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Ultimo Aggiornamento
domenica 27 dicembre 2009

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Niente veleni in mare. Ma chi si fida?

- Nessun veleno in mare, come non essere felici. Le parole del procuratore Grasso e del ministro Prestigiacomo hanno voluto allontanare la paura che il mare di fronte al piccolo porto di Cetraro potessero essere contaminati da rifiuti tossici o, peggio ancora, radioattivi. Il dubbio ora è se fidarsi del governo. Lo potremo fare quando i tantissimi dubbi che ancora inquinano questa storia verranno allontanati.

Vorremmo, ad esempio, avere finalmente una risposta alla prima domanda che abbiamo posto due mesi fa al governo, per l'esattezza alla protezione civile: che fine hanno fatto i 10'500 fusti velenosi della nave Zanoobia? Vorremmo poi sapere quali sono i «soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei» che secondo l'ex ministro Carlo Giovanardi avrebbero coperto o addirittura promosso il traffico delle navi dei veleni. Sarebbe interessante avere l'elenco delle 55 navi a perdere di cui avrebbe parlato il direttore dei servizi militari, l'ammiraglio Branciforte. È intenzionata la ministra Prestigiacomo ad approfondire la questione? Qualcuno cercherà i relitti? Verranno recuperati?

Per arrivare al più recente episodio del relitto di Cetraro, ci piacerebbe chiedere al governo e alla Marina Militare perché l'ordinanza di interdizione della pesca emessa nel 2007 venne ritirata un anno dopo. Ci piacerebbe avere la copia delle analisi che all'epoca vennero fatte in mare, visto che nell'ordinanza si citavano sostanze pericolose come il cadmio, il mercurio e il cobalto. E infine, perché i consulenti della Procura di Paola affermarono - mai smentiti - che il relitto di Cetraro aveva le caratteristiche tipiche di un cargo degli anni '50?

(da il manifesto.it del 30 ottobre 2009)


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