-
L'ingegnere Gianni Silvetrini, direttore scientifico del Kyoto Club e della rivista QualEnergia, è uno dei maggiori esperti italiani di politiche energetiche e fonti rinnovabili. Fu consigliere di Pierluigi Bersani durante il suo ministero allo Sviluppo economico.
Cosa pensa della moratoria di un anno al piano nucleare decisa dal governo?
Era indispensabile, e toglie il governo da due imbarazzi: il primo riguarda la costruzione di nuove centrali, visto che a fine legislatura non sarebbero riusciti nemmeno a mettere la prima pietra. E, cosa più importante, la moratoria salva il governo dal referendum. Così facendo sperano di depotenziarlo, riducendone la partecipazione.
Quando Angela Merkel dice «prima usciamo dal nucleare meglio è» lo fa per assecondare i timori del popolo tedesco e riconquistare popolarità, o perché davvero non è un'utopia pensare che un grande paese industrializzato possa puntare tutto sulle rinnovabili?
La Germania già prima di Fukushima considerava il nucleare una tecnologia di transizione e aveva definito una road map delle rinnovabili che puntava al 50% della domanda elettrica soddisfatta da fonti rinnovabili entro il 2030 e almeno l'80% nel 2050, con un rapporto della commissione consultiva sull'ambiente che assicurava la possibilità tecnica ed economica di arrivare al 100% entro il 2050. Ora, dopo l'incidente giapponese, questa transizione arriverà più rapidamente. Sul fotovoltaico, invece di installare 3mila Mw all'anno ne installeranno il doppio e verrà accelerata l'installazione di parchi eolici nel Mare del Nord in modo da rinunciare prima del previsto all'energia nucleare.
Investiranno di più in ricerca sulle energie alternative?
Il problema non è tanto nelle tecnologie ma nelle reti. Il grosso sforzo nei prossimi decenni sarà riuscire a costruire reti intelligenti, le smart grid, e anche le super grid, le reti che consentono di trasportare energia dai parchi elettrici del Mare del Nord e dal deserto del Sahara. L'altro problema sono i sistemi di accumulo, quello centralizzato e quelli distribuiti nelle case. Certo, bisogna investire di più nella ricerca, anche perché il fotovoltaico è un settore esploso: la quantità installata nell'ultimo anno nel mondo è cinque volte superiore a quanto previsto da Greenpeace nel 2005. L'anno scorso la Germania ha installato 7.500 Mw di fotovoltaico che equivale all'energia prodotta da una centrale nucleare da 1000 Mw in un anno. Nei prossimi anni vedremo le evoluzioni tecnologiche di II e III generazione, in lavorazione, provenienti dagli Usa, e in parte dall'Europa e dalla Cina, con nuovi prodotti meno costosi e a rendimento maggiore.
Probabilmente anche dallo stesso Giappone...
Il Giappone era stato il primo a lanciare il fotovoltaico, 15 anni fa. Immagino che ora ci sarà una forte ripresa, anche perché hanno grosse industrie nel settore.
Ma allora perché la Confindustria italiana preme sull'atomo?
In questo momento prevale dentro Confindustria la spinta della pattuglia di industriali italiani interessati al business miliardario del nucleare. Ma cresce sicuramente anche la spinta, fino a poco fa inesistente, di tante piccole imprese interessate al fotovoltaico e all'eolico.
Secondo molti fisici per avere centrali nucleari sicure, dovrebbe cambiare la fisica del reattore, non solo i dispositivi di sicurezza. Quando si parla di IV generazione o di III avanzata, quella che il governo promette come «sicura», cosa si intende?
Nella IV generazione, i reattori dovrebbero diventare a «sicurezza intrinseca», nel senso da evitare che un errore umano porti alla fusione del nocciolo. La ricerca è in corso, però, e secondo le stime più ottimistiche non si concluderà prima del 2030, con reattori in funzione solo nel 2040. Finora sono modelli teorici, bisognerà poi testarli nella pratica. L'altro problema sono i costi in escalation negli ultimi anni: è il motivo per cui di nucleare si parla ma non si fa. Negli Usa, Bush jr ha dovuto varare una legge di incentivi per cercare investimenti sul nucleare. Con ricaschi sui costi delle bollette.
Il nucleare non è economico.
No, tanto più dopo Fukushima, per due ragioni: sarà difficile portare a termine i progetti previsti per allungare la vita alle vecchie centrali, di cui nessuno più si fida. E si dovranno rivisitare i sistemi di sicurezza delle nuove centrali: ricordiamo che gli Epr, quelli di terza generazione avanzata, hanno ricevuto una nota formale da parte dell'agenzia di sicurezza francese, finlandese e inglese per i sistemi di sicurezza ritenuti «non adeguati». Quindi, ancora una volta questa spirale di costi crescenti taglierà le gambe al nucleare.
Nuove generazioni di centrali vuol dire più plutonio, vero?
Sì, alcune prevedono l'utilizzo del Mox che è una miscela di ossidi di plutonio e uranio; altre il plutonio, che è molto delicato da trattare e anche da custodire, visto che viene utilizzato per costruire bombe atomiche.
L'Italia non ha ancora risolto il problema delle scorie delle vecchie centrali. Ieri è stato pubblicato il bando per la costruzione di un sito di stoccaggio temporaneo per i rifiuti liquidi presenti nell'impianto di Saluggia. Costo dei lavori: 135 milioni di euro.
Non c'è nessun Paese al mondo che ha un deposito per le scorie ad alta radioattività. Né la Francia, né la Germania, né gli Usa che per 15 anni hanno lavorato al deposito di Yucca Mountain, nel Nevada, e poi lo hanno abbandonato. Dopo 50 anni di nucleare, non abbiamo nemmeno cominciato a risolvere il problema delle scorie. I costi sono enormi: la Gran Bretagna, per lo smantellamento di centrali e scorie parla di 80 miliardi di euro. Una parte delle nostre scorie le abbiamo mandate in Francia; ci ritorneranno, trattate, nel 2025. Abbiamo 14 anni per capire dove le sistemeremo, e per il deposito definitivo italiano siamo totalmente in alto mare.
(da il manifesto.it del 25 marzo 2011)
Marcegaglia: «La moratoria di un anno sul piano atomico? Passata la paura, va ridotta»
Una moratoria di un anno sul piano nucleare? «No, riduciamola». La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia scopre i giochi e, come fanno notare i Verdi, dimostra che il «periodo di riflessione» del governo Berlusconi «è una bufala: un imbroglio per sabotare i referendum e truffare ancora una volta gli italiani». «Se si dovesse comprendere che il problema Giappone non c'è, la moratoria si potrebbe rimuoverla anche prima», ha affermato ieri Marcegaglia a margine di una conferenza stampa a palazzo Chigi. E ha ribadito che «da sempre la Confindustria è a favore del nucleare, ma pensiamo che sia giusto riflettere e capire che cosa sta succedendo realmente in Giappone perché le notizie non sono chiare. Chiediamo - ha aggiunto - che non si prendano decisioni su politiche energetiche sull'onda del timore». Per il Pd Ermete Realacci, «Marcegaglia, invece di difendere la vera economia del futuro, quella legata alla ricerca, all'innovazione, al risparmio energetico e alle fonti rinnovabili, insiste con un'idea vecchia e ideologica come l'attuale nucleare».
(da il manifesto.it del 25 marzo 2011)
|