Meinz - In Italia si discute a ondate intermittenti sul futuro
energetico del paese, insinuando in maniera ogni volta più esplicita la
possibilità di riaprire le centrali nucleari come unica soluzione. Mentre noi
facciamo questo, la vicina Germania pianifica di chiudere tutte le sue centrali a
partire dal 2020.
Data anticipata rispetto alle previsioni del governo tedesco, anche grazie alla
pressione esercitata dalle ancora forti influenze ambientaliste e da alune evidenze
scientifiche.
Uno studio fra i tanti - perché tra i più recenti - merita di essere
citato, tanto per mettere la pulce nell'orecchio per la prossima volta in cui sentirete
dire che il nucleare serve e non fa poi tanto male.
La vicinanza a stabilimenti che sfruttano l'energia nucleare aumenta notevolmente il
numero di bambini che sviluppano precoci e gravissime forme di cancro.
Lo studio è tanto più importante perché non proviene dalle 'solite'
associazioni ambientaliste, nell'opinione comune portate naturalmente all'esasperazione
di certi 'dettagli'.
Stavolta si tratta di uno
studio dell'Università di Meinz,
pubblicato
ufficialmente su Pubmed (servizio della U.S. National Library of Medicine che include
oltre 17 milioni di citazioni da MEDLINE ed altre riviste scientifiche di biomedicina
con articoli che risalgono al 1950), con tutti i crismi della scientificità e, addirittura,
per alcuni ricercatori che hanno avuto modo di commentarne i risultati (se sapete il
tedesco, trovate alcuni interventi sulla
Suddeutsche Zeitung),
probabilmente
sottostimato.
I ricercatori di Meinz si sono concentrati, in particolare, sull'area attigua alla
centrale nucleare di Krummel, dove è stato rilevato un eccezionale incremento
delle leucemie, tanto infantili, quanto negli adulti.
Le analisi cariotipiche sul dna della popolazione ha rilevato un aumento considerevole
della percentuale di cromosomi dicentrici, mutazione dagli effetti piuttosto gravi,
inversamente proporzionale alla distanza dalla centrale. Alcune decine di adulti hanno
mostrato di avere cromosomi dicentrici nelle proprie cellule linfocitarie e di avere
trasmesso ai propri figli la mutazione, portando ad un aumento inconsueto nella media
nazionale della leucemia infantile.
In parole povere: più vicino al reattore, più probabilità di
sviluppare cancro e mutazioni genetiche e di trasmettere queste mutazioni ai propri
figli, insieme all'aumentata possibilità di ammalarsi di leucemia.
Lo studio è molto articolato (150 pagine liberamente accessibili) e molto
dettagliato ed è stato presentato al Ministero della salute tedesco perché
possa servire da ispirazione e riferimento nella politica nucleare del Paese.
Utile sarebbe che questo genere di studi trovassero ampia diffusione anche lì
dove questo tipo di danni, ancora, non sono presenti.
Meglio prevenire…
(dai blog di kataweb.it del 13 dicembre 2007)
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