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Ultimo Aggiornamento
domenica 21 febbraio 2010

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«Scavalcati», la rabbia dei governatori
di Carlo Lania

- Il più diplomatico è Roberto Formigoni che prima apprezza il decreto con cui ieri il governo ha dato il via libera all'individuazione dei siti per le nuove centrali nucleari ma poi, educatamente, si defila: «In Lombardia - avverte il governatore - siamo vicini all'autosufficienza, quindi non c'è bisogno di centrali». Stessa cosa la fa il leghista Luca Zaia: da ministro dell'Agricoltura ha votato sì al decreto («assolutamente a favore»), scelta che però non ha il coraggio di rivendicare quando gli tocca parlare come candidato del centrodestra alla poltrona di governatore del Veneto. Allora il sì «convinto» diventa un più mite «in Veneto non ne abbiamo bisogno» Chi, invece, non sta lì a pesare le parole è l'autonomista Raffaele Lombardo che promette «barricate» al solo sentir parlare di centrali atomiche nella sua Sicilia.

Il nucleare divide la stessa maggioranza, ma soprattutto rende sempre più duro lo scontro tra l'esecutivo e le Regioni. Oggi a Roma si riunisce la conferenza dei governatori e anche se l'argomento non è all'ordine del giorno non è da esludere che il malumore per il metodo scelto da palazzo Chigi di andare avanti senza consultarli si farà sentire. «Ancora una volta il governo procede testardamente in una forma unilaterale facendo un grave errore, anzi aggiungendo un errore a un errore. Ne prendo atto», ha detto ieri il presidente della Conferenza e dell'Emilia Romagna Vasco Errani.

Fin da quando l'esecutivo ha deciso che era ora di tornare al nucleare non ha mai interpellato le Regioni, come è invece previsto dalla Costituzione. Ne è nato uno scontro istituzionale sul quale tra qualche mese si dovrà pronunciare la Consulta. Stanche di vedersi scavalcare ogni volta, undici Regioni hanno infatti presentato un ricorso contro la norma che permette al governo di costruire un impianto atomico anche contro un loro eventuale parere negativo. Una scelta no-nuke condivisa ultimamente anche da Sicilia e Sardegna e sulla quale si sono detti d'accordo anche molti candidati del centrodestra (ultimo, in ordine di tempo, Rocco Palese, sfidante di Nichi Vendola, per il quale «la Puglia ha già dato»). Per tutta risposta, pochi giorni fa il governo ha impugnato le leggi di Campania, Puglia e Basilicata che vietano la costruzione di impianti sui loro territori.

Timori, quelli delle Regioni, che sono tutt'altro che infondati, come dimostrerebbe il decreto approvato ieri. Il provvedimento consente infatti agli operatori nucleari privati di farsi riconoscere come tali dal governo, procedendo poi all'individuazione dei siti ritenuti idonei per le nuove centrali. Una volta certificati anche i siti ed esaminati i relativi progetti, il governo consulterà le Regioni, il cui parere non è però vincolante. In caso di risposta negativa, il decreto prevede infatti che il consiglio dei ministri possa varare un provvedimento che modifica i piani energeteci e i piani regolatori regionali, adattandoli alle esigenze dell'impianto da costruire. Per Paolo Brutti, responsabile energia dell'Italia dei valori, «peggio di così non era nemmeno immaginabile». «Il decreto è sicuramente incostituzionale - continua Brutti - come peraltro tutte le norme che presiedono alla scelta del nucleare del governo».

Se il governo possa davvero agire così oppure no è uno dei quesiti a cui la Consulta dovrà rispondere. L'energia, la sua produzione e trasporto, rientra infatti tra le materie per le quali il titolo V della Costituzione prevede che ci sia un'«intesa» tra Stato e Regioni, dove per intesa si intende accordo reciproco. Una lettura sulla quale le Regioni basano il loro ricorso, ma contestata dal governo che si è sempre detto sicuro di poter decidere autonomamente.

Malauguratamente per Berlusconi, però, lo scontro sul nucleare arriva nel bel mezzo della campagna elettorale per le regionali, provocando sonore prese di distanza dall'atomo tra gli stessi candidati del centrodestra. «Il governo dica prima delle elezioni dove vuole costruire le centrali - ha attaccato ieri Errani -. Vedo che Scajola dice che chi è contro questo nucleare perde voti. Io però vedo che Zaia ha detto che in Veneto non lo vuole e che la Sardegna si è dichiara regione denuclearizzata. Forse qualche problema al di là della propaganda ce l'hanno».

(da il manifesto.it del 11 febbraio 2010)


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