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Volete un esempio di cosa accadrebbe se il giornale che state leggendo non esistesse più, grazie all'agguato del noto Tremonti? Per dirne una, non avreste modo di avere un punto di vista diverso da quello che il Forum nucleare sta spargendo su tutte le televisioni e con molte pagine di pubblicità sui giornali. Su piazza resterebbe solo l'apparente equilibrio delle domande che in quello spot si pongono, in realtà una serie di fandonie sulla sicurezza delle centrali nucleari, la loro economicità, l'assicurazione che il problema delle scorie è risolvibile. Costa 6 milioni di euro, la campagna preparata dalla megaagenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi, e all'investimento, come è noto, corrisponde la potenza del messaggio.
Vediamo: se il manifesto non esistesse più, e quindi critici dell'energia nucleare ben più esperti di me, come Gianni Mattioli o Mario Agostinelli, non sapessero più dove scrivere, voi dovreste cercare qualche spiraglio su internet, magari, oppure non vi resterebbero che i grandi quotidiani. Il Sole 24 Ore? Difficile: Confindustria, oltre che grandi imprese italiane come Ansaldo Nucleare o Enel, sono tra i soci fondatori del Forum Nucleare. Il Corriere della Sera? Macché, anche lì Confindustria ha l'ultima parola, come si vede anche dal modo in cui viene commentato quel che accade a Mirafiori... La Stampa? Beh, è la Fiat. Allora la Repubblica, giornale di opposizione? Qui è più complicato. Il giornale di De Benedetti è assai cauto sulle questioni dell'energia, perché il suo proprietario ha molto investito nel gas (come i cittadini di Aprilia che si opponevano a una centrale turbogas sanno benissimo) e in definitiva quel che il Forum Nucleare propone è che l'Italia si doti di «un mix di energia» che comprenda le fonti fossili (petrolio e gas) e perfino il solare. E poi il figlio di Carlo De Benedetti, Marco, ha tra le varie cariche quello di terminale in Europa di una cosa che si chiama Carlyle Group, sorta di super-investitore statunitense che fa capo negli Usa a George Bush padre, e che in Italia aveva scelto, come suoi rappresentanti, appunto De Benedetti jr. e Letizia Moratti, all'epoca ministro dell'istruzione e oggi «peggior sindaco nella storia di Milano» (come scrive Gianni Mura sulla Repubblica) e Chicco Testa (all'epoca presidente dell'Enel e oggi, tra molte altre cose, presidente del Forum Nucleare). Tra parentesi, si può annotare che all'epoca, oltre ad acquistare per 230 milioni una bella fetta di patrimonio immobiliare dello Stato svenduto da Tremonti, Carlyle si aggiudicò Fiat Avio (satelliti e altre cose) in associazione con Finmeccanica, azienda per così dire pubblica e uno tra i maggiori produttori di armi al mondo (e Carlyle ha fatto dei bei dollari grazie alla guerra in Iraq voluta da Bush figlio, come denunciò Mike Moore nel suo film sull'11 settembre).
Sto gridando al complotto? No, questa geografia è utile a capire chi fa cosa e perché, in rapporto con chi e in quale contesto di potere. Per esempio: tra i soci di Forum Nucleare, oltre ad esempio a Efd, azienda elettrica francese che cerca di vendere reattori all'Italia, ci sono anche i sindacati degli elettrici di Cisl e Uil: non so se anche alla corrispondente federazione della Cgil sia stata proposta l'adesione, ma è una prova del fatto che quando Susanna Camusso dice che «Cisl e Uil sono sindacati aziendalisti» non ne fa solo una questione culturale. Tra i soci («onorari») del Forum Nucleare, per altro, compaiono anche la Sapienza di Roma, le Università di Pisa, di Palermo e di altri posti, e in un'epoca in cui le università vengono private di risorse, chi è in grado di spendere facilmente 6 milioni per una campagna pubblicitaria è sicuramente ben visto dai rettori. Anche se resta la domanda: questa adesione è stata approvata in qualche sede accademica? I molti docenti contrari al nucleare ne sono informati?
La faccenda si può guardarla da un altro punto di vista (potendolo fare, cioè potendolo scrivere su un giornale come questo). Fare uno spot che, sebbene fintamente, propone i dubbi circolanti tra i cittadini, e fare un sito dove si risponde a messaggi di chi è contrario (per altro scrivendo, come fa Chicco Testa, che in Italia si producono già rifiuti in quantità ben maggiore di quel che farebbero le centrali nucleari, cioè che il più pulito ci ha la rogna), suggerisce quanto le mega-imprese ansiose di avere commesse nucleari (con i soldi pubblici) siano disperate. Il nucleare non va giù a nessuno.
(da il manifesto.it del 31 dicembre 2010)
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