Porte aperte ai colossi statunitesi: una firma ipoteca l'Italia
di Andrea Palladino

Washington - «Opportunità contrattuali». Così il governo italiano e il governo Usa chiamavano i principi dell'intesa sul nucleare, firmata a Washington il 29 settembre dello scorso anno. Un accordo che apre le porte ai colossi statunitensi del nucleare civile, la General Electrics e la Westinghouse.

Del documento non c'è traccia sul sito italiano del Ministero dello sviluppo economico - salvo uno scarno comunicato stampa - mentre il testo originale con le firme del ministro Claudio Scajola e del Segretario dell'energia Usa Steven Chu è ospitato sul web del governo statunitense. In pochi punti vengono stabiliti i principi che agevoleranno le aziende Usa: nessuna barriera che possa «ostacolare lo sviluppo di tale cooperazione industriale e commerciale bilaterale»; l'assegnazione dei contratti dovrà avvenire con «appalti equi, aperti e trasparenti», una dizione curiosa, quasi a dire che gli Usa non si fiderebbero del governo Berlusconi; la realizzazione di intese internazionali per «dare ai futuri reattori civili ad acqua leggera siti in Italia un accesso affidabile alle forniture del combustibile nucleare».

L'accordo, è bene ricordarlo, è stato firmato prima che il parlamento potesse esprimere la valutazione sul decreto legislativo sul piano nucleare italiano. Un condizionamento aperto, dunque, delle prossime scelte del ministro Scajola.

Insieme all'intesa Scajola ha firmato anche un più ampio accordo di cooperazione tecnica con gli Stati uniti, garantendo una scambio di informazioni sulle tecnologie, incluso il futuro sistema di trattamento delle scorie che deriveranno dagli impianti italiani. Anche in questo caso i centri di ricerca Usa avranno una corsia preferenziale, imponendo di fatto scelte tecnologiche e brevetti.

Già il 24 febbraio scorso il governo italiano aveva firmato un accordo di partenership tra l'Enel e la francese Edf, riaprendo ufficialmente la stagione del nucleare.

(da il manifesto.it del 11 febbraio 2010)