Governo atomico contro tutti: prima che scada la delega si forza anche l'autonomia delle regioni
di Lucia Venturi

- I tempi stringono per evitare che decada la delega al governo per scrivere le regole a cornice della rinascita del nucleare in Italia e il consiglio dei ministri ha deciso intanto di impugnare dinanzi alla Corte costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l'installazione di impianti nucleari nei loro territori.

Il 15 febbraio è infatti il termine entro il quale, come previsto dal decreto Sviluppo approvato la scorsa estate, debbono esser varati almeno i primi decreti che riguardano i criteri per l'individuazione dei siti, gli oneri per le compensazioni locali e per lo statuto dell'agenzia per la sicurezza nucleare.

Decreti ancora in corso di discussione in parlamento e su cui pesa, anche se non è vincolante, il parere negativo espresso dalla Conferenza stato-regioni, ma che il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola ha comunque annunciato verranno approvati al consiglio dei ministri del prossimo 10 febbraio e che il decreto sullo statuto dell'Agenzia per il nucleare «è stato già firmato» e sarebbe sul tavolo del ministro dell'Economia per il concerto.

Per la presidenza dell'Agenzia, si fanno sempre più insistenti le voci che riguardano una probabile disponibilità da parte di Umberto Veronesi, che sarebbe un'ottima manovra di facciata per dare un'aurea di terzietà a una struttura di cui si conosce poco, invece, in termini di reale indipendenza, un criterio ritenuto necessario anche da parte dell'Aie.

Un governo che quindi va avanti a prescindere da quali siano le posizioni e le volontà espresse dalle regioni e che anzi va adesso ad impugnare le leggi che da tre di queste sono state approvate.
La decisione presa su proposta del ministro Claudio Scajola, d'intesa con il collega per gli Affari regionali Raffaele Fitto è stata motivata sulla base di questioni di merito e di diritto.

«In punto di diritto - ha spiegato il ministro Scajola - le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l'esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell'ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (articolo 117 comma 2 della Costituzione)».

Quindi secondo il ministro «non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese».

«Nel merito - ha spiegato Scajola - il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell'energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo».

Per queste ragioni l'esecutivo chiede ora alla Consulta di dichiarare illegittimi quei provvedimenti che, di fatto, comporterebbero - soprattutto se poi seguiti da iniziative analoghe da parte di altre regioni - l'impossibilità per il governo di individuare luoghi adatti alla costruzione delle nuove centrali. O lo costringerebbe a localizzarli solo all'interno di perimetri militari, come previsto dalla legge recentemente entrata in vigore, che trasforma la macchina della difesa nazionale in una società per azioni. Ipotesi non certo facile da perseguire.

Comunque sia, fa sapere il ministro Scajola, «il governo impugnerà tutte le eventuali leggi regionali che dovessero strumentalmente legiferare su questa materia, strategica per il Paese».
Quindi le regioni sono avvisate e così anche i cittadini. Il nucleare si farà, anche dovesse essere contro tutti. Ma questo «è un approccio che rischia di condurci solo in un vicolo cieco - secondo il deputato Pd, Ermete Realacci - non sarà con la forza che si farà digerire agli italiani una scelta costosa e sbagliata».

E la considera Realacci «una debole ritorsione visto che già il governo è di fronte alla Corte Costituzionale per l'inaccettabile legge che impone, unico caso in un paese occidentale, anche attraverso la militarizzazione dei siti, la costruzione delle centrali nucleari contro il volere delle regioni e dei territori».

(da greenreport.it del 4 febbraio 2010)


Campania, Puglia e Basilicata, ecco le norme nel mirino dell'atomo di stato

CAMPANIA
È una legge regionale approvata nel cuore della notte del 31 dicembre scorso quella su cui si appuntano, in Campania, gli strali del governo. «In assenza di intese con lo stato in merito alla loro localizzazione - dice l'articolo 1 comma 2 della legge - il territorio della Regione Campania è precluso all'installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione e di stoccaggio del combustibile nucleare nonché di depositi di materiali radioattivi». A proporre la legge in consiglio regionale fu Italia dei Valori, tra le proteste del Pdl che ne contestava la legittimità.

PUGLIA
La legge regionale pugliese impugnata dal governo si compone di un unico articolo, ed è stata pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Puglia il 7 dicembre scorso. Nel secondo comma sancisce che «nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione e in assenza di intese con lo Stato in merito alla loro localizzazione, il territorio della Regione Puglia è precluso all'installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché di depositi materiali e rifiuti radioattivi». Il testo della legge spiega con chiarezza le motivazioni politiche: il nucleare è precluso «al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile del sistema energetico regionale garantendo che vi sia una corrispondenza tra energia prodotta, il suo uso razionale e la capacità di carico del territorio e dell'ambiente».

BASILICATA
«In considerazione delle caratteristiche del territorio regionale, della vocazione economica e dello sviluppo delle risorse energetiche da esse ricavabili, l'ipotesi di produrre o impiegare l'energia nucleare non è compresa nelle ipotesi di sviluppo del sistema energetico della Regione». È il Pear (Piano di indirizzo energetico ambientale regionale), approvato all'unanimità dal consiglio regionale della Basilicata lo scorso 13 gennaio, a impedire il nucleare in Basilicata. Il provvedimento di legge specifica anche che «non è ritenuta possibile l'ipotesi che alcuna parte del territorio regionale possa ospitare un deposito di scorie nucleari anche superficiale, che accolga rifiuti nucleari provenienti da alcuna altra parte di Italia o del mondo». Nel novembre del 2003 la vicenda del nucleare in Basilicata provocò una protesta popolare in seguito alla decisione del governo di realizzare a Scanzano Jonico (Matera) il deposito nazionale delle scorie nucleari. Dopo 15 giorni di blocchi stradali e ferroviari e manifestazioni pacifiche, il governo cancellò il cosiddetto «decreto Scanzano».

(da il manifesto.it del 6 febbraio 2010)


Nucleare, il Governo impugna le leggi regionali: tutti i commenti

Sulla decisione del Governo di impugnare le leggi regionali contro il nucleare, sono molte le voci che si sono alzate a partire da Legambiente, attraverso il suo presidente nazionale Vittorio Cogliati Dezza: «È un atto che mira a frenare preventivamente ulteriori decisioni regionali in tal senso. È assurdo che un Governo che ha fatto del federalismo la sua bandiera continui invece a centralizzare in modo arrogante e militarista le decisioni inerenti alle politiche energetiche, in totale spregio della Costituzione, delle scelte regionali e delle opinioni dei cittadini».

Anche il Wwf Italia «reputa una ritorsione inutile e dannosa la decisione del Consiglio dei Ministri di oggi di impugnare le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono insediamenti di produzione di energia nucleare e smaltimento delle relative scorie.

Nei provvedimenti fin qui presi dal Governo è stato gravemente leso il ruolo delle Regioni stabilito dalla Costituzione - che in materia di energia affida ad esse potere concorrente - facendo in modo che la potestà sul proprio territorio diventi non vincolante e, addirittura, non venga nemmeno considerata. Questo ha provocato il ricorso da parte della stragrande maggioranza delle Regioni interessate. Il Wwf rileva inoltre che anche regioni attualmente governate dal centro destra, i cui atti non sono stati impugnati, hanno previsto il bando del nucleare dal proprio territorio.

Questa ulteriore azione del Governo - prosegue il Wwf -, tesa a imporre il nucleare alle Regioni con atti di forza e senza alcun dialogo, rappresenta un'evidente violazione delle competenze previste dalla Costituzione che non promuove di certo una maggiore autonomia dei territori in senso federalista, come una forza di Governo a parole chiede, ma propone logiche autoritarie e centralistiche».

Reazioni forti anche da parte delle opposizioni politiche. Paolo Cento (Sinistra Ecologia Libertà) dice che quanto accaduto «È la conferma di una scelta scellerata del governo Berlusconi che vuole imporre a tutti i costi e in modo truffaldino - Scajola naturalmente non vuole annunciare prima delle elezioni regionali quali sono i siti prescelti in Italia - centrali nucleari obsolete, costose e pericolose». E aggiunge che Sinistra Ecologia Libertà sostiene e sosterrà la lotta delle regioni interessate a tutela delle loro popolazioni. Chiediamo - conclude - ai candidati a presidenti di regione del centrosinistra di pronunciarsi con chiarezza contro il ritorno al nucleare, e di impegnare le proprie regioni ad utilizzare lo strumento del referendum abrogativo (che può essere richiesto, come è noto da 500mila cittadini oppure da 5 regioni) se Scajola e Berlusconi non recederanno dal loro intento».

«È sempre più evidente, ormai, - dice il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli - la volontà di mettere i cittadini italiani davanti al fatto compiuto rispetto alla costruzione delle centrali nucleari, imponendole con l'esercito ed ignorando completamente la democrazia e le scelte delle regioni. Viene da chiedersi dov'è finito il tanto declamato federalismo di cui una delle forze della maggioranza, la Lega, ha fatto il proprio oggetto sociale».

«Invece di continuare ad ignorare la volontà popolare il ministro Scajola farebbe bene a dire subito ai cittadini, prima delle elezioni regionali, quali sono i siti prescelti per le centrali atomiche, senza la preoccupazione del boomerang elettorale che ne deriverebbe - conclude Bonelli -. Noi Verdi ci mobiliteremo con tutte le nostre forze per evitare che gli italiani subiscano l'ennesima truffa: perché il nucleare graverebbe sulle loro tasce e sulla loro salute».

Duro il commento anche di Fabrizio Vigni, presidente nazionale Ecodem: «La decisione del Consiglio dei Ministri è destinata ad accentuare i contrasti tra il Governo e le Regioni. Ma la responsabilità è tutta del governo e le contraddizioni, sul nucleare, sono tutte nel centrodestra. Fanno i decisionisti, ma poi giocano a nascondino per non svelare prima delle elezioni quali sono i siti. Fanno i federalisti, ma vogliono imporre le decisioni alle Regioni con procedure da tempi di guerra: tant'è che Basilicata, Calabria, Emilia, Umbria, Lazio, Puglia, Liguria, Marche, Piemonte, Molise e Toscana hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale. E le contraddizioni vengono a galla: come in Sicilia, ad esempio, dove anche il centrodestra ha votato l'ordine del giorno contro il ritorno al nucleare presentato in Assemblea regionale».

(da greenreport.it del 4 febbraio 2010)


Infine riceviamo e pubblichiamo

In merito alle dichiarazioni rilasciate dal ministro Scajola di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le leggi "no nuke" licenziate da alcune regioni del sud, vorrei ricordare al ministro un articolo inserito all'interno della delega nucleare del governo. Si tratta dell'articolo 25, comma 2, lettera f della legge 99/09 - ovvero uno dei criteri con i quali esercitare la delega - che prevede, in caso di indisponibilità degli enti locali a far costruire nel loro territorio una centrale nucleare, il potere sostituivo del governo "secondo quanto previsto dall'articolo 120 della Costituzione". L'articolo 120 della nostra Costituzione permette questa "sostituzione", ma solo "nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali", oppure se si incorre in un "pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica", oppure se "lo richiedono la tutela dell'unità giuridica o dell'unità economica", oppure per "la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali". Questo vuol dire che il governo, se una regione non vuole una centrale nucleare nel proprio territorio, può intervenire perché questa scelta rappresenta un pericolo per l'incolumità pubblica o per l'unità giuridica dell'Italia? E se invece fosse proprio la delega nucleare incostituzionale? Attendo risposte. Daniele Rovai