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Ultimo Aggiornamento
lunedì 16 novembre 2009

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Dopo la nave, trovata una cava dismessa con rifiuti radioattivi
di Andrea Palladino

- «Io ho rubato la mela, ed ora nessuno potrà dire che non c'è l'albero che le fa». Commenta così il ritrovamento del relitto "fantasma" al largo di Cetraro il procuratore di Paola Bruno Giordano, dopo essere stato ascoltato per alcune ore dalla commissione d'inchiesta sui rifiuti, presieduta dall'avvocato Pecorella. Se c'è una mela, c'è anche un albero, e se c'è la Cunski - o un'altra nave sospetta - sul fondo del mare, c'è anche quel network di società, di coperture ad alti livelli che ha creato ed usato la fitta rete delle rotte delle navi dei veleni.

A dieci giorni dal ritrovamento Bruno Giordano si appresta, però, a lasciare l'inchiesta. Dopo le dichiarazioni di Francesco Fonti, il pentito di 'ndrangheta, è scattata la competenza della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Saranno dunque i magistrati della Dda a condurre le indagini sul ritrovamento della nave al largo della costa cosentina. D'altronde Francesco Fonti aveva già fatto sapere chiaramente che i magistrati non li avrebbe incontrati se non dopo il ripristino del programma di tutela in suo favore. «E sarà Catanzaro, se lo riterrà, a mandare una nuova richiesta di protezione per il collaboratore - ha spiegato il procuratore Giordano - per poi gestirlo nella pienezza della propria competenza». Rimane, invece, alla Procura di Paola il fascicolo relativo al ritrovamento di un sito con rifiuti nucleari nell'entroterra di Amantea, dove nel dicembre del 1990 si arenò la nave Jolly Rosso. Vicino al greto del fiume Oliva, che sfocia in mare sulla spiaggia di Amantea, pochi giorni fa la Procura e l'Arpacal hanno rintracciato una cava dismessa, con scorie radioattive a diversi metri di profondità. «Per ora non voglio collegare questo ritrovamento con la storia delle navi - aveva commentato a il manifesto il Procuratore i primi giorni di settembre - ma è un dato certo che in quella zona si trovano residui nucleari, non di origine naturale».

Ieri l'attenzione della commissione bicamerale sui rifiuti è stata alta su i due fascicoli della Procura di Paola. Il ritrovamento della nave rilancia con forza le tante denunce sull'esistenza di un sistema di smaltimento illegale in mare di rifiuti tossici e radioattivi, mentre il ritrovamento di un sito con scorie nucleari rappresenta una vera emergenza ambientale. Pezzi «di una della pagine più buie del nostro paese - ha commentato ieri Ermete Realacci, del Pd - su cui pesano quindici anni di omissioni, depistaggi, indagini chiuse spesso troppo frettolosamente». Per ora il governo è rimasto sostanzialmente a guardare. La questione non è stata messa all'ordine del giorno del consiglio dei ministri e in Parlamento al question time della scorsa settimana era intervenuto un ministro decisamente poco informato. Certo è che fino a oggi gli unici due dati certi e incontrovertibili della complessa storia calabrese dei rifiuti tossici - la nave a Cetraro e il sito radioattivo - sono venuti fuori grazie a una Procura sotto organico e all'assessore regionale all'ambiente Greco, che per vera passione ha sempre guardato verso il mare.

(da il manifesto.it del 23 settembre 2009)


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