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Ultimo Aggiornamento
sabato 19 aprile 2008

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La Spagna darà l'addio al nucleare entro il 2030
di Matteo Riccieri
Le centrali nucleari spagnole

Madrid - Nucleare addio in Spagna entro il 2030. Prima della fine della legislatura, nel marzo prossimo, il governo presenterà un calendario per la chiusura delle otto centrali nucleari che operano attualmente in Spagna, ponendo come "orizzonte strategico il 2030".

Lo ha annunciato il Ministro dell'Ambiente, Cristina Narbona che, intervenendo a Madrid al Forum Nuova Economia, ha ribadito l'impegno del governo Zapatero di mantenere la moratoria nucleare e procedere alla chiusura progressiva di tutte le centrali. L'energia nucleare "non è la più pulita, né la più economica e tanto meno la più sicura", ha affermato la Narbona, assicurando che la chiusura progressiva degli impianti "sarà compatibile con la garanzia di approvvigionamento energetico". E' quest'ultima questione a suscitare le riserve del settore elettrico, data l'impossibilità di sostituire la produzione di energia elettrica nucleare, gli oltre 7'727 MW di potenza elettrica prodotti ogni anno dalle centrali esistenti, con altre fonti energetiche alternative ai combustibili fossili, dati gli alti rischi ambientali degli impianti a carbone e gli elevati prezzi del petrolio. In ogni caso, la prima ad essere dismessa sarà la centrale di Garona, a Burgos, la più vecchia fra quelle esistenti in Spagna, in funzione da 35 anni rispetto a una vita utile media stimata, a livello mondiale, fra i 22 e i 25 anni. Le sette restanti sono: Almaraz I e Almaraz II a Caceres, in Estremadura; Asco I, Asco II e Vandellos II a Tarragona, in Catalogna; Cofrente a Valencia; Trillo a Guadalajara. Si tratta di installazioni realizzate fra il 1982 e il 1987, la cui vita utile stimata oscilla fra il 2021 e il 2026. L'annuncio della loro chiusura conferma la moratoria nucleare inserita dal leader socialista Zapatero nel programma elettorale, in controtendenza rispetto al mantenimento di questo tipo di energia, assieme ad altre fonti alternative, deciso da molti Paesi occidentali, dalla Francia agli Stati Uniti, dalla Norvegia alla Finlandia, ai Paesi Baltici, per finire alla Russia, all'India e alla Cina.

(da guide.net del 23 luglio 2007)


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