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Ultimo Aggiornamento
venerdì 21 dicembre 2010

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L'equidistanza è uno spot
di Giuseppe Onufrio - Direttore generale Greenpeace Italia

- Lo spot lanciato dal Forum Nucleare, con una spesa annunciata di tre milioni di euro, è un esempio di raffinata manipolazione dell'informazione. A parte il dubbio su chi pagherà alla fine i costi di questa campagna, dato che le norme in vigore per il nucleare prevedono fondi pubblici per «campagne informative» – tema sollevato da una interrogazione al Senato di Ferrante e Della Seta (Pd) – vediamo come è possibile propinare falsità sotto un apparente tono "equidistante" (con le posizioni pro e contro rappresentate su una scacchiera).

Certo si tratta di una comunicazione assai più raffinata delle trasmissioni Rai con interventi tutti a favore tranne uno. Ma vediamo come lo spot traveste da "argomento razionale" due evidenti bufale.

Prima bufala: la gestione delle scorie. Nello scambio dei pro e contro, una voce si dice preoccupata del futuro, l'altra ribatte che le scorie prodotte sono quanto «una pedina a testa». La replica è che se si sommano le teste non è poi così poco. La voce pro conclude il batti e ribatti affermando che però «si possono gestire in sicurezza». Peccato che in nessuna parte del mondo, dopo 60 anni di sviluppo tecnologico – e dopo aver ricevuto la quota maggiore degli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo energetico dei Paesi Ocse – questo miracolo sia ancora mai stato dimostrato.

Seconda bufala: la voce contro ricorda che, per fare a meno delle fonti fossili, ci sono le energie rinnovabili. La voce a favore del nucleare ribatte che tra cinquant'anni potrebbero non bastare. Qui la menzogna è duplice. In primo luogo tra cinquant'anni anche l'uranio estraibile a costi calcolabili sarà agli sgoccioli. In secondo luogo, la possibilità tecnica ed economica di uno scenario energetico totalmente basato sulle rinnovabili non è solo una fantasticheria degli ambientalisti: ci sono analisi di fonte industriale e istituzionale che lo dimostrano possibile almeno su scala europea.

Non sappiamo come si svilupperà questa ricca campagna di disinformazione pubblica. Semmai venisse rimborsata da fondi pubblici per "informare" gli italiani saremmo di fronte al paradosso previsto dalla normativa. Infatti, secondo l'ultimo sondaggio europeo sul tema dello scorso marzo (Eurobarometro) gli italiani che pensano che i rischi del nucleare sono superiori ai benefici sono 55 su cento, contro 27 che ritengono il contrario (un rapporto 2 a 1). Il paradosso è che si useranno le risorse di tutti per cercare di convincere la maggioranza dei cittadini che ha torto. Questa campagna cerca di svicolare dall'accusa di parzialità e punta sul "tono equidistante" per mascherare contenuti di parte. Lo spot è tecnicamente di qualità e la strategia che usa è di manipolazione raffinata. Vedremo che effetto avrà sugli italiani. Ma da quando il governo ha cominciato a parlare di nucleare, stando alle rilevazioni dell'Ipsos, l'opposizione è cresciuta.

Per finire, una considerazione sulle garanzie relative ai controlli di sicurezza in campo nucleare. Sembra che Enel sia un generoso finanziatore della Fondazione Veronesi. Certo, per ragioni nobilissime. Ma è pensabile che la fondazione che porta il nome del controllore sia finanziata dal controllato?

Vogliamo riportare anche l'ultima parte dell'articolo, un post scriptum del giornale, che, anche se nulla ha a che vedere con il nucleare, riteniamo significativo e ci rende orgogliosi di essere lettori di questa testata. le1000gru.org

Ps. Perfino a noi del manifesto era stata offerta la pubblicità pro-nuke. Probabilmente non avrebbe convinto i nostri lettori, che sul tema hanno le idee piuttosto chiare. E le nostre esangui casse ne avrebbero beneficiato. Ma abbiamo detto no ugualmente. Rimaniamo poveri, ma non in vendita.

(da il manifesto.it del 20 dicembre 2010)


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