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Ultimo Aggiornamento
domenica 28 ottobre 2007

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Dall'Iran sì al dialogo sul nucleare
Javier Solana - Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell'UE

Roma - "Negoziare con forza", ma comunque negoziare. Sul nucleare questa è la scelta che il nuovo mediatore iraniano Said Jalili ha confermato ieri sera all'inviato europeo Javier Solana. C'è chi è pronto all'uso della "forza" (l'amministrazione Bush); c'è chi vorrebbe soltanto "negoziare" (la Ue). L'Iran invece battezza questa nuova formula, "negoziare con forza", dietro cui c'è il marchio di fabbrica di Mahmoud Ahmadinejad, che forse vorrebbe semplicemente "negoziare all'infinito".
Ieri il presidente iraniano l'ha ribadito dall'Armenia, "sul nucleare non rinunceremo a una virgola: siamo pronti a trattare, ma senza rinunciare al nostro diritto sacrosanto all'energia nucleare". Dall'altra parte del mondo gli ha risposto George Bush: il programma nucleare iraniano nasconde soltanto l'intenzione di arrivare alla bomba atomica, che grazie ai nuovi missili che Teheran sta costruendo, "sarà capace di minacciare gli Usa e l'Europa entro il 2015". "Anche per questo - dice il presidente americano - è importante installare presto in Europa lo scudo anti-missile al quale abbiamo lavorato dal 2001 con alleati come il Giappone, la Germania, l'Olanda, l'Italia e la Gran Bretagna". E ha ringraziato Roma esplicitamente. "Entro novembre ci sarà una nuova riunione, vogliamo continuare a parlare e il dialogo con la Ue può essere utile", hanno detto insieme il vecchio e il nuovo negoziatore, Alì Larijiani e Said Jalili.
Anche per Solana il summit non è stato un fallimento: l'inviato europeo non si aspettava nessuna evoluzione, se non una presa di contatto col nuovo mediatore, ma forse ha ottenuto qualcosa in più. "Il cambio di negoziatore è innanzitutto un evento interno, dicono i collaboratori del "ministro degli Esteri" della Ue.
Cristina Gallach, la portavoce di Solana, dice che il mandato dell'inviato europeo rimane lo stesso: "Bisogna capire se l'Iran ha intenzione davvero di riprendere il negoziato con la comunità internazionale, e la condizione per riprendere la trattativa è la sospensione dell'arricchimento dell'uranio". Se Solana ha accettato di vedersi con gli iraniani evidentemente spera in qualcosa, prima che alla fine di novembre l'Onu si riunisca per votare nuove sanzioni all'Iran.
Chi ha partecipato agli incontri parla di un Larijiani molto assertivo, sempre presente, per nulla "perdente" di fronte a Jalili. Anche Larijiani, moderato e sicuramente contrario alla linea estrema di Ahmadinejad, ha però spiegato con chiarezza che la questione nucleare non dipende dalla volontà di un solo negoziatore, più o meno autorevole: "La politica nucleare iraniana è consolidata, e non cambia di continuo. Anche se cambia il presidente, la politica nucleare non cambierebbe: le questioni strategiche sul nucleare vengono decise a livello di Consiglio di sicurezza nazionale, con l'approvazione della Guida suprema".
Anche per questo, di Iran torna a parlare negli Usa il "comandante supremo", George Bush: ieri ha fatto un discorso alla National Defence University, per insistere sullo scudo anti-missile. "La necessità di una difesa missilistica in Europa è reale e io credo sia urgente. L'Iran sta perseguendo la tecnologia che potrebbe essere usata per produrre armi nucleari e missili balistici di gittata sempre maggiore che potrebbero trasportarle, Teheran va fermata con la deterrenza, ma va fermata".

(da repubblica.it del 24 ottobre 2007)


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