Washington - In questi giorni tumultuosi per il futuro del
Pakistan, l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale si è interessata
principalmente ad una questione: che fine farebbero le testate nucleari - circa un
centinaio ad oggi secondo le ultime stime - in possesso del Pakistan dovesse Musharraf
cadere e il suo Paese finire in mano agli estremisti islamici? Una prima risposta
sembra essere arrivata proprio in questi giorni. Come ha riportato infatti il giornale
americano Stratfor, vicino alla community dell'intelligence USA, gli Stati
Uniti "avrebbero posto un ultimatum al dittatore pakistano Musharraf subito dopo
l'11 settembre. O il Pakistan avrebbe permesso il controllo americano delle proprie
installazioni nucleari, o gli Stati Uniti non avrebbero avuto altra scelta che
distruggere queste installazioni, possibilmente con l'aiuto dell'India". Cosa che
avrebbe lasciato, tra le altre cose, questo Paese come l'unico in possesso di testate
nucleari nella zona, un indubbio vantaggio strategico nei confronti dell'arcinemico
Pakistan.
Già il New York Times nelle scorse settimane aveva lasciato intendere che
l'Amministrazione Bush si era già mossa su questa strada spendendo circa 100
milioni di dollari per garantire la sicurezza dell'arsenale nucleare pakistano. Ma non
aveva specificato se Washington avesse o meno il controllo, anche indiretto, di questo
arsenale. Lo Stratfor va invece oltre affermando che "Musharraf, per ovvie
ragioni, aveva tutto l'interesse a coprire questa storia ed a pretendere che non fosse
mai avvenuta, e che questo interesse fosse totalmente condiviso dagli Stati Uniti. Ma
non vi è dubbio alcuno che alla fine Musharraf, anche per garantirsi il proprio
futuro politico, abbia acconsentito a questa richiesta". Queste presunte
rivelazioni escono fuori a distanza di poche settimane dalla pubblicazione di alcuni
presunti rapporti segreti del Pentagono in cui si accennava alla possibilità di
"piani di contingenza" per la messa in sicurezza dell'arsenale nucleare
pakistano in caso di assunzione del potere da parte degli estremisti islamici ad
Islamabad.
Molto interessante è stata la risposta ufficiale del Dipartimento di Stato, per
bocca del suo portavoce Sean McCormack, a questo articolo dello Stratfor. Pur
smentendo l'ipotesi che Washington avesse il controllo di queste testate nucleari,
McCormack ha aggiunto che "alla fine, la responsabilità finale è del
governo pakistano. Loro hanno affermato che l'arsenale è sicuro ed hanno
intrapreso una serie di step per assicurare che alle parole seguano i fatti". Ha
poi continuato: "Da parte nostra, non vediamo alcuna indicazione del contrario.
L'arsenale nucleare pakistano è in mani sicure. Ed ovviamente abbiamo interesse
a far sì che rimanga in mani sicure". Una smentita, dunque, che sembra
quasi una conferma di ciò che ha affermato lo Stratfor. Non tutti
però ne sono convinti. Diversi analisti politici e militari americani e
pakistani danno invece credito all'ipotesi di piani d'azione congiunti tra militari
americani e forze moderate del Pakistan, per assumere il controllo dell'arsenale
nucleare di Islamabad nel caso le cose precipitassero per Musharraf.
Dalle fonti ufficiali del Pakistan non arriva, ovviamente, alcuna conferma. Il regime
di Musharraf continua ad affermare che l'unico modo per evitare che le testate
nucleari finiscano in mani sbagliate è, per l'Occidente, quello di appoggiare il
suo regime militare. Un velato ricatto, secondo molti, tra cui la leader
dell'opposizione (filo-americana) Benazir Bhutto, che ha invocato proprio la minaccia
delle testate nucleari per tentare di convincere gli Stati Uniti ad abbandonare il
regime di Musharraf, che lei afferma essere stata la causa principale dell'aumento
dell'estremismo religioso e politico nel Paese. I militari pakistani, comunque,
tengono a precisare che l'arsenale nucleare è trattato come il "gioiello di
famiglia" e che è tenuto sotto uno stretto controllo che impedisce, a
chiunque non sia autorizzato, di averne anche solo accesso. Ma, giudicando dal vespaio
causato dalle rivelazioni dello Stratfor, si può essere sicuri che
l'ultima parola sull'argomento non sia stata ancora detta o scritta.
(da altrenotizie.org del 27 novembre 2007)
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