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Ultimo Aggiornamento
domenica 21 novembre 2010

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E quando toccherà all'Italia?
di Guglielmo Ragozzino

- L'anniversario del referendum popolare contro il nucleare cade in questo fine settimana. Le ragioni che portarono gli italiani a dire di no all'atomo 23 anni fa sono ancora valide oggi e l'unica strada sostenibile è quella del risparmio energetico, dell'efficienza e dello sviluppo delle fonti rinnovabili e pulite. È questo il messaggio lanciato dal Comitato «fermiamo il nucleare, non serve all'Italia». Il nucleare non è sicuro, non è economico, non è utile. Per salvare il nostro paese da questo incubo, abbiamo bisogno di tutta la tua partecipazione. «Segui gli aggiornamenti della nostra campagna e diffondili tra i tuoi contatti e sul profilo Facebook».

Quanto precede è uno scritto di Greenpeace, associazione che si batte a livello internazionale contro il nucleare. I Verdi del «Sole che ride» manifestano oggi (domenica) a Roma alle 15, in Piazza Farnese. Anch'essi considerano il nucleare «costoso, dannoso e insicuro» e indicano poi tre possibili insediamenti laziali: i due reattori Epr nella classica location di Montalto di Castro, l'altro reattore sul Tevere non troppo lontano in linea d'aria da Montalto e infine il deposito di scorie sul Garigliano, ai confini tra Lazio e Campania.

I Verdi dicono che non sono arrivate smentite alle loro indicazioni. Questo non vuol dire che tutte le altre Regioni possano o debbano tirare un sospiro di sollievo, visto che è il Lazio il presunto «colpevole». Di certo il Lazio non si lascerà travolgere e si muoverà per difendere l'integrità del suo territorio, e lo stesso faranno le altre Regioni chiamate in causa. Si dovrà riconoscere, e del resto lo si sa benissimo già ora, che nessuno in Italia – nessuna città, nessuna Provincia, nessun Comune, nessuna Regione vuole saperne di impianti atomici, di produzione o di raccolta dei rifiuti nucleari.

Nessun luogo, in Italia non ha almeno una bellezza nel raggio di dieci chilometri. D'altro canto il nostro paese è abitato da persone che danno più valore alle bellezze artistiche e di paesaggio che non alle centrali nucleari (o ai rigassificatori). È questo il vanto del paese, mentre l'eventualità di avere, tra qualche anno, due o tre centrali nucleari ci metterebbe solo alla pari di molti altri paesi, di piccola storia, poco abitati, dotati di molta acqua e di ampi spazi.

Ammettiamo pure che alla fine di un'odiosa lotteria qualcuno perda; e a perdere sia il più debole, il più sfortunato, forse quello che non ha saputo togliersi di torno l'amministrazione più corrotta e disposta a vendere il bene dei cittadini. Lo stato dovrà comunque usare la forza. Senza convincere la popolazione non si riesce – con le buone – neppure a far passare i camion della spazzatura verso una discarica.

A conti fatti le centrali nucleari, concorrenti con il resto del parco elettrico tradizionale, esistente e progettato, aumenteranno l'eccesso di generazione elettrica nazionale, in un tempo in cui l'Europa esige da noi la riduzione del 20% dei consumi di energia. La spesa pubblica e privata che dovrebbe essere indirizzata verso il risparmio energetico, verso una rete di banda larga per le comunicazioni, andrebbe invece a marcia indietro, ad aumentare il disordine dell'economia italiana.

(da il manifesto.it del 7 novembre 2010)


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