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venerdì 25 dicembre 2009

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Bidone di governo

Cosenza - Prima verrà recuperato un bidone poi, una volta che il suo contenuto sarà stato analizzato e ne sarà stata verificata l'eventuale tossicità, si deciderà come procedere per la bonifica dell'area. Si avvicina il momento in cui si saprà finalmente se il relitto della nave affondata undici miglia al largo delle coste di Cetraro, in Calabria, è davvero quello della Cunsky oppure no. Stamattina, condizioni del mare permettendo, lo speciale robot imbarcato sulla «Mare Oceano» scenderà in acqua per localizzare il relitto, fare una «caratterizzazione» del fondo marino e prelevare alcuni campioni della nave in modo da verificare eventuali tracce radioattive. Ieri intanto in Calabria è arrivata la commissione d'inchiesta sulle Ecomafie del parlamento guidata da Gaetano Pecorella. Nella procura di Paola i parlamentari hanno preso visione di un video girato dal primo robot inviato sul fondo del mare, e nel quale si vede una fiancata squarciata della presunta Cunsky. Un elemento che sembrerebbe confermare quanto affermato in passato ai magistrati dal pentito Francesco Fonti, secondo il quale la nave sarebbe stata affondata con l'esplosivo insieme a 120 bidoni di fanghi tossici. «Elementi di sospetto ce ne sono - ha detto Pecorella - perché c'è un evidente rottura sulla fiancata della nave come se vi fosse stata un'esplosione dall'interno verso l'esterno». «Tuttavia - ha proseguito - questo non basta per dire che quella nave trasportasse sostanze tossiche o addirittura più pericolose».

Il sopralluogo della commissione Ecomafie (che nei prossimi giorni ascolterà anche il pentito Fonti e i magistrati calabresi titolari dell'inchiesta) non si è limitato al solo relitto della presunta Cunsky. I parlamentari si sono recati anche sulla spiaggia di Amantea dove nel 1990 si spiaggiò la motonave Jolly Rosso, nella zona del torrente Oliva e nella cava di Aiello, sequestrata nei giorni scorsi e dove si sospetta sia stato nascosto il carico della Jolly Rosso. Proprio in queste aree i rilievi effettuati dall'Arpacal hanno rilevato una radioattività superiore da 3 a 6 volte la norma. «Qui ci sono sostanze che non sono riconducibili ad attività industriali della zona, quindi qualcuno ce le ha portate», ha detto Pecorella.

La Jolly Rosso con il suo carico, spiaggiò nel 1990 ad Amantea e nei giorni seguenti alcuni testimoni videro dei camion che di notte caricavano fusti portandoli via. I magistrati sospettano che qual carico pericoloso - anch'esso destinato molto probabilmente in fondo al mare se la nave non si fosse spiaggiata - sia stato interrato proprio nella cava di Aiello. «Un'ipotesi che adesso va verificata soprattutto andando in profondità e vedendo a quale epoca si potrebbe far risalire la presenza di mercurio e delle altre sostanze nella discarica», spiega il presidente della commissione Ecomafie.

Non è detto, però, che le verifiche sul relitto di quella che potrebbe essere la Cunsky, situato a 480 metri di profondità, si svolgano come annunciato. Ieri è stato lo stesso Ezio Amato, il ricercatore responsabile del servizio emergenza dell'Ispra, a confermare che la nave non è adeguatamente attrezzata per rilevare l'eventuale presenza di radioattività, come sostenuto mercoledì dalla Regione Calabria: «Sott'acqua - ha detto - i raggi gamma non si vedono e meno ancora quelli alfa. Se per esempio ci fosse plutonio in uno dei contenitori e questo si fosse aperto - ha proseguito il ricercatore - la sostanza, per la sua pesantezza, scenderebbe sul fondale e si potrebbe rilevare solo prelevando quel tratto di sedimento».

(da il manifesto del 23 ottobre 2009)


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