quando si tratta di individuare degli obiettivi. E il primo non può che essere l'Iran, che si rifiuta di sospendere il suo programma nucleare: è la minaccia più imminente per il presidente Usa, il paese al quale ha di fatto consacrato il suo viaggio in Europa.
Bisogna "rafforzare le sanzioni", ha detto oggi il primo ministro britannico nella conferenza stampa congiunta con Bush. "E' ormai tempo di lavorare insieme per giungere a una conclusione", gli ha fatto eco l'inquilino della Casa Bianca. "Tuttavia, ogni opzione resta aperta", ha aggiunto, alludendo ancora una volta alla scure dell'intervento armato. Certo, la via diplomatica resta ancora quella preferita, come più volte ribadito negli ultimi giorni. E se l'Alto Rappresentante per la politica estera dell'Ue, Javier Solana, ha lasciato aperte le porte alla speranza ("I colloqui con Teheran sono andati meglio del previsto", ha detto), Bush e Brown hanno insistito sulla necessità di continuare le pressioni sull'Iran affinché rinunci ai suoi progetti sul nucleare.
Perché se è vero che la richiesta di energia nucleare per usi civili è "giustificabile", ha detto Bush, "allora Teheran dovrebbe accettare la proposta di collaborazione della Russia. Ed ecco, allora, i dubbi sulle reali intenzioni delle autorità iraniane. Ribaditi anche oggi: "Teheran deve fare una scelta. Noi porteremo sul tavolo le nostre opzioni e resteremo in attesa di una risposta perché vogliamo che il dialogo prosegua", ha detto Brown. Intanto, si valutano possibili ritorsioni: "Esorteremo l'Unione Europea affinché decida ulteriori sanzioni. Da parte nostra cercheremo di congelare alcuni beni della principale banca dell'Iran", la Melli, ha confermato il primo ministro. E se Teheran "continuerà a ignorare le risoluzioni" internazionali, "allora non ci sarà altra scelta che quella di rafforzare le sanzioni".
"L'Iran deve essere consapevole delle conseguenze della sua scelta: può iniziare il dialogo o subire un ulteriore isolamento per il suo rifiuto" di collaborazione sul programma nucleare iraniano, ha avvertito il capo del governo di Londra. Di possibili iniziative militari, invece, ha accennato Bush, seppure per via indiretta. Gli Stati Uniti, è ormai noto, non scartano questa ipotesi e Bush lo ha ribadito oggi: "Gli iraniani devono sapere che tutti noi parliamo con una sola voce, e siamo seri", ha avvertito. E' necessario proseguire con le pressioni "per risolvere il problema diplomaticamente, però tutte le opzioni restano aperte". Ma Bush e Brown si sono trovati d'accordo anche sull'esigenza di Washington e Londra di proseguire insieme le operazioni militari in Afghanistan e Iraq. Il primo ministro britannico ha annunciato "un aumento delle truppe" di Londra in Afghanistan che consentirà di elevare numericamente il contingente britannico nel paese mediorientale "al massimo livello".
Il governo ha deciso di inviare altri 230 militari entro qualche settimana. I soldati prescelti sono stati individuati tra i migliori specialisti del Genio, della logistica e dell'addestramento e saranno utilizzati al fine di migliorare le capacità del nuovo esercito afgano e delle forze di polizia locali. "Mesi fa abbiamo ritirato i militari da Helmand", ha ricordato Brown. "Ma oggi la sicurezza è in pericolo. E' anche per questo che sono stati promessi 20 miliardi di dollari" durante la conferenza dei donatori di Parigi, ha aggiunto il primo ministro. "Lo scopo è quello di ottenere dei progressi per un paese che proviene da decenni di scontri e difficoltà". Bush, che è tra i principali sostenitori di una politica di suddivisione equa degli impegni in Afghanistan tra tutti gli Alleati, ha incassato e ringraziato. Quindi ha sollecitato i governi di Islamabad e Kabul "a una migliore cooperazione e a un più serrato dialogo" al fine di affrontare al meglio i combattenti talebani che operano lungo la frontiera afgano-pachistana.
(da LA STAMPA.it del 16 giugno 2008)
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