- Si è addirittura scomodato il leader supremo dell'Iran, Ali
Khamenei, per respingere le nuove richieste delle 6 potenze (Cina, Francia, Germania, Gran
Bretagna, Russia e Usa) per mettere fine alla crisi nucleare, ma probabilmente anche per
rispondere a brutto muso alla candidata alla presidenza americana, Hillary Clinton che nella
sua corsa a destra si è detta pronta a spazzare via l'Iran se attaccherà Israele.
"L'Iran non permetterà a Paesi arroganti di negare il diritto del Paese. Abbiamo
scelto il nostro cammino di perfezione, di onore, di indipendenza completa – ha detto Khamenei
- La minaccia non ci può far fare marcia indietro. Proseguiremo il nostro cammino, e non
permetteremo alle grandi potenze arroganti di poter attentare ai diritti del popolo iraniano.
Nessuna minaccia obbligherà il popolo iraniano a retrocedere. I ministri degli esteri
del gruppo dei 6 si erano riuniti a New York venerdì scorso per fare all'Iran proposte
di cooperazione se rinuncerà all'arricchimento dell'uranio.
Ma proprio dalla russa Atomstroiexport (azienda statale di una delle 6 potenze) arriva la
smentita della sospensione di forniture. Attraverso la frontiera azero-iraniana, di
attrezzature alla centrale atomica iraniana che stanno costruendo proprio i russi. Un
portavoce di Atomstroiexport ha detto a Ria-Novosti che "Le informazioni sulla
sospensione delle forniture di attrezzature sono erronee. Atomstroiexport non ha mai deciso di
sospendere il transito di carichi destinati alla centrale nucleare iraniana di Bouchehr dalla
frontiera azero-iraniana. Gli itinerari ulteriori dei lotti in sofferenza saranno decisi nel
corso di negoziati".
L'Azerbaigian ha
bloccato sul suo territorio materiale nucleare russo
accampando motivi
burocratici (prima tutto passava senza nessuna domanda) e gli iraniani vedono in questo lo
zampino americano. A nulla valgono le assicurazioni russe che le attrezzature non hanno fini
militari e tanto meno si tratta di materiale fissile, denunciando "il comportamento
strano e privo di fondamento" del governo di Baku. Probabilmente alle propaggini del
Caucaso si sta svolgendo un complicato gioco di scacchi che ha in palio non solo l'avvenire
geopolitico della regione, ma anche il tentativo di impedire la realizzazione dell'Opec del
gas che Mosca e Teheran sponsorizzano.
Secondo il quotidiano Usa Rbc Daily, che cita fonti del Pentagono, Washington sarebbe
pronta a dare un colpo dimostrativo all'Iran non per il nucleare ma per impedire l'accordo tra
Gazprom e gli ayatollah iraniani e far morire sul nascere la realizzazione del gasdotto
Iran-Pakistan-India che Mahmoud Ahmadinejad ha disegnato nel suo tour a Islamabad e New Delhi
e che vede coinvolta anche Gazprom.
Secondo quanto dice Igor Tomberg, ricercatore del Centro studi energetici dell'Istituto
dell'economia mondiale e delle relazioni internazionali "la Russia è pronta a
proporre a Teheran e New Delhi di costruire un gasdotto simile al Nord Stream sotto il mare
d'Oman, aggirando l'instabile Pakistan. Gli Stati Uniti, che hanno loro idee riguardo al gas
iraniano, da parte loro si oppongono categoricamente alla costruzione di questa
pipeline".
Gli Usa non possono ingoiare di buon grado la realizzazione dell'Opec del gas che dovrebbe
veder la luce a Mosca. Né gradiscono il doppio gioco dei russi che da una parte
partecipano al gruppo dei 6 che minaccia sanzioni e dall'altra fabbricano centrali atomiche e
inviano Gazprom a sottoscrivere accordi con la Compagnia nazionale petrolifera dell'Iran per
creare un'impresa compartecipata che valorizzerà tre siti dell'immenso giacimento di gas
di South Pars, appropriandosi così di risorse che avranno un impatto immenso nel futuro
energetico del pianeta, nel quale il gas è destinato a contare (e costare) sempre di
più. Washington è accusato da iraniani e russi di volersi appropriare con la forza
di un mercato dal quale gli Usa sono esclusi, anche usando mezzi non propri ortodossi (ma la
correttezza non sembra proprio di casa in questa vicenda). Il 30 aprile si è tenuto, con
il sostegno attivo del Comitato di Stato Usa che si occupa della diaspora, il secondo forum
degli azeri del mondo che "lotta per l'indipendenza dell'Azerbaigian del sud"
cioè delle province del nord dell'Iran abitate da minoranze azere (e curde). E Teheran
non dimentica l'appoggio degli Usa e dell'Iraq di Saddam Hussein alla guerriglia lungo quella
instabile frontiera che prima lo divideva dall'Urss e oggi dai nuovi alleati degli americani.
Il grande gioco continua, si ingarbuglia e diventa sempre più pericoloso e l'ex
nomenclatura comunista azera potrebbe fare da testa di ponte per un'invasione via terra
dell'Iran, in cambio delle province irredentiste "azere" (e magari del Nagorno
Karabah occupato dagli armeni) e di un'adesione alla Nato, rendendo reale uno scenario
già descritto nell'articolo "Blood borders. How a better Middle East would
look" dall'analista militare statunitense Ralph Peters.
(da greenreport.it del 5 maggio 2008)
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