Milano - Oltre 60'000 persone – secondo gli organizzatori -
hanno partecipato sabato scorso a Milano alla "Marcia per il clima", la
giornata di mobilitazione organizzata da un vasto cartello di organizzazioni, da
Legambiente all'Arci, da Slow Food ai sindacati. La manifestazione, cominciata intorno
ai 160 stand allestiti in un festoso Corso Venezia chiuso al traffico, è
proseguita con un corteo partito da piazza San Babila.
Peccato che i media non ne abbiano parlato. Analizziamo la situazione, partendo dal
prima: la grandiosa manifestazione che vedeva Legambiente in prima fila nella macchina
organizzativa, sceglie la data già nel dicembre scorso e i messaggi sono
ripetuti più volte. Il popolo ambientalista conosceva bene l'evento, quali ne
erano i motivi ispiratori, quali gli obiettivi, anche perché altrimenti non si
spiegherebbe l'alta adesione. E del resto "prima" anche i media generalisti
ne hanno parlato a sufficienza, basti pensare alla pagina che Repubblica gli ha
dedicato proprio sabato. Quello che stupisce invece è l'assenza quasi assoluta
di resoconti, commenti, interpretazioni, critiche post manifestazione, che ricordiamo,
ha messo giù una serie di importanti obiettivi e proposte politiche.
Solo e soltanto Il Manifesto ha dedicato alla manifestazione per il clima una pagina,
qualcosa hanno scritto sulle cronache locali gli altri giornali, ma per il resto la
manifestazione è stata assolutamente snobbata nonostante i suoi 60 mila
partecipanti. Perché? Un primo indizio ce lo dà lo stesso manifesto di
domenica 8 giugno: è vero che la quarta pagina è dedicata alla
"marcia antinucleare e a temperatura ambientale", ma è vero anche che
in prima pagina la foto di copertina mostra una pattuglia festante di ragazze che
hanno partecipato al gay pride, corteo che si svolgeva in due città: a Roma e a
Milano (a poche strade di distanza da quella ambientalista) "dove decine di
migliaia "testardamente gay" - scrive in prima pagina Il Manifesto - sfilano
con allegria contro l'oscurantismo della destra al governo e le ingerenze del Vaticano
sui diritti degli omosessuali". L'articolo continua a pagina 5, nella pagina
nobile del giornale, accanto a quella ambientalista, nella pagina un po' meno nobile.
Stessa scelta fatta anche da altri giornali e telegiornali: spazio (più o meno
ampio, più o meno polemico) alle manifestazione del gaypride e luci spente sulla
manifestazione per il clima. Prima spiegazione: al di là della deontologia
professionale i giornali stanno sul mercato, e come ogni prodotto che sta sul mercato
deve vendere ai proprio lettori ciò che vogliono leggere. Ergo i media tutti
hanno valutato che ai cittadini italiani sta a cuore maggiormente la questione dei
diritti degli omosessuali rispetto alle questioni climatiche.
Seconda spiegazione: i giornalisti sono una manica di ignoranti, perché in un
momento in cui non si fa che parlare di crisi dell'alimentazione, di petrolio ai
massimi storici, di scarsità di materie prime, di rifiuti, di energia da trovare
ecc. ecc. valutano la notizia di una manifestazione nazionale per il clima non degna
di andare sul giornale o di essere citata da un tg.
Terza spiegazione: i giornalisti sono una manica di burattini che hanno obbedito a
interessi lobbystici e sono stati costretti a dare una pagina al ministro Scajola (e
due a Conti che gli faceva il controcanto) che al G8 in Giappone ha ripetuto la solita
filastrocca delle centrali nucleari che costruirà in 5 anni, e invece hanno
dovuto ignorare la marcia per il clima. Quarta spiegazione. La marcia per il clima si
è svolta pacificamente, senza incidenti, risse o sussulti, senza tentate
aggressioni di gruppi neofascisti come avvenuto al gay pride di Roma e senza blitz dei
No Vat che in serata si sono imbavagliati a San Pietro. Non c'era neppure un comico a
gridare qualche offesa, quindi non fa notizia.
Come sempre la verità risiede in una miscela di queste motivazioni, a cui
però probabilmente si aggiunge una sorta di sfiducia general generica nei
confronti del mondo dell'ambientalismo tutto dopo l'ultima disfatta elettorale: anche
se i Verdi con questa manifestazione non c'entravano nulla, anche se le sigle aderenti
sono state circa 60, anche se Legambiente è l'ultima associazione che può
essere accostata a un ambientalismo irresponsabile (ammesso che ce ne sia uno) ed anzi
spesso le critiche le sono piovute addosso per il suo lavorare a fianco delle
istituzioni cercando di orientarle a scelte sostenibili.
A proposito dell'organizzazione. Un'analisi di come è stata curata la
comunicazione dell'evento sarà obbligatoria (a partire dal comunicato stampa di
commento del corteo, una trentina di righe inviate intorno alle 17), e un po' di
autocritica non guasterà. Vero è che la marcia per il clima è stata
decisa a gennaio e il gay pride appena un paio di mesi fa, vero è che un
tentativo di dialogo con gli organizzatori della doppia manifestazione Roma-Milano si
era rilevato come un muro di gomma, ma resta il fatto che avere nello stesso giorno e
nella città due manifestazioni diverse ne limita indubbiamente il riverbero
mediatico e può ingenerare un po' di confusione, nei media come nello stesso
popolo dei cortei. "Il corteo si chiude in via Palestro - si conclude non
causalmente l'unico resoconto della manifestazione ambientalista de il Manifesto -
dove sta per partire il gay pride, molti ragazzi passano da una manifestazione
all'altra senza fermarsi, una ragazza in bikini incita: 'Andiamo, è tutta
natura'".
Ciò non toglie che dopo le lacrimucce per la fame nel mondo, dopo intere pagine
dedicate
alle analisi dell'Ipcc,
insieme alle urla per la recessione che avanza per il
prezzo del petrolio e insieme allo astrologare sull'estate che non viene e il tempo
pazzo, 60'000 persone che scendono in piazza con proposte concrete non valgono neanche
un centesimo dello spazio che si da a Scajola e a Fulvio Conti per magnificare il
ritorno al nucleare. Il tempo volge decisamente al brutto. E neanche per questa sola
estate.
(da greenreport.it del 9 giugno 2008)
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Le foto della marcia
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