- Il supercombustibile nucleare sembrava l'uovo di colombo: un uranio
più "potente", caldo e di lunga durata per i reattori nucleari, quindi meno
carburante necessario e meno scorie da smaltire. Per decenni scienziati e tecnici del nucleare
hanno cercato, e stanno ancora cercando, la soluzione miracolistica per risolvere i problemi
sempre più pressanti della sicurezza delle centrali, dello smaltimento delle scorie.
Ma l'ultima "scoperta" dell'high-efficiency fuel potrebbe rivelarsi instabile in
caso di emergenza, e quindi porre grandi rischi di fuoriuscita di materiale nucleare
nell'ambiente. La tecnica potrebbe addirittura produrre più rifiuti e più
radioattivi e più difficili da stoccare in depositi sotterranei. Per aumentare
l'efficienza dei reattori nucleari gli operatori hanno progressivamente arricchito l'uranio
per aumentare la sua "burn-up rate", una misura dell'elettricità prodotta da
una determinata quantità di combustibile, espressa in gigawatt-giorni per tonnellata di
uranio (GWd/tU).
La notizia dei problemi per l'high-efficiency fuel, apparsa su diversi giornali e siti
internet specializzati americani, è una bella botta per gli Advanced gas reactors che
promettevano più efficienza, meno scorie ed altri vantaggi per i reattori raffreddati ad
acqua delle centrali nucleari statunitensi, anche come alternativa al nucleare di ultima
generazione europeo (Iter) che sta passando anche lui i suoi guai.
La sfida della realizzazione di un carburante nucleare che brucia in modo più efficiente
ed affidabile e a temperature più elevate sembra ancora tutta da giocare e gli
entusiasmi iniziali si stanno repentinamente afflosciando. Eppure, i carburanti realizzati
all'Oak Ridge National Laboratory, in cooperazione con l'Idaho National Laboratory e la
Babcock & Wilcox Company, avevano promesso buone performance per i gas reactor fuel.
In test recenti, il carburante ottenuto aveva il 9% di burn-up, che i ricercatori
consideravano "una significativa pietra miliare sulla strada del target del 16-18%".
Un più elevato burn-up permetterebbe un più efficiente uso dell'uranio e meno
scorie, rispetto al 3-4% dello standard del carburante utilizzato nelle centrali Usa.
L'esperimento era il primo degli otto finanziati nell'ambito del Department of Energy's Next
Generation Nuclear Power Plant project. "Gli elementi del carburante – spiegava una nota
dell'Oak Ridge National Laboratory – sono costituiti da migliaia di piccole sfere contenenti
uranio e rivestite con carbonio e carburo di silicio per contenere i prodotti di fissione
radioattivi. Le particelle sono compattate con uno speciale processo in fuel sticks e caricati
in forma di grafite". Il carburante utilizzato per il primo test è stato realizzato
dalla Ornl's Materials Science and Technology Division e finanziato dalla Doe's Office of
Nuclear Energy.
(da greenreport.it del 21 aprile 2008)
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