GIAN PIERO GODIO, responsabile energia in Piemonte per Legambiente. Come tanti, come quasi tutti quelli che sono qui oggi ricordo questi vent'anni e sono qui oggi per dare, innanzi tutto un senso al ricordo e a quello che abbiamo fatto vent'anni fa, ma anche per dire oggi qual è il nostro impegno nei confronti delle scelte energetiche e quali sono le ragioni della nostra avversità al nucleare che abbiamo oggi come avevamo vent'anni fa. L'iniziativa di oggi è organizzata da tanti soggetti, poi chi interviene dopo di me dirà anche esattamente lo spirito con cui Legambiente e Pro Natura hanno aderito, due associazioni ambientaliste che della battaglia antinucleare nel vercellese, sono state diciamo forse le maggiori protagoniste tra le associazioni ambientaliste ed hanno aderito a questa iniziativa proprio per lo spirito di unitarietà che la contraddistingue. I promotori sono tantissimi, poi saranno letti, gli aderenti sono altrettanto moltissimi, i partecipanti in questo momento non ancora troppi, ma molte, molte, moltissime segnalazioni di adesione abbiamo ricevuto e pensiamo che, non trattandosi in definitiva di una occasione di una emergenza particolare, ma di una celebrazione, per carità magari le persone non sono invogliate ad intervenire in massa come quando invece, davanti a questa stessa centrale anni fa oppure a Saluggia solo mesi fa, di fronte a problemi concreti di scelte che ci vedevano contrari, le persone sono intervenute e sono intervenute a migliaia. Bene, io dirò che la situazione da vent'anni fa ad adesso non è che sia molto migliorata. Allora eravamo impegnati contro la scelta di fare nuove centrali nucleari e l'impegno era preciso: contrario alla scelta nucleare, non era un impegno che diceva "vogliamo il nucleare sicuro", diceva "no", la scelta del nucleare non deve essere fatta in nessuna maniera. Questo non per una qualche fede religiosa che ci animava, ma per una serie di considerazioni valide allora ed ancora valide oggi che sono, io la faccio adesso magari un pochino lunga, ma poi ci sarà il modo per tutti, soprattutto quando magari arriva un po' più di persone, di intervenire, la ragione dicevo è quella che il nucleare, al di là degli incidenti, checché se ne creda, produce materiali radioattivi a mano a mano che il suo utilizzo viene fatto anche dal punto di vista della produzione energetica. Non è che la radioattività si forma nel momento dell'incidente, la radioattività si forma minuto per minuto durante il funzionamento della centrale. Dentro alle cosiddette barre di combustibile, a mano a mano che i kilowattora di energia elettrica vengono somministrati, avvengono le fissioni nucleari e, con le fissioni nucleari, si generano i prodotti di fissione cioè la radioattività. Quando avviene un incidente, il vaso di Pandora, cioè l'elemento di combustibile che al suo interno conserva questa enorme quantità di radioattività, diciamo scoppia, si rompe e la radioattività viene proiettata all'esterno, ma la generazione di questa radioattività avviene minuto per minuto durante il funzionamento delle centrali nucleari. Ed è una quantità ingente, se si volesse fare un calcolo, è molto facile farlo in Italia, perché ci sono centrali che hanno funzionato, come quella di Caorso, hanno prodotto una certa quantità di energia e le sue barre di combustibile e sono a tutt'oggi tutte presenti sul sito. Basta fare dei conti e dire: quanta è stata la quantità di energia prodotta dalla centrale di Caorso, potremmo farla anche per Trino, ma Caorso viene meglio perché è ancora tutto lì esattamente, quanta energia ha prodotto e quante scorie radioattive si sono generate in corrispondenza di quella produzione. Facendo questo semplice calcolo si viene innanzitutto a vedere che la quantità di kilowattora prodotti corrisponde all'incirca, dalla centrale di Caorso in tutto il suo funzionamento, corrisponde all'incirca a un mese di consumi energetici del nostro Paese, dell'Italia. Quindi la più grande delle centrali ha prodotto corrente elettrica pari a un mese, 29 giorni esattamente, e questo da una misura, insomma della, tutto sommato, non onnipotenza delle centrali nucleari. In corrispondenza alla produzione di questi miliardi di kilowattora, ma che corrispondono a un mese, ripeto, di consumi del nostro Paese, si sono formati un certo numero di Bq di scorie radioattive. Uno, senza tediarvi, fa la divisione cioè divide la quantità di scorie radioattive espresse in Bq divisa i kilowattora che sono stati prodotti e viene a scoprire che, per ognuno di quei kilowattora, un kilowattora è la quantità di corrente che serve a cuocere una torta nel forno elettrico per capirci, un kilowattora, quello che costa 0,15 / 0.20 euro, una quantità piccola diciamo di corrente elettrica, ognuno di quei kilowattora ha generato dentro la centrale nucleare, all'interno di quegli elementi di combustibile una radioattività pari a 60 milioni di Bq. Allora vien da dire, ma 60 milioni di Bq è tanto o è poco. Beh, per fare un raffronto 60 milioni di Bq sono la quantità di radioattività che, nella zona di Cernobyl interdetta, intorno a dove c'è stato l'incidente, dove c'è la radioattività più alta che esista al mondo sparsa nell'ambiente circostante per un raggio di circa 30 kilometri e la contaminazione lì è di un milione di Bq per m². Abbiamo detto che un kilowattora produce 60 milioni di Bq quindi produce l'equivalente della radioattività che è sparsa su 60 m² della zona più contaminata del mondo. Bene è bene saperlo. Finché resta dentro all'elemento di combustibile va tutto relativamente bene. Se, presto o tardi, l'elemento di combustibile, si rompe si guasta per un incidente, un attentato, un evento naturale o perché intenzionalmente si decide di aprire l'elemento di combustibile per fare quello che si chiama il riprocessamento, quindi aprire tutto il vaso di Pandora e andare a scegliere tra quello che c'è dentro per vedere se c'è qualcosa di riutilizzabile, bene, in quel caso, 60 milioni di Bq che stanno lì dentro, vengono messi in luce, vengono all'aperto. Tenete conto che se compariamo gli effetti ambientali di un'altra fonte energetica per nulla ottimale, non dico quella solare che oggi, per fortuna almeno il sole ci assiste, ma il gas per esempio, se uno in casa vuole cuocere la stessa torta che richiede un kilowattora di energia elettrica con il forno a gas e tiene ben bene le finestra chiuse, si producono degli inquinanti, ma come voi sapete, alla fine della cottura della torta, non è nemmeno il caso di aprire la finestra quanto è insignificante la quantità di inquinanti prodotta dal gas per generare un kilowattora di energia. Bene se avessimo una microscopica centrale nucleare che alimenta il nostro forno noi alla fine avremo dentro casa 60 milioni di Bq e quindi avremmo un milione di Bq per ognuno dei m² della nostra casa esattamente come a Cernobyl. Allora questo fatto intrinseco del nucleare, quello di produrre questi materiali radioattivi molto pericolosi se per caso vengono all'esterno e Cernobyl è stata la testimonianza che possono venire all'esterno, proprio questa ragione ci ha detto no alla tecnologia idonea a risolvere i problemi energetici, ma non solo questo. Contemporaneamente alla produzione di questi 60 milioni di Bq per ogni kilowattora, dentro all'elemento di combustibile si forma anche un'altra sostanza interessante che è il plutonio. E il plutonio può servire a fare tante cose, si può poi decidere cosa farne, ma di certo, una volta generato resta a disposizione nei secoli e nei secoli successivi ed è lo strumento con il quale si fanno le bombe. Allora il fatto che si usi una tecnologia che da un lato genera un sacco di scorie radioattive che nessuno sa più dove mettere che se vengono all'esterno avvelenano e fanno morire il mondo intero e contemporaneamente si producono questi materiali che hanno un uso militare possibile, non certo obbligato, ma possibile è la seconda ragione, quindi il collegamento rispetto all'azione che si può fare con il nucleare in campo militare. Ci sono poi tante altre ragioni, valevano allora come valgono adesso, quella della non convenienza economica o ragioni che si basano sulla esauribilità dell'uranio che è la cosa che viene utilizzata per fare il tutto, ma sono forse ragioni minori. Le principali sono quelle che ho detto. Noi penso riteniamo utile riaffermarle oggi queste cose e poi ciascuno di noi che è intervenuto, ha aderito o ha organizzato questa manifestazione dirà il senso che vuole dare ad essa, ma la prima ragione, secondo me, è quella di riaffermare questa militarizzazione del nucleare. Riaffermare anche la nostra contrarietà alla tecnologia del riprocessamento sulla quale qualcun altro dirà qualcosa, ma che è quella strategia per cui, dopo che una centrale nucleare ha funzionato, l'elemento di combustibile, la barra di combustibile contiene al suo interno i 60 milioni di Bq per ogni kilowattora, ma anche il plutonio generato per ogni kilowattora, ogni barra ha al suo interno circa un kilo di plutonio e quindi insomma poco meno di quello che serve per fare una bomba, ognuna delle barre. In Italia se ne sono generati centinaia di kili nonostante la poca corrente prodotta. In tutto le centrali italiane hanno fatto tre mesi, hanno prodotto energia elettrica pari a tre mesi di consumi dell'Italia ed hanno prodotto alcune centinaia di kili di plutonio, l'equivalente, volendo, di una decina di bombe, volendo chiaro, non è obbligatorio, speriamo anzi che questo non avvenga mai, ma intanto questo plutonio è stato reso disponibile anche se la finalità era, speriamo che lo fosse, soltanto energetica. Allora la tecnologia del riprocessamento permette di aprire, in maniera diciamo controllata, l'elemento combustibile, per tirare fuori plutonio e farne poi quello che ognuno ritiene opportuno, tirare fuori l'uranio che c'è lì all'interno un po' più impoverito di quello che era stato messo all'inizio e separare da questi le scorie propriamente dette ed i rifiuti radioattivi propriamente detti che a quel punto stanno in forma liquida e nessuno sa più dove mettere come dimostra la situazione di Saluggia dove ha funzionato per anni un impianto di riprocessamento ed ha proprio ridotto quel centro ad essere il centro dove in Italia c'è la maggiore quantità di rifiuti radioattivi, anzi c'è quasi la totalità proprio perché lì gli elementi di combustibile sono stati aperti. Bene la nostra contrarietà al riprocessamento, la nostra contrarietà a perpetuare questa situazione. Io anzi direi che così come vent'anni fa eravamo qui ed anch'io personalmente, ma non proprio in corrispondenza di questo giorno, ma in tante manifestazioni per dire no al nucleare di qualsiasi tipo, quello sicuro, quello non sicuro e dare un segnale netto. Oggi direi, e in questo caso parlo squisitamente per Legambiente e Pro natura, il nostro impegno è essere qui per ricordare le cose che ho già detto, ma anche essere qui per dire oggi un no deciso rispetto ad una cosa che oggi sta venendo avanti e che non ci aspettavamo di dover ridiscutere, la prima è di nuovo il riprocessamento. L'Italia ha deciso recentemente non, per fortuna, di riprocessare in Italia perché gli impianti sarebbero vecchi ed obsoleti, ma di mandare i propri elementi di combustibile, prodotti dalle centrali italiane, al riprocessamento all'estero. E andranno al riprocessamento in un centro che c'è in Francia a La Hague la dove però avvengono quelle cose che noi diciamo non è proprio il caso di fare, cioè l'elemento viene sciolto e si mette a disposizione di qualcuno che verrà dopo il plutonio contenuto all'interno. Dopodiché i rifiuti radioattivi vengono restituiti all'Italia che dovrà poi trovare dove metterli e la nostra paura è anche che vengano riutilizzati gli stessi siti. Perché abbiamo questa paura e perché anche siamo qua oggi. Perché l'altra scelta sconsiderata è quella di attrezzare i siti nucleari compresa la centrale di Trino davanti alla quale siamo, di attrezzarli a fare da depositi di se stessi. La cosa è stata proposta a Saluggia con le ordinanze del generale Jean, la cosa sta andando avanti anche a Trino con decisioni della Sogin. In mancanza di una soluzione che, per la verità, soluzione ottimale è molto difficile da trovare ai problemi posti dal nucleare. Dove conservare in sicurezza i prodotti radioattivi che vengono accumulati durante il funzionamento della centrale. La soluzione non c'è. Però di certo i siti attuali, parlo di quello di Saluggia, parlo di quello davanti al quale siamo adesso e parlo di quello di Boscomarengo, quindi i siti in Piemonte sono quanto di peggio si possa immaginare rispetto anche ad un minimo concetto di sicurezza. Allora voler trasformare questi siti in depositi di se stessi, realizzando al loro interno veri e propri depositi, a Trino avverrà questo, a Saluggia addirittura provocatoriamente verranno costruiti enormi depositi, ma vistosi, vistosissimi alti decine di metri, decine e decine di metri lungi e larghi insomma con strutture importantissime e costi importantissimi che fanno pensare proprio ad una destinazione di questi stessi siti, Saluggia sapete tutti è stato un sito addirittura alluvionato, ma in ogni caso è un sito che è a pochi metri dalla Dora Baltea ed è a meno di due kilometri a monte rispetto ai pozzi dell'Acquedotto del Monferrato che è il più grande acquedotto del Piemonte. Allora andare a dire, beh insomma, in mancanza di meglio, facciamo lì i depositi, purtroppo questi depositi costruiti in mancanza di meglio devono obbligatoriamente essere fatti con i requisiti che dovrebbero avere anche i depositi definitivi diciamo e quindi significa perpetuare di fatto anche se a parole non lo si dice, perpetuare le condizioni di rischio andando a cumulare lì in maniera stabile la radioattività prodotta. Allora forse non c'è una soluzione ottimale, anzi io credo al nucleare è impossibile trovare una soluzione ottimale, ma certamente il perdurare della situazione di altissimo rischio nei siti attuali è quanto di peggio si possa fare. Allora il nostro impegno vent'anni fa qui su questa piazza era dire no senza se e senza ma per usare un'espressione venuta dopo, al nucleare, quindi non "sì però se il nucleare è fatto un meglio eccetera" oggi, con la stessa nettezza, vogliamo dire "no a trasformare i siti in depositi di se stessi", "no ai nuovi depositi nucleari" che, nel vercellese, sono all'ordine del giorno e sono in corso di autorizzazione. Con la stessa nettezza non se i depositi nucleari se sono sicuri li accettiamo, no, la nostra netta affermazione, è di contrarietà. I materiali vanno tolti da questi luoghi e vanno sistemati in qualche altro luogo che va identificato, d'altro canto questa scelta non può essere elusa e lasciarli sulle rive dei fiumi, lungo le falde dell'acquedotto più importante del Piemonte non ci sembra certo la soluzione che ci tranquillizza. L'avevamo detto vent'anni fa di questo problema delle falde, voi sapete che si è verificata la contaminazione delle falde a Saluggia, si è verificata davvero, ma non perché l'ha detto la Legambiente, neanche perché noi abbiamo fatto le corna e l'abbiamo sperato, lo temevamo perché è chiaro che, se l rischio c'è, è probabile che presto o tardi si manifesti e bene c'è stata una perdita di radioattività dall'impianto Eurex che ha raggiunto la falda ed è stata riscontrata nella falda dagli organi ufficiali di controllo, l'Arpa eccetera. Fortunatamente non si è trattato di un inquinamento diciamo mortale dal punto di vista del potenziale utilizzo delle falde. Per ora perlomeno, questo inquinamento è ancora superficiale, è già arrivato, segnalato a due, tre kilometri di distanza dal centro, però insomma, per fortuna, ma per fortuna ci continuerà ad andare bene? Per fortuna mai nessuna ha fatto un attentato terroristico in questi luoghi dove sono contenuti materiali radioattivi, perché se qualcuno fa un attentato terroristico, dappertutto succede un problema, ma se il luogo dove sono custoditi i materiali nucleari si trova sulle falde più importanti del Piemonte ed a venti metri dalla Dora Baltea, l'attentato terroristico produce conseguenze inimmaginabilmente più grandi di quelle che potrebbe produrre, purtroppo sempre, ma in un luogo un pochino più appropriato. Bene, questa è diciamo la mentalità con la quale Legambiente e Pro Natura sono presenti qui oggi. Io adesso smetto di fare questa lunga introduzione. Magari chiedo a Rossana Vallino che rappresenta qui Pro Natura e che anche lei, come me, era qui anche vent'anni fa, se vuole dire due cose in merito alle cose che lei intende dire e poi, alternandosi al microfono, tra organizzatori, promotori, aderenti e cittadini che sono qui e ciascuno può parlare liberamente, continuiamo, dicendo da parte di ciascuno lo spirito col quale vede questa giornata ed assume il proprio impegno.
ROSSANA VALLINO, rappresentante Pro Natura. Sì hai già detto tutto. [il pubblico fa una domanda] Sì risponde poi Gian Piero su questo. Io volevo solo dire, ma ha già detto tutto lui perché come al solito è un fiume in piena. Solo il fatto che stiamo giustamente ricordando una vittoria che però non è che poi in questi vent'anni si sia lavorato per risolvere veramente il problema e per delle vere alternative. Anche quelle che ci vengono prospettate, sono comunque dei pagliativi. Anche il fatto che però appunto lo ha già detto lui, che quando si celebra anche con qualche trionfalismo da parte di tante istituzioni, sindaci eccetera, che questi rifiuti radioattivi, questi elementi di combustibile scusate, vanno via, vanno via per essere riprocessati. Non è che vanno via perché spariscono. Quindi se noi non vogliamo il nucleare qui, dovremmo anche, per uno spirito di solidarietà, ma anche con uno spirito penso squisitamente ambientalista, sia anche quello di impedire, di non essere perlomeno d'accordo, non solo perché ci sono i viaggi che possono essere pericolosi, ma con quello che è avvenuto prima a Sellafield ed ora avverrà a La Hague. Nei prossimi mesi, a cominciare da dicembre, verranno portati via gli elementi di combustibile cominciando da Caorso poi ci saranno quelli di Trino, poi probabilmente Saluggia. Allora questi vanno a La Hague per essere riprocessati. Come hai già detto prima tecnicamente, la separazione fa sì che ci sia plutonio e uranio che può essere, non è detto che sia, ma può essere usato per scopi militari. Quindi questo è un discorso etico verso le popolazioni che vivono in quelle zone che vengono inquinate in modo radioattivo, etico perché comunque si producono materiali che servono per usi militari e quindi ancora una volta il nucleare civile ed il nucleare militare è legato come nella sua origine, perché non dimentichiamo che il nucleare civile è iniziato con le ricerche sul nucleare militare. Quindi anche quando ci saranno questi viaggi, vediamo, facciamo un momento di mobilitazione, perché può essere pericoloso il viaggio che attraversa tutto il Piemonte e la Francia, ma proprio anche per lo scopo per cui vanno via. Senza pensare che poi comunque i rifiuti prodotti ritorneranno in Italia e lì c'è il discorso famoso di avere poi un posto dove metterli. Comunque si dovrà lavorare tutti insieme davvero anche per un deposito nazionale il più sicuro possibile. Un'altra cosa che volevo aggiungere. Hanno ricordato comunque nel volantino che hanno distribuito prima i Comitati è anche quello che comunque sono state impedite, per il momento, che vengano costruiti nuovi depositi nucleari soltanto perché un famoso consiglio comunale a Saluggia del gennaio dell'anno scorso non ha potuto proseguire per delle contestazioni che ci sono state. A causa di questo ci sono anche delle persone che sono state rinviate a giudizio e a febbraio ci sarà questo processo. Allora io penso che anche quello non è stato, questi depositi non hanno iniziato il loro iter perché qualche istituzione ha deciso diversamente, ma solo perché in quel momento il comune di Saluggia non ha modificato il piano regolatore, come stava per fare, in modo da permettere quella costruzione. Ecco quindi non perché c'è stata una decisione del "no a nuovi depositi". Ultima cosa: abbiamo portato oggi qua e dovrebbe arrivare tra poco
è già arrivato, bene è già arrivato, un consigliere provinciale per l'autentica delle firme. Abbiamo portato i moduli per la raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che è "per un futuro senza atomiche". Cioè per chiedere che tutto il territorio nazionale sia senza armi atomiche. Abbiamo alcune zone interessate, nel bresciano ed anche alcuni porti, ricordiamo dalla Maddalena in Sardegna ad altri che sono interessati da armi nucleari. Sono due articoli, li leggo perché è più semplice e sono molto brevi: "Il territorio della Repubblica italiana, ivi compresi lo spazio aereo ed il sottosuolo e le acque territoriali è ufficialmente dichiarato zona libera da armi nucleari. Il transito ed il deposito anche temporaneo di armi nucleari e di parti di armi nucleari non è ammesso in nessuna circostanza sul territorio della Repubblica così come individuato nel comma 1. Il Governo provvede ad adottare tutte le misure necessarie, sia a livello nazionale che internazionale per assicurare la piena applicazione del presente articolo entro e non oltre il termine di 60 giorni" eccetera, eccetera, quindi una cosa molto semplice e molto chiara. Allora noi pensiamo proprio anche per quello che ho accennato prima: questo legame comunque tra nucleare militare e civile, che sia anche coerente se oggi qualcuno vuole approfittare di questa occasione, mettere la propria firma che verrà autenticata dal consigliere provinciale Angelone che magari se viene qua possiamo organizzarci per uno spazio dove appoggiarci per ricevere le firme. Febbricitante, ma c'è.
GIAN PIERO GODIO. Grazie. La firma può essere apposta da chicchessia anche se non residente qui perché la potestà del consigliere provinciale è di autenticare tutte le persone che stanno sul suo territorio. Si tratta solo di trovare un posto dove appoggiarsi. C'è stata nel frattempo una domanda breve e cioè "cosa rispondiamo a quelli che ci dicono che c'è un nuovo tipo di nucleare più sicuro", rispondiamo che non si possono fare delle fantasie. Anch'io dico se la mia auto andasse ad acqua sarebbe un'auto perfetta, ma la mia auto non va ad acqua e purtroppo il nucleare le scorie le continua a produrre ed il problema principale è proprio quello: la produzione delle scorie e la loro non eliminabilità. Quando ci sono delle trovate del tipo di quelle che vengono pubblicate sui giornali che dicono: abbiamo trovato un modo per fare sparire le scorie, normalmente è una modalità che permette di farle sparire a costi energetici e di complicatezza e di rischio enormi. Perché se una tecnologia deve funzionare per produrre energia, io devo essere ben certo che, per far sparire i suoi sottoprodotti, io non debba destinare più tante energie di quella che la centrale stessa produce. Quindi non c'è nessuna proposta scientifica che abbia superato questo ostacolo. Se parliamo come fossimo in un film e dicessimo: se il nucleare non avesse il pericolo che può scoppiare mentre è in funzione la centrale, se il nucleare non avesse le scorie che durano 10'000, 100'000 anni prima di sparire, se fossimo sicuri che tutti quelli che trovano queste scorie e questo plutonio ne faranno un buon uso e non faranno mai le guerre, se fossimo sicuri che tutti quelli che lavorano in queste centrali, io ci ho anche lavorato, fossero persone per bene e non gli venisse nessun ghiribizzo magari perché qualcuno gli ha fatto un dispetto, di fare un atto inconsulto o semplicemente di non ubriacarsi mai, allora se tutte queste cose fossero vere, certo il problema è che non sono vere quelle cose, se non fossero possibili errori umani, no ci sono stati a Cernobyl, ci possono essere dentro la centrale, li avrei potuti fare io quando lavoravo dentro un centro nucleare. Allora proprio perché la situazione reale è quella non c'è proprio la possibilità di credere invece nelle favole. Però poi magari continuiamo il dibattito, io direi nell'attesa che arrivi l'elenco completo veramente smisurato degli aderenti e degli organizzatori che ha una persona di noi che però non è ancora arrivata, si è persa nelle risaie, io pregherei alcune persone che poi magari devono anche per impegni istituzionali andare via, di volere intervenire. In particolare l'Assessore regionale De Ruggiero, che adesso però sta parlando e non mi sente, o qualche consigliere regionale che viene da lontano. Noi abbiamo qui presente anche Massimo Serafini che è venuto da Roma. Massimo Serafini che rappresenta un po' diciamo l'insieme dei soggetti a partire anche da Legambiente perché lui è l'esponente in questo momento presente qui di livello più alto di Legambiente, ma volevamo aspettare un attimo perché sarebbe bene forse avere prima un intervento più locale. Chiedo all'Assessore De Ruggiero, se mi sente, se vuole magari fare adesso il suo intervento e lo ringraziamo, dopodiché alternando un po' figure più istituzionali a figure più di movimento, magari pregherei subito dopo il gruppo di Rondissone, il Comitato Arcobaleno. Adesso lascio la parola a De Ruggiero che ben conosce i problemi.
NICOLA DE RUGGIERO, Assessore all'Ambiente della regione Piemonte. Grazie Gian Piero. Pro tempore ognuno di noi svolge le funzioni per le quali è chiamato. In questo momento ho l'onore di avere una funzione più istituzionale, in altri momenti si hanno altre funzioni. A me pare importante dire per la verità, che anche la manifestazione di Roma, la manifestazione che si tiene oggi pomeriggio a piazza Farnese. E' una manifestazione per il sì perché io credo davvero che in questo momento siamo un po', come dire, schiacciati nell'immaginario collettivo sul "sapete solo dire no", "sapete solo dire no al nucleare" in questo caso. Per la verità anche questa manifestazione è per il sì nel senso che noi stiamo dicendo sì a questo sole che ci sta in questo momento, che stiamo sprecando in questo momento e stiamo dicendo no al nucleare per come la storia del nucleare e per come si prospetta il futuro del nucleare. Trovo davvero incredibile che ieri, vi racconto solo questa, ieri sera ero ad una trasmissione al GRP, una televisione locale ed era tutta impostata sull'idea che ci fosse stato un fenomeno di isteria collettiva vent'anni fa, vale a dire vent'anni fa il popolo un po' pecorone, nell'idea generale, visto che c'era stato un incidente in una delle tante centrali nucleari, preso da questa isteria aveva votato no al nucleare in Italia. Solo in Italia. La seconda domanda era: quanto ci costa questo dato del referendum di vent'anni fa. Quando invece quello di cui dobbiamo parlare oggi è il fatto che abbiamo una prateria di soluzioni del problema dell'energia legata al risparmio. Questa parola del risparmio è la parola chiave, è la parola prioritaria in tutti i settori ambientali. Credo che sia anche una parola che, in teoria, dovrebbe mettere d'accordo un po' tutti perché non c'è dubbio che l'uso attento delle risorse non infinite dovrebbe essere una parola che unisce tutti. Voglio solo sottolineare che in questo anno sono cambiate tante cose nell'attenzione all'ambiente. Quando diciamo risparmio, diciamo quello che sostanzialmente anche il Papa ha detto ai giovani quest'estate. Vale a dire ha detto: "le risorse non sono infinite, le risorse sono un bene, lui poi ne fa un altro discorso più generale che io non devo fare, ma sono un bene che l'umanità deve trattare con molto rispetto. Allora noi abbiamo una prateria nella soluzione del problema dell'energia come per i rifiuti per altro e come per l'acqua per altro, abbiamo una prateria che si chiama risparmio, abbiamo una prateria che si chiama risorse rinnovabili e pulite e io vorrei solo ricordare che, questo è il compito istituzionale che ho in questo momento, che il consiglio regionale ha approvato una legge sulla certificazione energetica che dice che le nuove abitazioni che si faranno in Piemonte devono avere delle caratteristiche di attenzione al risparmio energetico e delle caratteristiche di uso di energie pulite e che tutte le nostre abitazioni avranno infatti una, come dire, patente di qualità da un punto di vista della certificazione energetica. Questo sta creando oggi una situazione, devo dire, di grande attenzione sulla produzione di energia ad esempio solare, solare termico e solare fotovoltaico. Per cui noi certamente oggi abbiamo in Piemonte delle percentuali irrisorie ovviamente di produzione di energia che appartiene al fotovoltaico, ma tutti i segnali che abbiamo sono segnali di una esplosione di questa potenzialità e si tratterà di gestirla bene, si tratterà di gestirla da un punto di vista tecnico bene, da un punto di vista impiantistico bene, ma ci sono tutte le condizioni. E' abbastanza incredibile che si cerchi di mettere sotto silenzio il fatto che oggi esiste una rivoluzione in atto che io definisco la rivoluzione, come dire, del doppio interruttore, vale a dire esiste una rivoluzione in atto nel nostro rapporto con i produttori di energia. Fino a poco tempo fa, ma ovviamente tutta la nostra esperienza, io ho 54 anni, tutta la nostra esperienza era quella di essere allacciati ad un produttore di energia a cui pagavamo la bolletta alla fine. Oggi questa è una vera rivoluzione, nel senso che è possibile produrre e cedere energia al distributore. Questa è assolutamente una novità rivoluzionaria. E' possibile, vale a dire, modificare i rapporti di forze ed in questo c'è tutta la democrazia del sole ed è una delle ragioni per cui diciamo no al nucleare come invece una vecchia tecnologia anche centralizzata ovviamente in mano a chi ha la possibilità di fare il nucleare, che non siamo noi personalmente ovviamente, e questa è una grandissima rivoluzione che sta cambiando i termini della questione. E allora io non vorrei essere troppo ottimista per la verità, ma ho la sensazione, da quello che è il mio parzialissimo osservatorio di assessorato regionale all'ambiente, che sia una delle poche volte, se non la prima volta che le percentuali di risparmio, le percentuali di uso di energia rinnovabili, ma rinnovabili addirittura a partire dalla nostra casa, ecco perché insisto più sul solare che sull'eolico che invece è una questione anche quella più da ditte, da imprenditoria, stanno evidentemente cominciando a toccare qualche nervo economico, stanno evidentemente cominciando a, come dire, toccare qualche interesse economico. E' di grande importanza il fatto che lo scorso anno a Davos, diciamo quelle che noi definiremmo come dire da sessantottini, il mondo capitalistico, si è riunito per vedere come risolvere i loro problemi economici a partire dal fatto che il petrolio è una risorsa non più considerata infinita, ma è una risorsa in via di estinzione e come quindi è possibile dare un futuro alle loro aziende e al loro business. E questo è di grande significato perché io credo che davvero questo sia, per la prima volta, come dire, le tematiche e le opportunità ambientaliste sbeffeggiate devo dire dal punto di vista del sole, fino a poco tempo fa, sbeffeggiate abbondantemente fino a poco tempo fa, cominciano a toccare degli interessi. Io in questo vede questo ritorno di attenzione al nucleare. In questo vedo una delle ragioni per cui c'è ovviamente un tentativo di descrivere questa vicenda, questa storia del nucleare, questa storia del referendum di vent'anni fa come una occasione persa per l'Italia, come una ennesima Italia che rimane indietro rispetto al mondo avanzato, al mondo civilizzato, al mondo che non ha paura di produrre energia, al mondo che non ha paura di guardare avanti sulle tecnologie e quant'altro. Perché c'è oggi questa offensiva, che è una offensiva per la verità, nel piccolo e nel grande si vede chiaramente, perché io credo che davvero si stiano toccando interessi economici. Ora il referendum, devo una piccola nota ovviamente sul sito dove siamo e tra l'altro vorrei ringraziare, c'è la presenza del sindaco di Trino, Ravasenga, qui con noi, noi siamo dentro, come dire, l'eredità nucleare. Tra Trino, Saluggia, Boscomarengo, i siti nucleari di diversa tipologia, i siti nucleari piemontesi, il referendum ha detto no alla produzione di energia nucleare in Italia, purtroppo ha anche significato sostanzialmente un abbandono anche di quella che doveva essere ovviamente una manutenzione ordinaria, straordinaria o comunque la soluzione dell'eredità nucleare che per noi significa sostanzialmente scorie e impianti come in questo caso di Trino. Ora è chiaro che noi ci siamo trovati vent'anni dopo con impianti come quelli di Saluggia, in particolare perché su quello c'è oggi in tempo reale una discussione in atto, ci siamo trovati con un sostanziale, non con un sostanziale, con un vero abbandono, per cui le strutture, tipo la famosa piscina di Saluggia, che avevano ovviamente delle garanzie di capacità e di mantenimento in termini di sicurezza di un certo ordine di anni, a tanti anni di distanza, hanno mostrato tutta la loro incapacità a mantenere condizioni di sicurezza. Per cui è ovvio che noi oggi ci troviamo a gestire un'eredità che non possiamo non gestire con un grande senso di responsabilità ed anche pigliandoci appunto tutte le responsabilità del caso. Io voglio solo sottolineare che stanno andando avanti i lavori di Sogin non solo di pulizia della piscina, ma poi speriamo entro i primi mesi del 2008 anche di svuotamento totale della piscina per eliminare quella che è la fonte di rischio che Godio sottolineava prima nel suo intervento, che è la fonte di rischio per le falde oggi solamente superficiali, anche se a distanza dall'impianto, quindi di grande preoccupazione, non tanto oggi per la distribuzione di acqua potabile, ma in quanto tale, vale a dire c'è stata una fuoriuscita dall'intercapedine della piscina. Noi pensiamo che la messa in sicurezza della piscina sia un primo passo importante. Poi certo oggi le tecnologie per la soluzione delle scorie, sono tecnologie che presuppongono un trasporto ed un riprocessamento nei posti dove ciò è possibile e poi un ritorno. Io vorrei solo sottolineare il fatto che il ministro Bersani ha ripreso in mano questa questione tutta delicata e tutta complicata del ritorno poi da Sellafield, dall'Inghilterra o dalla Francia che sia, del ritorno del materiale, sì certo in qualche maniera riprocessato, ma del ritorno e quindi si porrà a tutti gli effetti il problema del dove posizionare. Io credo che sia importante il passo che ha fatto il ministro di aprire di nuovo questo tavolo e per forza deve essere un tavolo di concertazione con i livelli istituzionali più decentrati e anche di sottolineare come non si tratti solamente di trovare un unico deposito nazionale, ma quanto si tratti anche di comprendere come questo deposito può essere invece centro di ricerca, ma non per la energia nucleare, ma per le energie che vengono definite alternative. Io questa parola "alternative" non la uso mai perché oggi c'è poco di alternativo, l'alternativo da il senso dello sperimentale. Oggi c'è poco da sperimentare. Oggi è assolutamente possibile e l'imprenditoria più intelligente sta seguendo questa partita, oggi è assolutamente possibile coprire i nostri tetti, le aree di pannelli fotovoltaici. E' possibile produrre e cedere energia al distributore ed è possibile guadagnarci. Quindi l'altro punto che sempre viene opposto alle strategie ambientaliste che "voi non siete d'accordo", "non fate i conti con le tasche", "con l'economia delle singole famiglie". In questo caso invece il sole va assolutamente in sintonia anche con le bollette delle nostre singole famiglie. Quindi io credo che oggi noi diciamo un sì ad altra energia assolutamente possibile, assolutamente economicamente compatibile che dà, fra l'altro, lavoro e vorrei sottolineare, così concludo, che credo che stiamo davvero, in qualche maniera rompendo un po' le scatole ai distributori, come dire, centralizzati, al monopolio della distribuzione dell'energia. Grazie.
GIAN PIERO GODIO. Grazie assessore. Oggi siamo qui per trovare punti di unione contro la scelta nucleare. Qualche distinzione magari sulla necessità di riprocessare io però la affermerei nel senso che anche le barre di combustibile colpevolmente prodotte potrebbero essere conservate in depositi senza minimamente passare dal riprocessamento. Tre quarti delle nazioni al mondo che hanno il nucleare in funzione non fanno il riprocessamento, che viene fatto invece solo da chi vuole recuperare il plutonio. Quindi questa scelta continuiamo a dire che non è assolutamente necessaria e potrebbero essere messe nel deposito tali e quali, risparmiandosi il rischio che qualcuno riutilizzi il plutonio. E' arrivato l'amico Bongiovanni che ha l'elenco degli aderenti e degli organizzatori. Gli passo un attimo la parola così facciamo la sommatoria di chi oggi è qui insieme per dire questo no al nucleare e sì al sole e all'efficienza energetica, dopodiché Silvano del Comitato Arcobaleno di Rondissone prenderà subito la parola.
Viene letto l'elenco degli organizzatori ed aderenti della manifestazione.
GIAN PIERO GODIO. Poi ci sono i promotori, ma li leggiamo fra un po' perché se no diventa noioso. Silvano Raise del Comitato Arcobaleno di Rondissone.
SILVANO RAISE, Comitato Arcobaleno di Rondissone. Buongiorno a tutti. Noi siamo qua anche se non siamo stati invitati. Infatti se vedete non siamo nell'elenco dei promotori né nell'elenco dei firmatari. Questo elenco sono circa 80 persone, fossero qua tutte quante dovremmo essere qualcuno in più. Peccato che c'è molta gente che mette la firma e poi non mette la faccia. Noi abbiamo sempre messo la faccia, non abbiamo messo le firme, abbiamo messo le firme sulle cose che abbiamo organizzato. Ci dispiace vedere in quell'elenco molta gente che alle manifestazioni c'è stata e poi si trova di fianco a gente che mette solo le firme e poi, appunto ripeto, non ci sono quando è il momento. Noi pensiamo che la battaglia contro il nucleare, sia ancora una battaglia molto lunga, che non basta trovarsi per gli anniversari, bisogna trovarsi poi quando le cose son da fare perché un conto è trovarsi per gli anniversari, essere qua a festeggiare a raccontarci di come erano belle quelle battaglie, ma le battaglie purtroppo vanno ancora avanti, anche perché nello stesso Governo, il ministro D'Alema, il ministro Bersani, spingono per il nucleare. Un'altra cosa che ci viene in mente è vedere nell'elenco dei firmatari l'assessore De Ruggiero che ha parlato prima. Ci dispiace vederlo qua perché non capiamo la differenza che fa, cioè da un lato giustamente Godio raccontava prima della pericolosità dei depositi, del deposito Eurex e del deposito Avogadro e su questo elenco troviamo chi ha autorizzato lo spostamento delle barre dal deposito Eurex al deposito Avogadro. Allora dobbiamo capire se questi depositi sono veramente pericolosi o se c'è qualcuno che appunto firma una cosa e poi, come se niente fosse, si presenta alle manifestazioni nucleari dicendo che, in fin dei conti, il nucleare non è un problema, basta spostare le barre da un deposito che perde acqua a un deposito che è ancora più insicuro, che è andato sott'acqua, che ha preso fuoco. Quindi non capiamo qual è la capacità di presentarsi in alcune manifestazioni. Comunque noi, chiudendo la vena polemica, diciamo che rispetto alla manifestazione di Saluggia, ci sono stati, come diceva prima Rossana, alcuni problemi con l'Amministrazione uscente a Saluggia, con l'Amministrazione Barbero, perché l'Amministrazione Barbero stava per approvare una delibera per la costruzione di nuovi depositi a Saluggia. Una manifestazione di circa 800 persone ha fatto sì che questo consiglio comunale non si svolgesse per scelta del sindaco Barbero che ha sospeso il consiglio comunale e non lo ha più ripreso. Tre di queste persone che facevano parte dei comitati sono state denunciate per interruzione di servizio pubblico e subiranno un processo il 27 febbraio a Vercelli. Noi ribadiamo il fatto che nella battaglia contro il nucleare non basta mettere la firma, bisogna esserci. Per noi la prima scadenza ufficiale è quella del 27 febbraio. Nel frattempo faremo sicuramente delle assemblee di contro-informazione per spiegare come è andata quella serata lì. Noi speriamo che tutti quelli che hanno firmato questo appello, il 27 febbraio siano davanti al tribunale di Vercelli perché se no nuovamente dimostreranno che mettono fa firma e non mettono la faccia. Grazie.
GIAN PIERO GODIO. Grazie Silvano. Certamente la difesa di questi amici che erano a manifestare con noi a Saluggia dove, grazie a questo intervento collettivo, molto numeroso è stato impedito un autogol da parte del Comune che voleva approvare una variante che avrebbe permesso la realizzazione di quei depositi di cui parlavo prima che è stata fortunatamente scongiurata. Metteremo anche come associazioni la nostra faccia davanti alla questura, dove immagino sia il caso di organizzare la manifestazione. Abbiamo già rilasciato dichiarazioni che, insieme a quei tre cittadini che manifestavano nel consiglio comunale il loro dissenso durante una pausa del consiglio comunale, c'eravamo anche noi ed io ho scritto esplicitamente al magistrato e, indirettamente, al giudice, nome e cognome, eravamo lì a dire le stesse cose. Adesso, in una un po' arbitraria, ma scelte in funzione delle esigenze segnalate, Beppe Gamba che è qui con noi, è rappresentante del Kyoto Club. Sapete si dice "il nucleare ci salverà da Kyoto" ecco più che non lui chi altro può dare una risposta a questo. Grazie.
BEPPE GAMBA, rappresentante del Kyoto Club. Grazie Gian Piero. Un rapido, rapidissimo saluto ed anche la volontà di segnalare che siamo qui e che Kyoto Club che sapete è un'associazione di imprese e di enti locali e di istituzioni di ricerca, pensa e ritiene che il nucleare non sia una proposta che oggi possa essere ripresa come proposta appunto di soluzione ai problemi energetici ed ambientali che abbiamo. Ci sono molte ragioni, sono già state dette da tanti e da tutti, giustamente Gian Piero mi chiedeva: "si usa l'argomento che il nucleare è l'unica tecnologia che veramente evita la produzione di Co2, quindi se noi vogliamo raggiungere gli obbiettivi di Kyoto, dato che è così difficile per altre strade, bisogna adottare anche il nucleare". Beh intanto questi ragionamenti, come sappiamo, non fanno mai il conto con il ciclo complessivo della fonte, dalla produzione dall'estrazione allo smaltimento delle scorie di Co2 se ne produce, se non altro per produrre i materiali, le attrezzature, gli impianti e per trattare e riprocessare il combustibile. Quindi questi sono ragionamenti da porre all'interno di comparazioni effettive. Non è vero che il nucleare non è responsabile della produzione di Co2, è vero però, anzi in aggiunta, che il suo processo è un ciclo aperto. Non ha, come sappiamo, una conclusione ambientalmente ed economicamente sostenibile nel riprocessamento e smaltimento delle scorie. In più poi sappiamo che come combustibile, mi sembra che proprio il Sole 24 Ore in questi giorni, riportava delle analisi e faceva notare che dovesse veramente diventare, anche il Sole 24 Ore lo dice, dovesse diventare una tecnologia che contribuisce per una quota importante del nostro fabbisogno energetico, non durerebbe molti anni, a meno di passare poi a forme di produzione di fissione di altra natura. Quindi da quel punto di vista, è assolutamente chiaro e lo sanno credo anche quelli che propongono il nucleare, che gli obiettivi di Kyoto si raggiungono innanzitutto con il risparmio e l'efficienza e poi con la sostituzione di fonti rinnovabili. Dico questo non con la certezza che il nucleare oggi non sia quindi un rischio. Ritorna ad essere un argomento sul tavolo perché credo sono deboli ancora le politiche e le proposte e le azioni per modificare e cambiare il modello energetico e quindi un modello che sia basato, come dicevo, sul risparmio e l'efficienza, efficienza nell'industria, nei trasporti, in tutto quello che sappiamo, negli usi civili eccetera e la sostituzione di fonti rinnovabili. Nella misura in cui è debole uno, l'altro viene riproposto. Credo anch'io, come dicono alcuni, che non ci siano le condizioni anche economiche per riproporre il modello energetico basato sul nucleare. Rimane il fatto che le potenti lobby politico-industriali sono interessate invece a riproporlo con il rischio da parte nostra di dover perdere tempo, che non abbiamo più, e delle risorse della ricerca e ne abbiamo poche, su una strada che non è destinata a portare risultati. Noi abbiamo bisogno di investire, come sappiamo, nelle rinnovabili e nell'efficienza, ma anche nella ricerca di nuove tecnologie per migliorare il rendimento delle tecnologie delle rinnovabili. Il rischio è, dato che le risorse qui in Italia non sono mai troppe anzi sono sempre molto poche, ne venga distolta una parte, una quota per la ricerca del cosiddetto nucleare sicuro, di IV generazione eccetera. Ecco questo mi sembra un rischio vero contro il quale dobbiamo batterci. Provo ad interpretare il fatto che queste manifestazioni non siano così numerose col fatto che tutto sommato non c'è in giro, tra la gente, il timore vero che il nucleare debba tornare ad essere una realtà. Noi dobbiamo però spiegare a questa gente che, al di là che il nucleare sia un vero rischio di ritorno al nucleare oppure no, il problema è che porta con sé una proposta di un modello energetico che è del tutto contrastante, contraddittorio, come il petrolio per altro, con quello che noi riteniamo debba essere lo stadio per raggiungere Kyoto e quindi risparmio, riduzione, efficienza, fonti rinnovabili, ma produzione decentrata, controllo più decentrato delle fonti, dei combustibili, delle tecnologie. Ecco, al pari del petrolio, il nucleare ha questo, condivide l'ipotesi di una produzione centralizzata, di reti di distribuzione con un controllo che, anzi nel caso nucleare ancora più forzato per ragioni di sicurezza, un controllo centralizzato. Per questo motivo le imprese, gli enti locali le istituzioni che lavorano e che aderiscono a Kyoto Club, oggi sono un paio di centinaia in Italia, ritengono che non si debba più perdere tempo sul nucleare, ma si debba impegnare molto tempo, molte risorse sulle altre tecnologie. Vi ringrazio. Buona giornata. Facciamone altre.
GIAN PIERO GODIO. Prosegue la raccolta delle firme contro l'utilizzo militare del nucleare. Adesso io vi farei anche una panoramica degli interventi previsti anche invitando chi vuole intervenire a dirlo perché qui tutti i presenti e ne vedo tanti, vedo anche molti soggetti istituzionali di forze politiche che ci hanno aiutato e che, io spero, ci continueranno ad aiutare. Vedo anche gruppi di cittadini, quelli di Saluggia presenti che hanno fatto cose gloriose anche se lì la battaglia è veramente ancora lunga. Anche cittadini di Cavaglià e di Alice che stanno lottando contro le discariche, quelle non sono discariche nucleari, ma il problema è altrettanto
Io avrei previsto adesso l'intervento di Alberto Deambrogio seguito poi da Gianna De Masi, da Paola Barassi e da Massimo Serafini. Questa sarebbe la scaletta, però invito
ecco adesso vedo il consigliere Moriconi che mi guarda
magari lasciando a Serafini, se non ha problemi, la funzione di fare un intervento di una certa rilevanza anche per mettere assieme le cose
lui che più di tutti noi forse rappresenta anche perché viene, diciamo, dal livello nazionale, l'insieme di questi soggetti che oggi si oppongono al nucleare per fare cose diverse. Comunque intanto Alberto Deambrogio.
ALBERTO DEAMBROGIO, Consigliere di rifondazione comunista sinistra europea alla regione Piemonte. Grazie e buongiorno a tutte e a tutti. Gian Piero Godio prima parlava di interventi istituzionali. Io sono pro tempore consigliere regionale, ma qui oggi con voi intendo, non tanto togliermi questa giacca da consigliere regionale, ma semplicemente rivendicare, come dire, la presenza dentro questi movimenti e su questo territorio, qui a Trino come a Saluggia, come anche da altre parti dove di questo problema si è parlato, come semplice cittadino, quindi come appartenente credo come molte altre, molti altri a questi movimenti che hanno cercato anche di ricostruire un percorso di democrazia. Guardate quando si parla di nucleare e quando si parla di energia oggi, bisogna ricordare che venti anni fa un referendum ha vinto. Ha vinto semplicemente non solo perché c'è stato, come dire, un moto di ribellione ed anche in qualche modo un moto emotivo, ma perché venti anni fa delle persone hanno portato quel referendum, hanno lavorato insieme ad altri, ad altre che in qualche modo hanno anche riflettuto su che cosa significava nucleare, hanno studiato, hanno diffuso sapere. Questo ha significato anche un salto di qualità in termini democratici. A venti anni io credo che questi passi in avanti sono stati fatti e sono anche da mettere a valore, ma che questo elemento di democrazia non sempre ha tenuto. Lo dico perché negli anni scorsi, quando si è parlato di nucleare, abbiamo avuto a che fare, come dire, con una centralizzazione assoluta delle scelte. Voi ricorderete tutti, come mi ricordo io, che a capo della Sogin, una società importantissima per quanto riguarda appunto il trattamento del problema nucleare, è stato messo a capo una persona sola plenipotenziaria di derivazione militare. Quindi l'esatto opposto di un percorso democratico. Lo dico appunto perché la democrazia non è conquistata per sempre. E quando si parla di questi problemi io penso invece che la democrazia serva. Decidere oggi che cosa sarà domani dell'utilizzo dell'energia, della diversificazione delle fonti, di tutte queste cose, significa, secondo me, discutere anche di come democraticamente i cittadini possano decidere, possano discutere delle loro scelte, delle scelte energetiche che stanno davanti a loro. Questa cosa è una cosa importantissima appunto perché abbiamo visto che la tendenza può andare a volte da tutt'altra parte. La Sogin oggi non ha più un commissario straordinario, però su questi temi c'è bisogno come dire, da parte dei cittadini di rimetterci mano di provare di nuovo a discuterne. Di discutere dei problemi di cui diceva Gian Piero Godio, cioè non è possibile che in questo Paese si pensi ancora al riprocessamento per le derivazioni militari che esso ha, ma per decidere e poter discutere, per esempio, non solo di che cosa si può fare in termini di utilizzo di nuove energie, ma anche di che cosa fare degli esiti del nucleare. Questo territorio sa benissimo che cosa significa "esiti del nucleare" e però, appunto, questi esiti ancora non hanno avuto la soluzione finale. Noi come consiglieri regionali, ma anche, diciamo, come appartenenti ai movimenti, abbiamo chiesto in questi anni, a più riprese, di poter arrivare ad una soluzione finale. Da questo punto di vista, badate, la democrazia ha fatto acqua da tutte le parti. Non è possibile arrivare appunto a scegliere un sito unico nazionale, che noi continuiamo a chiedere perché senza questo non c'è la soluzione, non è possibile che ci sia un percorso per cui qualcuno arriva, punta il dito sulla cartina e dice "ecco il sito unico nazionale sarà là". I cittadini di Scanzano Ionico sanno benissimo di cosa sto parlando. Allora serve un percorso chiaro, serve un percorso trasparente che coinvolga i cittadini. Cittadini che devono essere coinvolti fino in fondo anche su un altro tema. Io su questo voglio concludere questo breve intervento. In queste settimane, in questi mesi si è parlato anche di restituzione ai territori che hanno avuto impianti nucleari tra cui Trino, restituzione in termini, diciamo così, di denaro rispetto all'insulto che il territorio ha subito. Compensazioni, compensazioni monetarie. Compensazioni monetarie che però diciamo in qualche modo devono essere, dal nostro punto di vista, noi come consiglieri regionali l'abbiamo chiesto, l'abbiamo chiesto anche alla nostra Giunta ed alla nostra Presidente, compensazioni che devono essere in qualche modo indirizzate in un certo modo. Perché se questi territori hanno avuto un insulto ambientale, i soldi, i finanziamenti che arriveranno su questi territori devono essere esattamente indirizzati per far fronte ai problemi ambientali che questi territori hanno avuto. I lavoratori, le persone che hanno subito il nucleare, hanno bisogno di avere il loro ambiente, in qualche modo, tenuto sotto controllo e migliorato. Lo dico anche perché un posto come Trino ha mille problemi ambientali, naturalmente quello nucleare, ma tutti sanno benissimo, per esempio, che la qualità dell'aria, su questo territorio, è pessima. Allora noi chiediamo appunto che questi soldi che arrivano su questo territorio, debbano servire appunto per fare prevenzione, per fare sorveglianza sanitaria, per tenere sotto controllo i cittadini ed i lavoratori, per risolvere i problemi ambientali e che non vengano dedicati per fare altro, cioè per ristrutturare magari una scuola, per ristrutturare una piazza. Tutte cose bellissime, ma da questo punto di vista, bisogna sapere che questi soldi vanno dedicati all'ambiente perché altrimenti, come dire, non vorrei che passasse un'idea, che è anche passata negli anni scorsi, che però la sinistra ha sempre chiesto che non passasse: la salute non si vende, la salute non si può monetizzare e quindi noi qui a Trino non stiamo riscuotendo una cambiale magari, diciamo, un po' in ritardo. Non vogliamo neanche che questi soldi che arrivano adesso continuino per il futuro troppo a lungo perché significa che a quel punto lì questi impianti rimarrebbero qui per molto tempo. Vogliamo che questi soldi servano per migliorare l'ambiente di tutte e di tutti. Questo è l'impegno che ci prendiamo e che ci siamo presi anche come consiglieri regionali e che speriamo anche
vedo qui anche una parlamentare, una senatrice che a livello di Finanziaria, diciamo ci possa essere una piccola modifica che non costa nulla, ma che dice che quei soldi vanno dedicati a quello.
GIAN PIERO GODIO. Non posso non dire che sono molto d'accordo con quello che ha detto il consigliere Deambrogio. Mi tocca, ma sarò rapidissimo, leggere l'elenco del comitato promotore
viene data lettura dei promotori
Io adesso però, rispetto alle segnalazioni avrei, come vi avevo detto, l'intervento di Gianna De Masi che è consigliere provinciale della provincia di Torino che io personalmente e Legambiente saluta con particolare piacere perché la provincia di Torino si trova ad avere al confine a 600 metri dal proprio territorio l'impianto nucleare di gran lunga più pericoloso d'Italia ed è assai importante che, come dire, prenda coscienza di questo fatto. Grazie Gianna.
GIANNA DE MASI, Consigliere dei verdi alla provincia di Torino. Grazie a voi per essere qui. In effetti in consiglio provinciale a Torino abbiamo sollevato la questione. Alcune problematiche io credo la quasi totalità delle problematiche ambientali, non hanno confini. L'aria, l'acqua non si fermano davanti ai muri, ai fossati o quant'altro. La nostra richiesta è stata intanto di ottenere la partecipazione, la provincia di Torino, al Tavolo di Trasparenza e su questo concetto di trasparenza volevo soffermarmi un attimo anche perché da un punto di vista più tecnico hanno già parlato e parleranno persone sicuramente più competenti, ma là dove c'è un rischio e quando si parla di nucleare è una certezza, che la gente venga esclusa da un'informazione corretta, puntuale e trasparente, bisogna assolutamente tenere, dubitare e osteggiare procedure di questo genere. Io ho un'appartenenza politica, come altri che sono qui, ma sono salita su questo palchetto con in mano la bandiera della pace perché credo che sulla questione del nucleare non si possa e non si debba glissare sui rischi o sulle certezze di conseguenze sul piano militare e sul piano delle relazioni internazionali. L'Italia purtroppo si trova già in una fase della sua storia in cui non sta rispettando il dettato costituzioanle rispetto al rifiuto della guerra come mezzo di composizione dei conflitti. Il fatto di rilanciare con forza anche la tematica nucleare non fa che aggravare questa situazione incostituzionale in cui il nostro Paese si trova. Quindi io penso che sia un dovere civico impegnarsi su questo fronte. Un dovere sicuramente anche istituzionale e, per quello che possiamo, lo stiamo facendo e lo faremo. Credo anche che sia fondamentale supportare una campagna di contro-informazione. Io trovo assolutamente fastidioso ed insopportabile il tentativo quotidiano di veicolare contenuti e messaggi se non fasulli, sicuramente parziali. Dalla economicità dell'energia nucleare, che come qualcuno ha già spiegato prescinde evidentemente dalla valutazione del ciclo completo, al fatto di paraventare dietro il progresso tecnologico la certezza della sicurezza. Noi stiamo vivendo su diverse parti del nostro territorio piemontese questi rischi da assicurazione di sicurezza che poi, in realtà, non è data al genere umano questa certezza, non c'è il controllo dell'errore umano, come non ci può essere fino in fondo controllo delle situazioni naturali che, grazie al Cielo, continuano ad essere un pochino più forti della volontà umana che chiedono e meritano rispetto e non questa sete di controllo assoluto. Peraltro spesso si mettono in campo procedure di controllo che si rivelano poi devastanti. Basti pensare alla cementificazione dei corsi dei fiumi, quali conseguenze hanno poi quando ci sono alluvioni o quant'altro. Ecco io credo che questo sia un dovere civico di ognuno di noi come cittadino, sicuramente di ognuno di noi come persona istituzionale pro tempore come si diceva, ma che è stato incaricato dai cittadini di rappresentare e di difendere i loro interessi. Primo fra tutti l'interesse è quello della difesa della salute che viaggia di pari passo con la difesa dell'ambiente e io credo che viaggi di pari passo anche con l'affermazione del diritto di vivere in un pianeta in cui non si spendano risorse, energie economiche, menti umane sul piano dei percorsi per garantire una maggior forza militare. Noi stiamo vivendo un periodo di corsa agli armamenti dove il livello è il più alto degli ultimi decenni. Parrebbe strano dirlo, ma invece è proprio così. Si stanno spendendo più risorse economiche che in tutti gli ultimi decenni rispetto al riarmo e al ripotenziamento delle dotazioni militari. L'Italia è pienamente dentro a questo processo. Anche con scelte, per tornare al punto d'inizio, poco trasparenti, perché quando si mettono nei fondi per la ricerca, i fondi per la ricerca militare, è un tentativo di ridurre la trasparenza di informazione su un argomento così delicato e così determinante per la vita nostra e dei nostri figli, "core di mamma" viene fuori, ma insomma io ai miei figli, come tutti noi penso sempre anche quando ho un microfono davanti. Quindi chiudo con l'argomento che ho utilizzato in apertura, quello del diritto alla trasparenza, all'informazione ed al controllo. Sicuramente una realtà come quella del nucleare è una delle realtà più lontane dall'affermazione dell'esercizio di questi diritti. Quindi accanto ai rischi ambientali e sanitari che sono già stati brillantemente enunciati, credo che sia importante elencare anche questo grande rischio di riduzione della democrazia, di riduzione dell'informazione, di riduzione della sicurezza e di impiego di denaro pubblico non per il bene collettivo locale e di tutto il pianeta, ma a favore di un settore così grave e preoccupante come quello militare. Grazie.
GIAN PIERO GODIO. Grazie Gianna. Comunicazione di servizio: oltre alla raccolta di firme per la legge per lì abolizione, come bene sottolineava, per l'uso del nucleare per scopo militare, almeno in Itala dove possiamo presentare la proposta, sempre in quella stessa zona che è qui davanti a me, ci sono delle cose che si possono mangiare. Devo dire che erano state previste con una certa qual abbondanza. Purtroppo una parte credo siano a pagamento, ma molto modico. Non guasterebbe, se aveste appetito, che vi accostate a questi panini che sono però fatti con prodotti coerenti ed anche molto buoni, perché altrimenti, come dire, ce li riportiamo a casa, ma il problema e che li dobbiamo pagare. Ecco insomma è un piccolo atto di militanza che vi chiediamo, proprio qua di fronte. Invito chi vuole intervenire a partire dai trinesi, vedo qui Fausto Cognasso che pregherei proprio di prendere poi adesso, appena finito questi due o tre interventi già pianificati, ma anche saluggesi ed anche, vedo anche Fernando Giarrusso che è stato a lungo uno degli animatori della raccolta di partecipazione che vediamo qua oggi. Adesso lascio la parola a Paola Barassi, consigliera regionale.
PAOLA BARASSI, Consigliera del gruppo ecologisti uniti a sinistra sinistra europea alla regione Piemonte. Grazie. Grazie a tutti voi che siete intervenuti a questa manifestazione. Come persone che hanno deciso di promuovere questa iniziativa abbiamo pensato come iniziativa sì in occasione del ventesimo anniversario del referendum sul nucleare che ha sancito l'uscita dell'Italia dal nucleare, ma proprio come momento per rilanciare su tutto il territorio una battaglia di informazione importante sulla partita nucleare. Da una parte di fronte alle sirene che sono già state ampiamente discusse questa mattina che arrivano da più parti per il rilancio del nucleare in Italia, dall'altra perché viviamo su un territorio, quello della regione Piemonte, che vede, a distanza di vent'anni dalla fuoriuscita teorica dell'Italia dal nucleare, la presenza dell'80% delle scorie nucleari presenti sul territorio italiano. Vede questa presenza nei tre siti di Saluggia, Trino e Boscomarengo che sono sul nostro territorio. Da questo punto di vista, noi come consiglieri regionali ed all'interno della Commissione Ambiente della regione e del consiglio regionale, abbiamo già assunto e pensiamo di assumere numerose iniziative. Abbiamo dotato degli ordini del giorno a seguito di una petizione di cittadini che ha raccolto oltre 5'000 firme su questo territorio, dove abbiamo ribadito il "no" della regione Piemonte al nucleare. Dove abbiamo ribadito alcune cose importanti per il territorio, ad esempio il "no" alla localizzazione dell'impianto Ignitor a Rondissone, questo è un punto importante. Abbiamo ribadito ed abbiamo chiesto al Governo l'attuazione di quanto previsto nella legge 368 del 2003, quindi la ricerca e la definizione di un sito unico in cui andare a stoccare tutte le scorie presenti sul territorio. Ma non abbiamo fatto solo questo. Personalmente, come prima firmataria, ma con tutta una serie di altri consiglieri, abbiamo depositato e messo in discussione una proposta di legge regionale sulla protezione dalle radiazioni ionizzanti. Questo perché ci sembrava importante sancire e dire in una legge alcuni principi fondamentali che sono il principio primo del coinvolgimento delle istituzioni locali e delle comunità all'interno del percorso della messa in sicurezza. Questi percorsi, lo ricordavano già prima, sono percorsi che sono sempre stati tenuti nascosti e gestiti soltanto a livello centrale. Noi pensiamo che la regione debba svolgere un ruolo importante nella definizione della messa in sicurezza dei siti con presenza di sostanze radioattive. L'altro elemento importante è proprio quello della trasparenza e della partecipazione dei cittadini al controllo ed alle scelte che si fanno. Infatti in questa direzione noi abbiamo accolto una delle proposte che venivano portate avanti dalle associazioni ambientaliste e dei territori ed abbiamo messo all'interno della nostra proposta di legge, la costituzione dell'osservatorio dei cittadini sul nucleare. Questo è un elemento importante e va in controtendenza rispetto a come è sempre stato gestito il nucleare sul nostro territorio, perché avere una partecipazione diretta dei cittadini, una conoscenza da una parte nei percorsi di messa in sicurezza, dall'altra nel controllo e nel monitoraggio sugli effetti che il nucleare può avere sulla salute dei cittadini e dei lavoratori, ci sembra una questione fondamentale importante. Questo anche per dare piena attuazione a quelle che sono le direttive europee che obbligano alla trasparenza, alla comunicazione, all'informazione ad esempio sui piani d'emergenza. Nessuno dei cittadini di Trino, dei cittadini di Saluggia ha mai avuto la possibilità di essere a conoscenza dei piani di emergenza sulle centrali di Trino e Saluggia. Questo se i piani di emergenza realmente sono stati fatti e nessuno lo sa. Quindi ci sembrava importante lavorare in questa direzione, noi stiamo lavorando, stiamo continuamente portando avanti queste tematiche. Io chiuderei qui il mio intervento molto breve proprio per dare solo alcune informazioni rispetto a quello che in regione stiamo facendo, ribadendo il fatto che noi, come consiglieri regionali che hanno aderito e che partecipano e che hanno promosso questa manifestazione, come ricordava il consigliere Deambrogio, siamo completamente interni ai movimenti che sul territorio in questi due anni e mezzo si sono mossi e alle battaglie che i comitati stanno facendo per la messa in sicurezza e per lo stoccaggio delle scorie presenti sul territorio.
GIAN PIERO GODIO. Grazie Paola che è la prima firmataria di questa legge e che noi ci auguriamo che il consiglio approvi. Massimo Serafini che direi che rappresenta tutte le anime forse di questa piazza che è molto variegata, ma almeno io gli riconosco questo ruolo, dopodiché pregherei davvero chi vuole intervenire di dirmelo perché so della presenza, però non la conosco personalmente della senatrice Cardano, senatrice? Onorevole Cardano, la quale immagino voglia intervenire e sarebbe auspicabilissimo che lo potesse fare. Io pensavo di andare avanti con gli interventi almeno fino alle 13:00 e vi preghiamo quindi di rifocillarvi con i panini e di non mollare la presenza fin quando potete, perché così diamo a tutti la possibilità di parlare e di essere ascoltati. Grazie Massimo.
MASSIMO SERAFINI. Allora, le ragioni per cui il nucleare non va bene le ha dette bene Godio, le ha dette bene chi mi ha preceduto. Credo sia giusto dire che non siamo qui per commemorare, ma nel momento in cui diciamo questa cosa dovremmo chiederci perché è necessario ancora mobilitarsi, aprire conflitti, imporre scelte e non limitarci a festeggiare la vittoria del voto referendario che chiuse questa esperienza. Perché? Quali sono gli spazi entro i quali la lobby nuclearista e la lobby del vecchio modello energetico continua ad operare. Perché hanno una loro forza? Ecco io credo che le ragioni siano due con le quali ci dobbiamo confrontare anche noi che ci opponiamo a questi mostri e che siamo portatori di un modello alternativo di energia. Però ci dobbiamo misurare con due questioni dentro le quali, dobbiamo sapere, stanno lavorando alacremente per riuscire a difendere vecchi interessi forti legati sia al nucleare sia alle fonti fossili. E questi due problemi sono, da un lato l'emergere del declino delle fonti fossili. Non ce n'è più a sufficienza per otto miliardi di consumatori quanti stiamo diventando. Badate il riemergere della guerra come fenomeno strutturale
quello che l'altra sera non so chi ha visto la trasmissione di Giuliano Ferrara sul picco del petrolio, la presa d'atto che il petrolio che c'è rimasto non basta più e quindi lo scontro sull'approvvigionamento è la causa delle guerre preventive, è la causa del sostanziale fenomeno terroristico, è appunto quello che punta rapidamente ad estendere il fenomeno Iraq. Se noi non capiamo che dentro questo, trova le sue ragioni anche il rilancio dell'opzione nucleare, anche come risposta al modello che noi portiamo rinnovabile, di risparmio e di modello distribuito. Questa io credo è la prima ragione e la seconda ragione è quella che sta a cuore agli ambientalisti e cioè che anche se ci fosse petrolio per tutti e, come risorsa infinita, la sua combustione ha provocato e stiamo già vivendo in un'alterazione della biosfera e del mutamento climatico che sta determinando un ri-disegno della vivibilità della terra. Queste io credo sono le due ragioni su cui anche la lobby nuclearista sta cercando di fare sdoganare questa fonte ed allora, se non dobbiamo commemorare, e dobbiamo ostacolare il disegno di ripristino di vecchi modelli energetici, dobbiamo anche capire che le ragioni per le quali, quando scendiamo in piazza per la pace, quando scendiamo in piazza per un diverso modello energetico, devono stare insieme nell'apertura dei nostri "sì", di che cosa vogliamo affermare. Badate una delle ragioni per cui quelle cose lì vogliono continuare, qualsiasi sia la fonte, che sia petrolio, che sia carbone, che sia gas metano, che sia uranio, una delle ragioni è che quelle robe lì fanno parte di un modello monopolista, centralizzato, in cui decidono i consigli d'amministrazione. Il modello che proponiamo noi, di raccogliere i raggi del sole, l'impeto del vento, di tutelare i nostri boschi, di mettere in moto un processo che è un modello distribuito sul territorio, in cui ognuno di noi può essere produttore ed utente nello stesso modo. Ecco la cosa che gli da fastidio. Perché gli rompiamo l'interesse della centralizzazione. Noi dobbiamo smetterla di essere quelli che guardiamo la bolletta da utenti e non sappiamo che quell'energia elettrica che abbiamo consumato da dove arriva. Se arriva dal pezzo del vicino, sappiamo che arriva dal sole. Ecco la differenza del modello energetico che noi dobbiamo portare nel conflitto e riuscire oggi a rendere evidente mentre abbiamo una classe politica che rifà una commissione d'indagine per vedere se il nucleare è tornato di moda, se c'è quello di intrinsecamente sicuro come dire "gli italiani erano emotivamente shoccati e quindi hanno sbagliato a votare". Bell'esercizio di democrazia. Bel rispetto per la qualità. No, noi siamo portatori di qualcosa che gli toglie anche questo monopolio e gli toglie questi profitti e che lancia un modello che va a pacificarsi con il clima e va soprattutto a risolvere la questione della rinnovabilità e quindi è in grado di parlare a miliardi di individui che oggi non hanno l'accesso all'energia. Questo è il primo punto. E' il primo punto di un diverso modello energetico che dobbiamo affermare è quello che è possibile campare, non come oggi con tre tonnellate equivalenti petrolio di un europeo, le otto di un americano, ma è possibile campare bene perché dei duecento milioni di tonnellate equivalenti petrolio che sono il fabbisogno nazionale degli italiani, almeno la metà sono sprechi, sono un cattivo poco intelligente uso dell'energia. Badate un investimento per organizzare l'efficienza energetica è in grado di cancellare almeno l'80% di quelle nuove centrali che vi voglio appioppare sul territorio, perché possiamo avere i servizi energetici con metà dell'energia che in realtà oggi serve per poterceli dare. Questo è il primo punto: investire nell'efficienza. E allora non basta il 55% di deduzione fiscale per comprare un elettrodomestico efficiente. Serve cominciare a ricostruire le case che siano energeticamente efficienti. Serve quindi nuovi saperi, nuovi materiali, grande ricerca, grande sviluppo industriale che si possa specchiare dentro la logica del risparmio energetico. E l'altra scelta è sviluppare veramente le fonti rinnovabili d'energia non come integrazione di un modello, ma come l'alternativa concreta. Esiste la possibilità gradualmente di arrivare al 100% rinnovabile. E allora a partire da qui per essere anche protagonisti di una scelta che ci tiene in Europa perché abbiamo un'Europa che ha deciso di affrontare e di assumere la lotta al riscaldamento globale e lo ha fatto dicendo "io ci vado da sola oltre Kyoto e dico ai miei stati membri che sono obbligati a ridurre del 20% e non del 6 le emissioni clima-alteranti". Questo è il disegno. Quindi come ne approfittano loro, ne dobbiamo approfittare noi. Le ragioni per cui da domani, non soltanto qui davanti oggi, ma in giro per l'Italia, quelli che fanno i conflitti contro gli insediamenti energetici sbagliati, costruire un movimento di massa che dia un'alternativa di modello, di fonti e soprattutto che ponga il quesito che se vogliamo garantire l'energia a tutto il mondo, dobbiamo imparare a consumare con più testa e soprattutto un po' di meno. Grazie.
GIAN PIERO GODIO. Grazie Massimo davvero per le cose che dice ed anche come le dici, veramente è appassionante. Vedo anche con piacere la presenza storica dei borgodalesi, Borgo dAle dette un grande impulso alla battaglia anti nucleare. Il cappellino giallo che si vede rappresenta il baricentro dei borgodalesi presenti in questo momento. Lascio adesso la parola all'Onorevole Anna Cardano.
ANNA CARDANO, Onorevole di rifondazione comunista sinistra europea. Grazie. Io ringrazio tutte quelle associazioni e singole persone che hanno organizzato, i partiti politici che hanno organizzato la manifestazione di oggi. Credo che ce ne sia un grande bisogno perché come su molti altri fronti collegati, l'intervento che mi ha preceduto ha già citato alcuni importanti collegamenti, come su molti altri fronti, questi sono momenti di grande e pericoloso arretramento: dai diritti civili, ai diritti economici a quelli sociali e ne è un esempio la discussione di questi ultimi giorni sul pacchetto sicurezza prima e poi sul decreto legge urgente sull'espulsione dei cittadini comunitari cosiddetti pericolosi. Quindi credo che ragionare, fare contro-informazione sia una necessità impellente per tutti e bisogna davvero rispondere molto di più a un altro tipo di pensiero rispetto a quello che oggi viene proposto. E' importantissimo agire sul terreno delle informazioni, della mobilitazione sociale. Importantissimo recuperare quegli aspetti anche del lavoro che viene fatto a livello europeo su questi temi. Già prima è stata citata tutta la questione della strategia sul clima su cui occorre rivedere le posizioni italiane in positivo naturalmente non nel senso di ritornare al nucleare, al contrario, di riprendere tutti gli altri punti che sono ancora inevasi della problematica ambientale. E credo che sia importante anche che questi movimenti si colleghino agli altri movimenti presenti a livello di Europa perché sono battaglie che vinciamo non nel singolo Paese. Quindi sono contenta di questa mobilitazione ed ho aderito con piacere alla festa. Vedo che nel nostro Parlamento i segnali di arretramento, come è già stato detto, sono davvero molti a partire dalle cose dette da Casini qualche mese fa che hanno un po' riaperto il dibattito anche alla Camera, ma che ancora prima, e per questo la mobilitazione dell'informazione della presenza sui territori è importante, ancora prima avevano cominciato alcune campagne di stampa a riportare in auge con alcuni pseudo sondaggi, la cosiddetta propensione degli italiani, la nuova propensione degli italiani ad accettare il nucleare. Ecco poi credo che proprio in questi giorni in cui tanto si parla di sicurezza, bisogna anche qui fare contro-informazione su che cosa sia la sicurezza. Perché la sicurezza è salute pubblica ed invece di questo non si sta più assolutamente parlando e tutto viene invece riportato ad una interpretazione molto particolare e molto repressiva di quello che è l'ordine pubblico. Quindi io penso che la manifestazione di oggi abbia delle valenze che sono sicuramente per dire "no" al nucleare in un momento in cui parecchi vorrebbero invece riportarlo quasi come la soluzione ai problemi del nostro sviluppo, ma sia anche per dire "sì" ad un altro modello di civiltà che invece tenga conto della possibilità di vivere in un altro modo, di modificare il nostro modello di sviluppo, di credere in un altro tipo di progresso che non sia necessariamente quello della crescita economica che depaupera l'ambiente e quindi depaupera poi noi stessi perché siamo parte dell'ambiente e che continua anche a mantenere un mondo in cui alcuni possano consumare e depauperare molto e gli altri debbano vivere sotto i livelli minimi di vita. Vi ringrazio ancora e vi invito ad estendere il più possibile tutta questa mobilitazione. Noi, dalla nostra parte, cercheremo di fare naturalmente altrettanto. Però c'è bisogno di questo sostegno coordinato e generale. Grazie.
GIAN PIERO GODIO. Grazie onorevole Cardano. Adesso nell'ordine Fausto Cognasso di Trino e subito dopo il cosigliere Moriconi, consigliere regionale. Ho visto anche comparire un altro consigliere regionale che adesso non vedo davanti, Robotti ed ovviamente se mi dice che vuole intervenire, anche tutti gli altri presenti, vedo Comella, vedo Cavallaro
Fausto Cognasso di Trino era qui vent'anni fa ed qui ancora adesso e questo è, come dire, come ci si riduce vivendo vicino ad una centrale. Ciao Fausto.
FAUSTO COGNASSO, rappresentante associazione senza sede' di Trino. In realtà io da trinese, come dire, ho sempre un po' di imbarazzo a parlare perché vent'anni fa o ventitre anni fa quando ho iniziato eravamo in tre: io, il soggetto qui a fianco che accidentalmente è anche mio fratello e ce n'era un altro che adesso però fa il sindaco da un'altra parte e non siamo tanti di più. Ecco questo è il dramma di questo territorio, in particolare di questa cittadina. Cittadina che, io ho avuto anche occasione di fare il consigliere e l'assessore in questo paese, accettò il nucleare con tre lettere scritte dall'allora sindaco al ministro dell'industria Donat Cattin, che per altro non voveva metterla qui la centrale lui diceva "voi lì avete il riso cosa andiamo a mettere una centrale" se l'avessimo ascoltato
e qualche intervento di alti prelati che dicevano siccome c'era la crisi dell'agricoltura, le braccia con trovavano lavoro, venne la centrale. E lì purtroppo ci siamo fermati perché a fianco della centrale è venuto sostanzialmente poco sia da un punto di vista imprenditoriale e conseguentemente da un punto di vista industriale. Dopo di che c'è una strana propensione di questo territorio che se vogliamo è anche un po' medioevale, ad accettare qualsiasi cosa. Se voi da qui, da Casale andate, seguendo le linee dei fiumi, verso la Dora e poi verso altri posti, troverete di tutto: dall'eternit, al nucleare appunto, alle centrali, alle discariche e la popolazione è silente, è abituata a sopportare tutto e questo è un dramma. Tant'è che, per rimanere al nucleare e non sfondare in altri campi, lì ci sono a Leri Cavour, che noi tutti conosciamo bene, un milione e mezzo di metri quadri urbanizzati e pronti all'abbisogna. Dico pronti all'abbisogna perché le discussioni che si facevano prima, i sentori e gli umori, le veline che passano e ogni tanto il politico di turno che dice "ma insomma, tutto sommato, dobbiamo pur combattere, voi ambientalisti ne avete sempre tante, ma quando abbiamo in mano uno strumento che poi ci garantisce anche ambientalmente, perché non adoperarlo?" Tant'è che consiglieri regionali qui hanno già proposto altre cose, il famoso ignitor su Leri Cavour. E, in ultima analisi, stante che questa atavica, come dire, incapacità della popolazione di ribellarsi, i politici locali fanno di tutto e di più. Tant'è che, non più tardi di una settimana fa, noi
io faccio parte di un gruppo locale che tenta di fare un minimo di opposizione esterna al consiglio comunale, senza tanta fantasia si chiama il gruppo "senza sede" perché ci ritroviamo una volta a casa mia, una volta a casa di un altro, una volta a casa di un altro ancora, perché appunto la sede non c'è
abbiamo tentato di discutere sulle compensazioni del nucleare. Bene il sig. sindaco che molto democraticamente questa mattina era qua ed io aspettavo che parlasse perché politicamente volevo togliergli il pradellino visto che lui la scorsa settimana non mi ha consesso, non a me, ma al nostro gruppo, non ha concesso la biblioteca, l'uso della biblioteca per parlare di queste compensazioni. Tant'è che siamo dovuti andare alla CGIL e di questo la ringraziamo, per discutere di compensazioni. Compensazioni che in questo territorio, si sono rifatti i conti, ma comunque dovrebbero arrivare quattro milioni a Trino più altri nove milioni e sette alla provincia e altri cinque milioni e sette a Saluggia, prima che si sapessero definitivamente le date il 30 di aprile, provincia di Vercelli e comune di Trino avevano già stabilito come adoperare su questo territorio. Addirittura si era fatta una delibera che parlava di undici milioni di euro che, a parte una questione di allargamento del ponte che c'è qui a due chilometri, di ambientale non aveva nulla. Addirittura si finanziava, si finanzia, si finanzierebbe il piano del colore del comune di Trino. E noi non riusciamo a parlarne se non nell'ambito di una ristretta sede come quella della CGIL, non ne parla assolutamente l'opposizione trinese ed altrettanto non ne parla il comune di Trino che fa le sue delibere e va forte come il treno e spiana qualsiasi cosa. Quindi la manifestazione di questa mattina, ancorché come era anche facile immaginarsi, non siamo tantissimi ed accogliendo quello che diceva il compagno ed amico, adesso mi sfugge il nome, del gruppo di Rondissone, Silvano Raise, non dev'essere, o perlomeno io non la vedo così, una manifestazione di reduci e di persone che avevano vent'anni allora e adesso ne hanno quarantacinque, hanno due figli, qualche capello grigio in più e quant'altro, ma dovrebbe essere proprio, come dire, lo spunto per ricominciare a parlare di queste cose. Ed io lancio qui molto modestamente un giudizio, visto che ci sono anche dei parlamentari, perché lo abbiamo già fatto anche con i consiglieri regionali, ma il consigliere regionale in quanto tale, per come è messa la legge, non è che abbia molte prerogative. Una delle cose che chiediamo anche agli onorevoli di questi gruppi della Sinistra, in ogni caso, e rispetto alle compensazioni, è che devono dare un vincolo ambientale a queste compensazioni, perché se no per l'appunto qui a Trino si fa il piano del colore ed allora abbiamo un bel dire che poi ci devono essere i tetti solari e quant'altro, ma se un cittadino normale per fare un tetto solare o qualsiasi altra cosa deve essere perlomeno laureato in ingegneria, produrre dei malloppi di documentazione che sono costosissimi e quant'altro, in più probabilmente i finanziamenti vengono accaparrati già da quelli che sono in grado di fare queste cose e comunque sono anche lì dei grossi gruppi, allora se invece ci fosse un vincolo di questi soldi che arrivano dal nucleare, probabilmente i ras locali, alias i podestà, alias i sindaci, non si sentirebbero in dovere di non sentire la popolazione, di non sentire i consigli comunali e di stabilire per i fatti loro che per l'appunto ci fanno i piani dei colori oppure si danno i soldi, e lì me lo dimenticavo, ad una società creata dal comune stesso il cui presidente è incidentalmente anche qui, l'onorevole locale di Forza Italia Roberto Rosso, che stabilisce che si facciano i giardini piuttosto che altre cose. Risultato della faccenda e che siamo appunto in questa condizione. Un ringraziamento dal locale a voi che siete presenti per l'appunto per quello che si diceva prima, perché la coscienza qui non salta fuori. Quell'opificio lì, nel corso degli anni non ha prodotto solo scorie, ha prodotto sindaci, ha prodotto consiglieri, ha prodotto assessori comunali, consiglieri provinciali, a Saluggia, mi pare di capire che abbia prodotto la stessa cosa ed il cittadino localmente ha delegato al fatto che ci fosse una centrale al fatto che qui finalmente succedeva qualcosa e non era l'agricoltura e tutti avrebbero lavorato. Il risultato vero è che continuiamo ad essere una landa desolata. Abbiamo delle mentalità ahimè medioevali da uomini da servitori della gleba e qui viene di tutto. Su questo io chiederei anche attenzione da parte dei consiglieri, in questo caso loro spero che continuino a farlo, attenzione rispetto alle sensazioni che noi abbiamo localmente, che il nucleare è tutt'altro che morto e qui ha voglia di mettere nuovamente radici. Grazie.
GIAN PIERO GODIO. Grazie Fausto. Adesso il consigliere Enrico Moriconi. Ci sono persone qui che mi spiace proprio che non parlino, se proprio han deciso di non parlare, vedo per esempio Vincenzo Riga, mi spiace perché abbiamo fatto gloriose cause contro le centrali e lui era l'avvocato della Legambiente, ma non solo lui insomma Giorgio Comella che a Vercelli da tempi storici, da quando i capelli ci sono venuti bianchi insieme e lì e fa, per ora, finta di niente, ma anche il gruppo dei vercellesi che fa il vin brulé, che mi piacerebbe che dicessero qualcosa, ai vercellesi storici insomma, la Paola che vedo qui davanti, ai giovani ragazzi che invece non conosco e che preghiamo di farsi vivi e di venire a dire due cose. Intanto il consigliere Enrico Moriconi.
ENRICO MORICONI, Consigliere del gruppo ecologisti uniti a sinistra sinistra europea alla regione Piemonte. Grazie. Ringrazio dell'invito. Sono tra quelli che hanno proposto questa iniziativa. Brevemente due o tre riflessioni. La prima è che noi appunto ricordiamo un referendum vinto ed io credo che però dobbiamo anche fare una riflessione su quello che sta accadendo sulla vicenda del nucleare in quanto noi, è inutile negarlo, l'Italia è stata il Paese che per prima ha detto "no" al nucleare, per molti anni è stata l'unica ad aver detto "no" al nucleare ed era stata però una reazione, diciamo così, un po' presa sull'onda di quello che era stato il famoso, terribile disastro di Cernobyl. Però a partire da quella vittoria, a partire da quell'anno, da quel movimento, io credo che in Italia, a parte gli ambientalisti, a parte i movimenti che hanno tenuto duro questo discorso, questo problema, non ci sia più stata in Italia, come molte volte succede nel nostro Paese, una riflessione complessiva sul significato del nucleare, su che cosa è il problema del nucleare. Prova ne sia che negli ultimi due anni ci sono stati altri due grossi incidenti nucleari, altre notizie ci dicono che dopo gli esperimenti sul nucleare militare a Mururoa, sono aumentate le forme di cancro in quella zona, ma noi sappiamo che il nucleare civile produce molta più radioattività che non le esplosioni nucleari. Ebbene questi eventi non sono serviti ad aumentare l'attenzione sul tema del nucleare tanto è vero che, magari è una mia impressione sbagliata, ma al di fuori degli ambienti ambientalisti e le parole che abbiamo sentito questa mattina ce lo confermano, non c'è stata una presa di posizione chiara contro questa decisione dell'Unione Europea di rilanciare l'energia nucleare. E credo che questo sia anche un po' pericoloso nel senso che noi dobbiamo metterci nell'ottica che il rilancio del nucleare, con la scusa della crisi energetica, come è stato detto, sarà di nuovo proposta. Io ricordo ancora altri due punti. Uno è che ci viene sottolineato il fatto che il rilancio del nucleare è anche legato al fatto che la privatizzazione dell'energia elettrica, spinga le multinazionali a cercare degli investimenti redditizi e mi sembra che, in questo caso, venga in aiuto uno dei problemi di questo momento, di questa società, di questa nostra politica che è un po' diciamo il discorso che aveva sviluppato Serafini, ovvero il fatto che la politica non sempre riesce a contrastare queste risorse economiche, in questo caso quello delle multinazionali dell'energia, in nome di una negazione che deve partire ed adagiarsi proprio sugli interessi invece dei cittadini. E mi sembra che in questo, come in altri esempi, la politica sia piuttosto "sottomessa" ai poteri forti economici e finanziari. E in questo senso l'altro punto è che noi non riusciamo sempre a coinvolgere, a convincere i cittadini, a spiegare ai cittadini gli effetti, ad esempio, delle scelte che si fanno. E chiudo con questo esempio. Voi sapete che a Torino si sta discutendo se fare uno, due, tre o quattro grattaceli. Allora uno può pensare "ma cosa c'entra questo grattacelo con il problema energetico". Secondo me c'entra perché come dice Luca Mercalli, i grattaceli sono delle grandi spugne energetiche, assorbono energia per riscaldarsi, assorbono energia per raffreddarsi d'estate. Ebbene nella discussione sui grattaceli sono spariti gruppi di ambientalisti che continuano a proporre il tema dell'insostenibilità ambientale dei grattaceli oltre che dei problemi del loro impatto sulla città di Torino che sarebbe comunque veramente nocivo. Ecco io credo che anche questa vicenda, come si sta svolgendo, la faccenda dei grattaceli a Torino, ci dimostra come l'attenzioni sui temi energetici non sia a quei livelli che noi vorremmo e che noi auspichiamo e, ripeto, può essere un sintomo pericoloso, perché se non c'è attenzione ai temi energetici, che come hanno detto tutti quelli che mi hanno preceduto, non c'è l'idea che noi non possiamo misurarci con il principio di avere una energia illimitatamente disponibile. Noi dobbiamo cominciare a fare i conti su come utilizzare meglio l'energia ed è stato già detto ripetutamente. Ebbene se noi non riusciamo a coniugare a far capire ai nostri concittadini che in tutte le azioni bisogna fare il collegamento tra le scelte che facciamo con le conseguenze energetiche, io temo che nel futuro sarà poi magari più difficile vincere un altro referendum sul nucleare ove qualora qualcuno si decidesse di rifarlo.
GIAN PIERO GODIO. Grazie Enrico. Adesso graditissimo anche se la conoscenza non era diretta, ma ne approfittiamo anche per farla, gli amici di Beppe Grillo di Torino e interviene per loro Daniela Marchesin.
DANIELA MARCHESIN, rappresentante degli Amici di Beppe Grillo (New Tap). Buongiorno a tutti. Io sono Marchesin degli Amici di Grillo di Torino, del New Tap. Vi sono varie New Tap in Italia perché siamo comunque numerose persone che si interessano in diverse tematiche tra cui anche il discorso del risparmio energetico e dell'impiego del nucleare a tutt'oggi di nuovo propagandato e pubblicizzato. Allora io trovo, innanzi tutto, lo dico subito scandaloso, le dichiarazioni di Pier Ferdinando Casini. Ho sentito un'intervista su una radio nella quale dichiarava che per quanto l'opinione pubblica possa essere comunque contraria, bisogna superarla, quindi un discorso totalmente anti democratico, perché l'Italia ha bisogno di un approvvigionamento energetico e quindi ha bisogno di essere produttrice di energia perché comunque il rischio è quello di rimanere a secco. Così vogliono promuovere di nuovo il ritorno del nucleare. Cosa che io trovo scandalosa, ma la cosa più scandalosa è appunto superare l'opinione pubblica. Opinione pubblica che secondo me non è sensibilizzata sufficientemente così come non è sufficientemente informata. Cioè il problema più grande è forse proprio il discorso dell'informazione. Non ci sono informazioni tali da poter giudicare se è positivo o negativo. Non si sa comunque nulla. Non viene spiegato alla gente perché "no" e perché "sì". Quindi il problema più importante è il discorso dell'informazione, cioè informare la gente sugli eventuali effetti negativi che può comportare il ripristino di centrali nucleari e l'approvvigionamento di energia sporca, perché dal mio punto di vista è sporca. Essendo comunque che le risorse alternative ci sono. C'è il sole, c'è il vento, c'è l'acqua. Potremmo tranquillamente sviluppare un sistema di energia che fosse totalmente pulita e non inquinante e comunque comporta poi degli interessi che vanno al di là dell'economia perché poi ci sono interessi politici. Noi del movimento degli Amici di Grillo del New Tap abbiamo aderito con la nostra presenza a questa manifestazione proprio perché siamo sensibilizzati a questo tema e comunque il futuro è nostro e dei nostri figli, ci teniamo all'ambiente ed alla nostra salute e quindi siamo totalmente contro all'utilizzo dell'energia nucleare. Grazie a voi.
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