|
NOTIZIE DALL'ITALIA
|
Pagina di Stampa
Segnala l'articolo
|
Ultimo Aggiornamento © lmg 2010 |
|
| Dicono che è rock, ma non è vero | |||
| di Marzio Galeotti - professore ordinario di Economia dell'ambiente e dell'energia, Università degli studi di Milano, collaboratore IEFE-Bocconi e redattore de lavoce.info | |||
-
Il nucleare è rock perché non comporta emissioni di gas-serra. Il nucleare è rock perché contribuisce a ridurre la nostra dipendenza energetica dall'estero. Il nucleare è rock perché è meno costoso e questo permette di ridurre la bolletta di famiglie e imprese. Il nucleare è rock perché è una tecnologia avanzata, richiede molti capitali e professionalità sofisticate, stimola la ricerca e la formazione avanzata. In nucleare è rock e quindi l'Italia non può non averlo. Così è stato fino a oggi il dibattito, spinto dalla propaganda governativa della cosiddetta rinascita nucleare. In realtà non è difficile trovare contrappunti in base ai quali il nucleare non è rock. Il nucleare non è l'unico a non generare emissioni, ma è certamente il solo a produrre scorie radioattive che nessuno oggi sa ancora come trattare in maniera sicura e definitiva. Quella nucleare non è l'unica tecnologia energetica che ci permette di affrancarci dalla dipendenza dall'estero per la parte relativa alla produzione di elettricità. Il nucleare consente, secondo recenti rapporti di autorevoli istituzioni, di produrre elettricità a costi inferiori rispetto ad altre fonti energetiche. Ma qui il confronto è scivoloso e sicuramente non immutabile nel tempo, dipendendo da fattori che cambiano. Muta per esempio il costo del capitale - il 5 o il 10 per cento - che è un elemento cruciale nel caso di investimenti da 4 miliardi di euro per reattore. Muta il prezzo del gas naturale o del carbone, i combustibili usati nelle tecnologie concorrenziali. Cambia infine il prezzo della CO2 associato alle emissioni delle fonti fossili. Anche con un costo del nucleare inferiore a ogni altra soluzione, ciò non significa automaticamente bollette più leggere per i consumatori. Anche senza invocare gli italici vizi, la cosa dipenderà dagli oneri - propri e impropri - che graveranno sulla bolletta stessa, dalla fiscalità e in senso lato dall'assetto regolatorio e competitivo del mercato. Data la difficile "bancabilità" di un progetto di reattore che ha una vita utile di 60 anni e un costo di 4-5 miliardi di euro, l'operatore privato necessita di garanzie statali sui prestiti, come nel caso americano. Alternativamente, si rende necessaria una qualche protezione dal mercato come l'acquisto garantito, protetto e a prezzi remunerativi stabiliti, di tutta l'elettricità prodotta. Il decreto legislativo del febbraio scorso accorda la copertura assicurativa e finanziaria dello Stato in caso di ritardi non imputabili all'operatore, il che può essere molto gravoso per le finanze pubbliche, poiché i tempi di costruzione non sono quasi mai rispettati, persino nell'efficiente Finlandia, dove il ritardo dell'impianto di Okiluoto è di 44 mesi. Figuriamoci in Italia. Viene inoltre garantita la priorità nel dispacciamento come per le fonti rinnovabili, cosa che ridurrà di molto la dimensione del mercato libero e quindi la capacità segnalatoria dei prezzi che vi si formeranno. |
|||
Torna su | |||