- L'International Atomic Energy Agency (Iaea) ha avviato un'indagine
sul presunto impianto nucleare distrutto in Siria da un raid aereo israeliano nel settembre
2007. L'Aiea sta lavorando su informazioni fornite dal governo Usa (che considera la Siria uno
Stato canaglia), visto che sull'episodio è stranamente calato il silenzio sia da parte
degli attaccanti israeliani, sia da parte del governo di Damasco di solito pronto a denunciare
ogni minimo sconfinamento israeliano come un atto gravissimo teso a perpetuare l'occupazione
del Golan siriano.
Molti osservatori avevano messo in dubbio, in base a foto satellitari del sito bombardato, che
quelle mura squadrate nel bel mezzo di un deserto roccioso, fossero davvero di un impianto
nucleare, ma gli Usa assicurano che la Siria sta costruendo un reattore nucleare, e la
portavoce dell'Aiea Marie Okabe, ha spiegato che secondo queste informazioni "il reattore
non è ancora operativo e non contiene ancora materiale nucleare. L'Aiea tratterà
questo problema con la serietà che merita e condurrà un'inchiesta".
L'Aiea ha ricordato che la Siria ha firmato un accordo di salvaguardia che la obbliga a
rendere note in anticipo le sue intenzioni di preparare e costruire qualsiasi tipo di
installazione nucleare. Il sospetto di israeliani e americani è che la Siria di Assad si
stia servendo al mercato nucleare in dismissione nordcoreano e che sfrutti l'amicizia con
Teheran e con il Pakistan per rifornirsi di tecnologia e carburante nucleare, magari
proveniente dalla sempre amica Russia o dal mercato clandestino del nucleare.
Intanto il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha rinnovato per un periodo di 3 anni il mandato
del Comitato di seguire la messa in opera della risoluzione 1540 del 2004 che punta ad
impedire a soggetti non statali di accedere ad armi di distruzione di massa. Evidentemente le
armi di distruzione di massa che non si sono trovate in Iraq sono ben presenti in altri noti
luoghi del mondo e rappresentano un buonissimo affare per le mafie globalizzate che nessuno
bombarda.
Il 'Comitato 1540' "deve raddoppiare gli sforzi per incoraggiare l'integrazione integrale
della risoluzione 1540 in tutti gli Stati", attraverso un programma di lavoro che prevede
la raccolta di informazioni sullo stato di avanzamento della messa in opera di tutti gli
aspetti della risoluzione, attività di mobilitazione, dialogo, assistenza e
cooperazione, spiega la risoluzione 1810 - 2008, adottata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu
che "chiede nuovamente a tutti gli Stati che non l'hanno ancora fatto di presentare senza
ritardi al Comitato il loro primo rapporto sulle misure che hanno preso o intendono prendere
per mettere in opera la risoluzione 1540 - 2004".
La risoluzione prevede che gli Stati debbano astenersi dall'appoggiare, sotto qualsiasi forma,
a soggetti non statali che tentino di mettere a punto, procurarsi, fabbricare, possedere,
trasportare o utilizzare armi nucleari, chimiche o biologiche o i loro vettori. Gli Stati
hanno anche l'obbligo imperativo di mettere in atto dispositivi interni di controllo per
prevenire la proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Intanto poco lontano dalla fronte caldo siriano, russi e iraniani sono di nuovo a colloquio a
Teheran sulla questione nucleare e il segretario del Consiglio supremo della sicurezza
nazionale dell'Iran, ha annunciato proposte comuni per uscire dall'impasse dei negoziati sul
nucleare con l'occidente.
Jalili ha detto all'agenzia ufficiale Irna che "questo insieme di misure include
la riduzione al massimo della minaccia nucleare, la prevenzione della proliferazione delle
armi nucleari, la promozione della cooperazione nucleare tra i Paesi ed altre questioni
internazionali. L'insieme delle misure può potenzialmente essere un soggetto di
discussione con dei Paesi influenti", questo senza naturalmente mettere in dubbio il
diritto dell'Iran ad arricchire l'uranio.
(da greenreport.it del 29 aprile 2008)
|