Roma -
La corsa con lo scadere dei termini pare riuscita al Governo che oggi al consiglio dei ministri ha definitivamente approvato il decreto legislativo che individua il percorso da seguire per riavviare il nucleare nel nostro paese. Termine ultimo per non far decadere la legge delega era infatti il 15 febbraio e nonostante i ritardi - rispetto alla tabella di marcia - con cui si è arrivati al varo del
decreto legislativo che fissa i criteri necessari per poter individuare le aree idonee e alla nascita della Agenzia per la sicurezza nucleare,
il percorso è definitivamente avviato. Tanto che in maniera del tutto ottimistica il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola ha annunciato «i primi lavori nei cantieri dal 2013 e la produzione di energia elettrica dal 2020».
Un cronoprogramma che evidentemente vuole tenere in poca considerazione i
ricorsi presentati alla Corte costituzionale da 11 regioni
contro l'atto legislativo che stabilisce il ritorno al nucleare imponendolo con un atto d'imperio supportato dal segreto di Stato e che, se accolti, potrebbero buttare all'aria tutto il castello di carte.
Come non sembra tener conto della contrarietà delle regioni ad ospitare sui propri territori impianti nucleari, resa esplicita dal parere contrario espresso dal tavolo tecnico della Conferenza Stato-Regioni, che infatti non hanno ancora dato il proprio parere definitivo. E non è certo servito ad ammorbidire le tensioni la
decisione del governo di impugnare sempre dinanzi alla stessa Corte le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata
che impediscono l'installazione di impianti nucleari nei loro territori.
Forse per questo, e anche a seguito delle osservazioni espresse dal Consiglio di Stato nell'esprimere il proprio parere favorevole, nel decreto varato oggi si è accentuato il ruolo di partecipazione delle Regioni, degli enti locali e delle popolazioni, anche attraverso consultazioni, in merito alle procedure autorizzative, sulla realizzazione, sull'esercizio e sulla disattivazione degli impianti nucleari, così come sulle misure di protezione sanitaria dei lavoratori e della popolazione e la salvaguardia dell'ambiente.
E forse sempre con questo intento si è ampliata la fascia dei territori (dai 20 previsti nella bozza precedente a 40 km dalla centrale e a 20 dagli impianti di produzione del combustibile) entro i quali verranno riconosciuti benefici economici per le popolazioni, le imprese e gli enti locali interessati dalla realizzazione di impianti nucleari.
Benefici che saranno a carico dei soggetti che si propongono per la costruzione e l'esercizio degli impianti e che verranno concretizzati nella riduzione della spesa energetica dei consumatori finali del territorio interessato, della Tarsu, dell'addizionale Irpef, dell'Irpeg e dell'Ici per chi ancora lo paga. E saranno a carico degli stessi operatori anche i costi relativi allo smantellamento degli impianti a termine esercizio, che per questo dovranno attivare un apposito fondo. Lo smantellamento è affidato a Sogin, nonostante la critica su questo del Consiglio di Stato che riteneva «non opportuno» affidare sin d'ora questa attività. Nel decreto si prevede anche la creazione di un deposito nazionale delle scorie che dovrà essere realizzato in un più ampio parco tecnologico che conterrà anche un centro di ricerca sul trattamento delle scorie nucleari.
Come anticipato e previsto dalla delega, il decreto varato fissa i termini entro i quali dovranno essere individuati i criteri generali per l'idoneità dei territori ad ospitare un impianto, da cui emergerà una mappa delle aree, proposta dell'Agenzia per la sicurezza nucleare (il cui statuto va approvato entro il 15 febbraio) all'interno delle quali le imprese interessate dovranno indicare i siti di loro interesse. Lo schema predisposto dall'agenzia è soggetto alla consultazione pubblica per 60 giorni ed entro il mese successivo viene adottato definitivamente. Da quel momento in poi, nell'arco di tre mesi, ciascun operatore interessato e in possesso dei requisiti richiesti può avviare il procedimento di autorizzazione unica con la presentazione al Ministero dello sviluppo economico ed all'Agenzia dell'istanza per la certificazione di uno o più siti da destinare all'insediamento di un impianto nucleare che si completa entro 90 giorni.
A questo punto ci sarà un mese di tempo per raggiungere su ogni singolo sito l'intesa con la Regione interessata, che si esprimerà avendo acquisito anche il parere del comune coinvolto.
Un percorso, quindi, che si dovrebbe delineare in qualche mese e che prevede, consultazioni con i territori interessati; ma nel caso non si raggiunga un accordo, verrà costituito Comitato interistituzionale per definirlo e qualora anche questo fallisse, si provvederà con decreto del presidente della Repubblica, su deliberazione del consiglio dei ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione interessata a dare il via libera alla certificazione.
Solo a questo punto gli operatori potranno procedere alla richiesta di autorizzazione per la costruzione e l'esercizio dell'impianto che sarà unica secondo quanto riferisce il comunicato del ministero dello Sviluppo. Mentre il ministro dell'ambiente Prestigiacomo esprime «soddisfazione per la decisione di confermare la previsione di sottoporre gli impianti ad Autorizzazione integrata ambientale (Aia) e a Valutazione di impatto ambientale (Via)». Una dichiarazione che sembra mettere in discussione l'autorizzazione unica, per la quale sarà l'Agenzia per la sicurezza nucleare a provvedere all'istruttoria tecnica e a pronunciarsi con parere vincolante entro dodici mesi.
(da greenreport.it del 10 febbraio 2010)
Nucleare, tutti i commenti all'approvazione dei criteri di scelta dei siti
«Il Governo insiste su una scelta sbagliata che però vuole nascondere agli elettori. Con il provvedimento approvato oggi si confermano tutti i limiti del nucleare di Berlusconi: un forte impegno dello Stato che stravolge il mercato elettrico, fino a prevedere una campagna di propaganda pro-nucleare; espropriazione dei territori e delle regioni sulla scelta dei siti, tema su cui lo stesso Consiglio di Stato ha espresso un parere critico e su cui si attende la decisione della Corte Costituzionale per il ricorso presentato dalle regioni contrarie al nucleare; aumento dei costi dell'energia che ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani, che già oggi ogni anno pagano 400 milioni di euro sulle bollette elettriche per smaltire le scorie del vecchio nucleare. Una scelta, in tutto e per tutto, contraria alle logiche del mercato tanto che per far stare in piedi il conto economico dell'impresa nucleare si fissa per un lungo periodo un prezzo bloccato per il Kilowattora nucleare. L'opposto di una tariffa inferiore all'attuale e contrario all'interesse dei cittadini». Ad affermarlo è Ermete Realacci, responsabile green economy del PD, che ha così commentato l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo sul nucleare.
«Il Partito Democratico si impegnerà per svelare questo inganno -, conclude Realacci. - I cittadini hanno bisogno di trasparenza e di scelte che badino ai loro interessi perché soprattutto in un momento di crisi è necessario puntare su misure che danno risultati a breve termine, sostengono e rendono più competitiva l'economia e l'aumento occupazionale. Per il nostro paese questo vuol dire puntare sul risparmio e l'efficienza energetica, sul recupero energetico del patrimonio edilizio esistente, sul ricambio dei beni durevoli più energivori, sulle fonti rinnovabili.
«Sul nucleare il Governo ha deciso - sono le parole di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente -, ma come farà ora a convincere la popolazione se non ha convinto nemmeno i candidati della maggioranza alle regionali?».
Alla domanda di Legambiente "una centrale nella mia Regione sì o no?" rivolta ai candidati alle prossime elezioni regionali, hanno già risposto negativamente ben 23 candidati di tutti gli schieramenti politici, dalla Lega al Pd, passando per l'Udc e il Pdl. Nove candidati ancora non si esprimono e solo 6 dicono chiaramente di appoggiare l'opzione atomica, anche se fra questi si annovera il sì del presidente Formigoni d'accordo a costruire centrali ma non nella sua Regione: «Quello che è certo finora è che il no al nucleare sembra mettere d'accordo tutti i candidati alle regionali - aggiunge Cogliati Dezza -. Il Governo deve smettere di ingannare gli italiani sulle possibilità del nucleare, che rimane una scelta folle dal punto di vista economico ed energetico. Nessuna nuova centrale deve essere realizzata senza il consenso degli italiani».
Per Greenpeace con il decreto nucleare varato oggi, il governo persevera nella sua politica di centralismo, mettendo un bavaglio alle regioni cui saranno imposti i siti. «Abbiamo già - spiega Andrea Lepore, responsabile campagna Clima di Greenpeace - una propaganda nucleare da parte del governo, questa ora viene esplicitamente pianificata e legalizzata. Ovviamente ne hanno bisogno, visto che gli italiani, non solo con il referendum, ma anche dopo, si sono dichiarati contrari e visto che il nucleare al nostro Paese non conviene sotto nessun aspetto».
«Dobbiamo dunque aspettarci una massiccia campagna di disinformazione nucleare del Governo pagata da tutti i cittadini - continua Lepore - Questo non ci meraviglia. Basti pensare alle numerose denunce che Greenpeace da sempre fa sulla libertà di informazione messa a rischio dal fatto che Enel sia uno dei principali inserzionisti per tutti i media italiani. Se è già difficile contrastare le favole che Enel racconta sul nucleare, la propaganda governativa su tutti i mezzi si tradurrà in una diminuzione della democrazia. Chiediamo pari accesso ai media e alla TV in particolare per le posizioni diverse da quelle del governo».
È da sottolineare, infine, che il decreto priva le regioni di potere decisionale e che il Governo non intende comunicare i siti prima delle votazioni regionali. Per questo Greenpeace ha aperto una petizione. In soli tre giorni, già 12mila cittadini hanno firmato per chiedere ai loro candidati di schierarsi contro il nucleare sul sito
www.nuclearlifestyle.it
«Il governo continua a giocare a nascondino - dice Fabrizio Vigni, presidente nazionale Ecodem -, non ha il coraggio di svelare quali saranno i siti nucleari prima delle elezioni. La smettano di ingannare gli italiani, cercando di far credere che l'energia nucleare costi meno, è vero esattamente il contrario; il costo dell'intero ciclo nucleare rimane altissimo, dal momento che il governo stesso prevede criteri al di fuori di quelli di un libero mercato dell'energia. E la Lega, che agita tanto la bandiera del federalismo, non ha nulla da dire sulle procedure che espropriano il ruolo di Regioni ed enti locali?».
Per Angelo Bonelli presidente nazionale dei Verdi, quanto approvato oggi dal Cdm è «una clamorosa truffa ai danni dei cittadini italiani, perché il nucleare non solo è dannoso per l'ambiente e la salute ma è anche insostenibile dal punto di vista economico».
«Il governo per l'affare nucleare - aggiunge - ha deciso di mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Questa operazione del ministro Scajola porterà ad un aumento del 15% delle bollette in cui già sono presenti costi per 400 milioni di euro per lo smaltimento delle scorie delle centrali dismesse dopo il referendum dell'87».
«Il centrodestra la smetta con il gioco delle tre carte - prosegue - per paura di un boomerang elettorale alle prossime regionali e dica ai cittadini quali sono i siti che hanno già scelto. Fonti francesi ci confermano che la rosa di località per le centrali atomiche è quella che avevamo già indicato. Ossia: Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Trino Vercellese (Vercelli), Corso (Piacenza), Oristano, Palma di Montechiaro (Agrigento), Monfalcone (Gorizia), Chioggia (Venezia), mentre l'ex centrale del Garigliano (tra Latina e Caserta) sarà il deposito nazionale per le scorie».
Per l'Aduc «Il governo ha approvato i criteri per la localizzazione delle centrali nucleari ma non ha individuato i siti dove costruirle» e «il motivo è semplice: in vista ci sono le elezioni regionali e indicare i luoghi dove allocarle potrebbe avere ripercussioni negative sul voto al centro-destra. Si sta attuando, quindi, le tecnica dello "spoglio del carciofo", cioè una foglia per volta: prima l'annuncio, poi i criteri e, dopo le elezioni, i siti, fermo restando che il gambo, ovvero il classico cerino, rimarrà in mano al consumatore». Ma proprio al consumatore e all'utente «conviene il nucleare? No, non conviene, vale a dire che il costo dell'energia elettrica che si pagherà sulla bolletta non subirà variazioni. I costi di costruzione, smantellamento, allocazione delle scorie, sistemi di sicurezza e gestione sono tali che alla fine non ci sarà un vantaggio economico per l'utente finale».
Per il Wwf il fatto che il Governo abbia approvato il decreto legislativo non tenendo conto dell'opposizione di gran parte delle Regioni e scegliendo di non attendere il parere della Conferenza Unificata «È un pessimo segnale, soprattutto a ridosso del voto per le regionali 2010: si ribadisce infatti una linea dirigistica e contraria al principio di leale collaborazione tra amministrazioni pubbliche».
«Il Decreto - aggiunge - legislativo viene approvato dal Consiglio dei Ministri contro la quasi totalità delle Regioni (con la sola eccezione di Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia) che hanno contestato nel loro documento il mancato rispetto dei poteri concorrenti delle Regioni in materia di certificazione dei siti, autorizzazione unica degli impianti nucleari e autorizzazione unica per il deposito nazionale».
«Questo - coclude - va contro il Titolo V della Costituzione ed elude l'obbligo di acquisire il parere della Conferenza unificata stabilito dalla cosiddetta Delega nucleare, legge 99/2009, che all'art. 25 stabilisce che i decreti attuativi della delega siano adottati "su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata e successivo parere delle Commissioni parlamentari competenti».
(da greenreport.it del 10 febbraio 2010)
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