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Ultimo Aggiornamento
martedì 11 marzo 2008

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2007 ~ 2008
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Enel ed il vecchio nucleare Slovacco
di Daniele Rovai

- La Repubblica Slovacca vuole completare due nuovi reattori di tecnologia russa degli anni '70. Greenpeace ha citato in giudizio quel Governo poiché non ha avviato la necessaria procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per la realizzazione dei nuovi reattori. Ma per il governo Slovacco quella procedura non serve perché il progetto non è cambiato e le vecchie autorizzazioni del 1987 sono ancora valide. Per Greenpeace invece il progetto deve essere aggiornato per rispettare le norme di sicurezza europee e quindi ha bisogno di una nuova autorizzazione.
E tutto ruota attorno ad Enel
.

Slovenské Elektrane (S.E.) è la compagnia elettrica Slovacca che con la sua capacità produttiva di 7'000 megawatt è la seconda azienda energetica dell'europa centro-orientale e la terza per produzione elettronucleare dell'Europa allargata.
Il 27 febbraio 2008 Greenpeace ha citato in giudizio il governo Slovacco poiché per la realizzazione del terzo e quarto reattore nucleare di Mochovce non ha avviato la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), la procedura ordinaria in ambito comunitario per la costruzione di impianti nucleari. Il progetto risale agli anni '70 ed è stato imposto alla popoalazione slovacca dall'Urss, senza un dibattito democratico e senza alcuna analisi indipendente sulla sicurezza dell'impianto.
La società possiede due centrali a carbone e diverse centrali idroelettriche, ma il fiore all'occhiello sono le centrali nucleari di Mochovce e Bohunice che con 2 reattori ciascuna producono il 38% dell'energia elettrica e contribuiscono al 66% del fabbisogno elettrico del paese. Un paese che supera di quattro volte il consumo medio europeo di energia elettrica. Una produzione importante che la società voleva aumentare completando la costruzione degli ultimi due reattori a Mochovce. Costruzione che viene fermata nel 1991 per mancanza di fondi. Ma nel 2007 la società elettrica ha stanziato 2 miliardi di euro per ristrutturare gli impianti e completare la costruzione dei due reattori.
Insieme a Greenpeace c'è il Gruppo dei Verdi / ALE (Alleanza Libera Europea) al Parlamento europeo: la loro preoccupazione è che una volta che il progetto di potenziamento andasse in porto si allaccierebbe alla rete elettrica UE una serie di reattori che non rispettano le disposizioni di sicurezza occidentali.
Eppure la società ha un'industria idroelettrica importante che come produzione (37%) è oggi uguale a quella nucleare, ma copre solo il 3% del fabbisogno. La vera scelta innovativa del governo Slovacco sarebbe quindi quella di investire nell'efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili, non nel nucleare.
S.E. ha dichiarato che quei soldi serviranno, oltre che per completare i due reattori di Mochovce, anche per ristrutturare la centrale a carbone di Novaky FK2 e la costruzione di alcuni piccoli impianti idroelettrici.
Ma nei suoi comunicati Enel ha dichiarato che per finire la costruzione dei due reattori serviranno 1,9 miliardi, lasciando pochi milioni per gli altri progetti.
Il fatto eclatante è che il progetto di ampliamento è stato deciso in Italia, da Enel. La nostra società elettrica è infatti il proprietario di S.E. avendo acquistato dal governo Slovacco,nel dicembre del 2005, il 66% delle quote della società. Un'acquisto costato ben 840 milioni di euro. Un acquisto fortemente voluto dall'Enel perché, come rivela il piano di sviluppo del 2006, la S.E. è il ponte perfetto tra il mercato elettrico europeo e quello dei Balcani (repubblica Ceka, Polonia, Ungheria). L'acquisto sancisce anche il ritorno al nucleare di Enel. Un ritorno a quel nucleare che l'Enel abbandonò 21 anni fa grazie ad un referendum popolare del 1987 per il quale l'80% della popolazione italiana non voleva che Enel possedesse centrali nucleari. Un referendum che è stato disatteso.
Ma quali problemi presentano i reattori che Enel ed il governo Slovacco vogliono installare nell'impianto di Mochovce? Per Enel nessuno. Come si evidenzia dalla presentazione del progetto del 5 dicembre 2006 I VVER sono dei normali reattori ad acqua pressurizzata (PWR) del tutto simili a quegli occidentali. Come quelli hanno un sistema di raffreddamento di emergenza del nocciolo e un sistema di contenimento delle radiazioni. Inolte la filiera di questi reattori è ben rappresentata nel mondo, dice Enel, visto che delle 442 installazioni nucleari, 267 (60%) sono PWR e di questi 53 sono VVER. Un reattore "standard", quindi, presente con 40 esemplari in 10 nazioni europee. Un impianto sicuro anche per i parametri della WANO (l'Associazione Mondiale dei Costruttori Nucleari) e che nel 2004 ha avuto le migiori performances rispetto ai VVR in funzione nel mondo.
Una sicurezza espressa qualche mese prima (27 febbraio 2007) dallo stesso amministratore di Enel, Fulvio Conti, che assicurava come la società si sarebbe comunque impegnata per accelerare la raccolta di tutti i dati necessari per una valutazione dettagliata e complessiva del progetto.
Impianti sicuri, come ha ribadito a Bruxelles (6 giugno 2007) lo stesso presidente di Slovenské Elektrarne, Paolo Ruzzini, che incontrando alcuni dei principali rappresentanti istituzionali del mondo dell'energia dell'Unione Europea ha dichiarato come il completamento del sito di Mochoivce sarà effettuato adottando le linee guida indicate da autorevoli organismi internazionali, tra le quali l'associazione delle Autorità di Regolazione Nucleare dei Paesi Europei (WENRA) e l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA). Per Ruzzini i sistemi di sicurezza che saranno introdotti da Enel renderanno l'impianto del tutto comparabile a un impianto nucleare di terza generazione.
Ma per adesso nessuno studio e nessun documento è ancora stato reso noto.
Al contrario per Greenpeace e i Verdi i reattori VVER 440/V-213 così come sono progettati non sono affatto sicuri. Anzi rappresentano un serio pericolo per l'Europa e gli standard europei di sicurezza nulceare. E aggiornarli costa troppo.
Per questi motivi nel 1990 la Germania appena riunificata fece prima chiudere un reattore dello stesso tipo a Greisfwald e poi bloccò la costruzione di tre unità VVER/1000, centrali ancor più nuove di quelle che Enel dovrà completare a Mochovce. Un motivo che dodici anni dopo (2002) non fece finanziare la costruzione dei due nuovi impianti da parte della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (l'EBRD).
Anche il paragone con i reattori occidentali non è esatto. Il contenimento dalle radiazioni in caso di incidente nei reattori occidentali è garantito, oltre che dal guscio di acciaio che circonda il reattore, da un'ulteriore struttura in calcestruzzo. Una struttura che nei nuovi reattori EPR, cioè quelli di III generazione, è stata addirittura raddoppiata per sopportare l'impatto di un aereo.
Ma nei reattori VVER di Mochovce questo guscio non c'è, dice Greenpeace, ed il contenimento della radioattività è garantito solo dal fatto che i diversi compartimenti del reattore sono sigillati. Ma il sistema non è mai stato testato se non su esperimenti a scala ridotta. L'esempio eclatante è il reattore gemello costruito a Loovisa, in Finlandia, che ha una struttura di contenimento ricavata adattando un doppio guscio della Westinghouse. E questo prima dell'incidente di Three Miles Island e di Cernobyl, la dimostrazione che il progetto non è affidabile.
Inoltre seppur si possano migliorare i sistemi di controllo, quello che non può essere migliorato è la qualit&asgrave dei materiali delle strutture costruite quasi vent'anni fa.
E anche se Enel ha dichiarato che rispetterà le disposizioni europee, secondo Antonia Wenish, esperta nucleare dell'Istituto Ecologico Austriaco alla quale Greenpeace ha chiesto quali possano essere le migliorie possibili all'impianto, qualunque realizzazione sarà fatta non rispetterà gli standard moderni di sicurezza. Per la dottoressa I dati dell'Enel evidenziano come il 70% delle strutture sono già costruite e di queste il 30% riguarda le apparecchiature. Di fronte ad una costruzione quasi completata gli unici miglioramenti possibili sono la costruzione della struttura di contenimento per la protezione contro eventi esterni, terremoti piuttosto che l'impatto di un aereo o di un missile. Ma per la dottoressa non è credibile a questo punto che la struttura di protezione possa esservi inserita.
Comunque la decisione finale è di competenza dell'Autorità di Sorveglianza Nucleare Slovacca che, come rivela la dottoressa Eva Kovacechova legale rappresentante di Greenpeace nella presentazione della denuncia contro il governo Slovacco, aveva già dichiarato che i permessi di costruzione del 1987 non erano sufficienti e dovevano essere aggiornati. Per la dottoressa le possibili scelte che l'Autorità potrà fare sono soltanto due: riconsiderare le licenze originarie, ma in questo caso prima di permettere la nuova costruzione deve far fare al governo la Valutazione di Impatto Ambientale, come previsto dalla normativa e dalla giurisprudenza UE; oppure considerare ancora validi i vecchi permessi, come vorrebbe il governo, cadendo però in contraddizione con le sue stesse direttive e rischiando di vedere fermato il progetto dalla UE.
Ma la cosa incredibile è che se Enel riuscirà a completare la costruzione dei due reattori il costo sarà paragonabile a quello che si sarebbe sostenuto per costruire un EPR, cioè un reattore di nuova generazione. Infatti se ai 1,9 miliardi stanziati per realizzare i due reattori (880 MW di potenza) si aggiungono le spese sostenute sino a questo momento, l'impianto costerebbe 2'700 euro a kW circa.
Il primo EPR che si sta costruendo in Finlandia (1600 MW di potenza) ha un costo stimato oggi in circa 4 miliardi di euro (sempre che non si accumulino ulteriori ritardi nella costruzione), cioè 2'500 euro a kW

Ma c'è un'altra questione molto importante. Riguarda l'Italia e l'immagine che Enel esporta nel mondo. Un'immagine che vede una nazione usare una doppia morale nel caso del nucleare. Non in casa propria, dove non si riesce nemmeno a chiudere la vecchia stagione con le scorie ancora sparse in più di 20 siti nucleari, ma in casa d'altri.
Un'immagine fortemente negativa sopratutto per il governo che essendo il maggior azionista di Enel, con il 31,6%, è responsabile degli investimenti, delle azioni, dei comportamenti e delle scelte di Enel, come dice Monica Frassoni parlamentare europea e Presidente del gruppo VERDI/ALE. Gruppo che ha formalizzato la richiesta di intervento della Commissione europea per bloccare un progetto che appare essere il progetto nucleare più rischioso nell'intera Unione Europea. Un rischio che non sembra però preoccupare Enel che nei suoi piani di investimento prevede di richiedere alla UE una proroga alla chiusura dell'impianto di almeno 10 anni. Quindi 2040 invece che 2030.
Tra qualche mese ci saranno le elezioni politiche. Da una parte la PDL ha già detto che il nucleare sarà al centro del loro piano energetico, dall'altra il PD parla di sfruttamento delle energie rinnovabili, escludendo una rinascita nucleare italiana. In mezzo c'è l'Enel che ormai ha più di un piede nel nucleare visto che è anche dentro il progetto di costruzione del nuovo reattore francese EPR. Un'accordo che la vede partecipare con una quota del 12,5% (costata 370 milioni di euro) ed un opzione per i successivi cinque che le permetterà, dicono i dirigenti, di acqusire il "prezioso" know how e l'accesso alla capacità nucleare francese.
L'unica cosa certa è che l'investimento nel settore nucleare di Enel e del suo maggior azionista, lo stato italiano, peserà molto sulla politica energetica del paese sia che governi il centrosinistra che il centrodestra.


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