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Ultimo Aggiornamento
domenica 14 marzo 2010

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Energie tedesche veleni italiani
di Norma Rangeri

- La Germania, dal '90 a oggi, ha diminuito la produzione di gas serra del 18 per cento. L'Italia, dal '90 a oggi, ha aumentato del 10 per cento la produzione di gas serra. Un solo dato per spiegare la differenza politica, culturale, industriale tra i due paesi. Il brillante risultato tedesco (e per riflesso quello, piuttosto deprimente, italiano) è frutto di un sistema-paese, fatto di leggi, ricerca e investimenti. Perché una legge scarna e semplice ha dato prospettiva strategica nazionale alle nuove imprese, mettendo in moto un meccanismo produttivo alternativo.

Noi andiamo avanti con la legge Andreotti del '90, inquinata dal comma sulle cosiddette «fonti assimilabili» grazie al quale, in questi ultimi vent'anni, sono state finanziate con soldi pubblici le industrie più inquinanti (siderurgia, acciaierie, petrolieri). Come dice il giornalista del Corriere della Sera Massimo Mucchetti «con i soldi della bolletta paghiamo fonti non rinnovabili, e anche le follie di Ronaldo» (vedi alla voce Moratti). Drammaticamente, abbiamo speso 40 miliardi di euro per aumentare il volume dei gas serra. E la legge Andreotti è valida fino al 2020. Gli italiani gabbati e spennati come polli. In realtà una nuova legge, fotocopia di quella tedesca, è stata approvata nel 2003, ma senza le linee guida nazionali, così ogni regione fa quel che vuole, cioè poco e male.

Con un'inchiesta su Sole, vento, alberi, Riccardo Iacona passa il testimone a Report, Presadiretta tornerà a settembre. Il giornalista ci saluta con un confronto Italia-Germania condensato in un quattro a zero per i tedeschi. Parlano su tutto due immagini. La cancelliera Merkel che inaugura la prima centrale mista a idrogeno e annuncia che è ormai realtà ciò che solo dieci anni fa sembrava pura utopia. Accanto ha gli imprenditori del settore che raccontano come, pur nella crisi economica, l'industria delle fonti rinnovabili abbia prodotto in dieci anni 750 mila posti di lavoro. Naturalmente siamo solo nella fase iniziale della rivoluzione verde.

In Italia l'immagine è agghiacciante: un parco eolico in provincia di Trapani, costruito, con ingentissimi finanziamenti e fermo da due anni perché non è stato fatto alcun collegamento alle rete elettrica. Politici, mafiosi e imprenditori hanno incassato i soldi pubblici e basta. Non è notizia da prima pagina, se ne occupa qualche coraggioso giornalista della stampa locale.

(da il manifesto.it del 9 marzo 2010)


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