Bruxelles - La parola d'ordine è "Vendicare Icaro". Vuol
dire imbrigliare il Sole e costringerlo a darci energia per volare, per trasformare l'incubo
delle ali sciolte dall'immenso calore celeste nel sogno di un trasporto aereo che non inquina.
Possibile? Gli uomini del progetto Solar Impulse rispondono mostrando i disegni della loro
creatura, un velivolo che pare un gigantesco albatro reduce da una clamorosa cura dimagrante.
Oltre 60 metri di apertura alare, una fusoliera stretta, sei motori elettrici, alimentati da
200 metri quadrati di cellule fotovoltaiche. Una forma sghemba, quasi una caricatura
fantascientifica, tanto innovativa quanto può esserlo il futuro. Se sarà il mezzo
con cui ci sposteremo un domani è presto per dirlo, non ci giurano nemmeno gli ingegneri
che rimandano ai fratelli Wright. "Neanche loro - dicono - potevano immaginare che cosa
stava seminando il loro lungimirante talento".
L'unica certezza è che tra pochi mesi, a inizio 2009, Solar Impulse effettuerà il
primo decollo; l'obiettivo è riuscire a fare il giro del mondo entro il 2011. Sull'esile
carlinga ci saranno i loghi degli sponsor, un gruppo chimico multinazionale, una marca di
orologi svizzeri, una banca tedesca, e l'Ue. Quest'ultima ha messo il bollino a 12 stelle
proprio ieri, noncurante del fatto che il progetto ha radici svizzere, perché
"l'obiettivo è sfruttare l'energia alternativa e battere il riscaldamento globale,
questioni che non hanno confini". Oltretutto, ha detto il vicepresidente della
Commissione Ue con la delega per i Trasporti Jacques Barrot, "non c'è ancora
l'aereo del futuro". E questo, assicura, è il primo che comincia a assomigliarli.
Col sorriso sulle labbra finge di smentirlo l'uomo che dal 1999 anima il progetto. Si chiama
Bertrand Piccard e ha le sfide senza confini nel sangue. Suo nonno Auguste inventò la
cabina pressurizzata e salì con un pallone stratosferico a 16 mila metri nel 1931. Il
padre Jacques imboccò la direzione opposta e, nel 1960, portò il suo batiscafo a
11 mila metri di profondità nella fossa delle Marianne.
Erede di tutto questo, Bertrand afferma che l'anima dell'esplorazione è ora nelle sfide
climatiche. Parafrasando Magritte, spiazza chi lo ascolta. "Ceci c'est pas un
avion", sussurra. Questo non è un aereo. Non come uno di quelli che conosciamo,
almeno.
E' in costruzione in un hangar non lontano da Zurigo. Per realizzare il prototipo e passare al
veicolo finale sono stati stanziati 40 milioni. Adesso siamo nella fase dei ritocchi e
l'HB-SIA comincia ad avere un senso. Le sue ali sono ciclopiche, quasi le stesse del Boeing
747 (66,44 metri). La fusoliera monoposto, costruita in carbonio leggero, è di circa 15
metri. Peserà 1500 chili, come un aliante. Il piano prevede che l'apparecchio sia in
grado di volare 24 ore su 24 per almeno tre giorni. Le ali sono rivestite da 80 mila pannelli
fotovoltaici, che forniscono l'energia per i motori elettrici. La velocità a cui è
in grado di massimizzare l'assorbimento dell'energia solare è 45 chilometri orari,
quella effettiva di crociera dovrebbe essere doppia. Lo alimenteranno batterie al litio con
capacità di 200 wattora per chilo. Si dovrebbe arrivare a circumnavigare il globo con un
paio di scali.
Piccard spiega che, "se il XX secolo è stata l'era delle conquiste, il XXI
sarà quello delle sfide per l'ambiente. E' chiaro che dobbiamo rimetterci in
discussione", con l'obiettivo ambizioso di "un'aviazione a zero emissioni nel
2050".
(da LA STAMPA.it del 10 aprile 2008)
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