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Ultimo Aggiornamento
sabato 14 novembre 2009

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Trovare i mandanti, non solo gli esecutori
di Tonino Perna

- Il ritrovamento del relitto della Cunski, affondata al largo di Cetraro con un carico di rifiuti radioattivi, è di una gravità inaudita. Il pentito Francesco Fonti, che ha fatto ritrovare la prima «nave dei veleni» e ora racconta anche dei viaggi in Somalia, parla di una trentina di affondamenti affidati alla 'ndrangheta in vari punti della costa jonica e tirrenica calabrese. Altri indicano numeri ancora più alti, ma in ogni caso non ci sono più dubbi che si tratta di una vera e propria strage del nostro patrimonio naturale, ittico, che colpisce le popolazioni presenti e quelle future.

Ricerche approfondite ci diranno se c'è un nesso con l'aumento delle neoplasie e con la crescita iperbolica del tiroidismo che negli ultimi venti anni ha colpito la popolazione calabrese, specie nella provincia reggina. E non basta. Sulle montagne calabresi, a partire dall'Aspromonte, da molti anni le popolazioni locali sono allarmate per lo scarico di rifiuti tossici e radioattivi nelle cave. Ci sono state denunce e interrogazioni parlamentari, ma non è successo niente. Diversi testimoni parlano di camion che a notte fonda salivano sulle montagne per scaricare qualcosa di misterioso. Purtroppo, i magistrati non hanno le risorse finanziarie per condurre indagini approfondite, difficili e costose. Ma la novità di questi giorni, la notizia che fa tremare le vene, è che non si tratta più di leggende marine o montanare, bensì di una tragica realtà con cui bisogna fare i conti.

Da quanto emerge dalla testimonianza di Francesco Fonti siamo di fronte a un intreccio perverso di poteri che hanno prodotto atti criminali paragonabili solo alle stragi del terrorismo. Ma in questo caso non c'è Al Qaeda né ci sono terroristi neri o rossi. Gli esecutori materiali sono stati individuati nelle famiglie 'ndranghetiste, impegnate nell'inabissamento delle navi in base alla competenza territoriale. Meritano tutto il nostro disprezzo, secoli di carcere duro, ma non è loro la regia. I mandanti, in base alle informazioni finora disponibili, vanno ricercati nel potere economico e, soprattutto, in quello politico, non solo italiano. Sappiamo da decenni che alcuni imprenditori, soprattutto nel settore dell'industria chimica, si sono disfatti di fanghi tossici con metodi illegali. È un fenomeno che in passato ha riguardato la gran parte dei paesi industrializzati europei. Un caso per tutti: un treno carico di rifiuti tossici provenienti dalla Germania, con tanto di nome della ditta impresso sui fusti, è rimasto nei primi anni '90 abbandonato alla ruggine nei binari morti della stazione di Durazzo (ne sono stato personalmente testimone).

Ma le scorie radioattive sono un'altra storia. Sono quasi esclusivamente prodotti dal settore pubblico dell'economia, in particolare dalle centrali nucleari. In Europa costituiscono un dramma irrisolto. Per molto tempo i paesi europei, che a differenza del nordamerica non dispongono di grandi deserti, hanno pensato di utilizzare le aree povere del sud del mondo - dai Balcani all'Africa - come discarica delle scorie radioattive. In Italia c'è stato un solo tentativo legale di trovare un sito ufficiale per queste scorie che nessuno vuole. Ma è andata male. La popolazione di Scanzano Jonico, nel 2003, ha fatto le barricate e ha impedito l'interramento delle scorie nel proprio territorio.

Dalla testimonianza di Fonti, che certo andrà ulteriormente verificata, emerge un quadro più che allarmante. Tragico. Servizi segreti, faccendieri ed uomini politici che organizzano lo smaltimento dei rifiuti radioattivi. I rapporti delle 'ndrine con lo Stato e i servizi segreti non è occasionale e risale alla fine degli anni '60, durante il tentativo di golpe Borghese. Non si tratta di servizi "deviati", né di qualche politico o funzionario corrotto. Purtroppo la realtà è molto più pesante da accettare. Siamo di fronte a una strategia molto lucida per disfarsi delle scorie radioattive delle centrali nucleari. Il fatto che i bidoni radioattivi passassero dal centro di ricerca dell'Enea di Rotondella la dice lunga sul ruolo giocato dallo Stato, o meglio da responsabili politici e burocratici di alto livello. D'altra parte, il nostro è il paese delle «stragi di Stato», da Piazza Fontana alla stazione di Bologna, dove qualche volta sono stati trovati gli esecutori e i mandanti mai. E in tutte quelle stragi, caso unico nei paesi occidentali, la mano dei servizi segreti è stata pesante, come ha dimostrato tra gli altri il giudice Salvini.

Non ci possiamo arrendere, né rassegnare. Dobbiamo chiedere con forza e determinazione che vengano fuori i mandanti della distruzione del nostro ecosistema. È il danno più grande che sia stato mai inferto alla popolazione calabrese. E, siccome il mare non riconosce le frontiere, un danno irreparabile a tutte le popolazioni rivierasche e alla filiera alimentare su base ittica. Questa volta abbiamo la fortuna di avere sul campo un giudice tenace e coraggioso come Bruno Giordano e il migliore assessore all'Ambiente, per competenza ed onestà, che questa regione abbia mai avuto. Ma è il governo che deve mettere a disposizione i mezzi per proseguire le indagini, sia negli abissi marini che nelle cave della nostra terra. E qui la vedo dura. Ma nessun governo è eterno e nessuna battaglia politica è impossibile da condurre e vincere.

(da il manifesto.it del 17 settembre 2009)


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