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Ultimo Aggiornamento
domenica 1 novembre 2009

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Comerio e il network dei rifiuti nucleari
di Andrea Palladino

- La mattina del 24 settembre 1997 a Lugano, nel Canton Ticino, fu l'inizio di un brutto periodo per l'ingegner Giorgio Comerio. La sede della sua società, la Oceanic Disposal Management Inc. - registrata a Tortola, nelle Isole Vergini Britanniche - venne letteralmente assaltata dai militanti di Greenpeace, con uno striscione in tre lingue: «Stop alla mafia dei rifiuti». In mano avevano un dossier, preparato nei mesi precedenti l'azione, con il titolo eloquente di "The network".

Comerio non faceva segreto della sua principale attività. Da diversi anni proponeva a quei paesi che non riconoscevano gli ultimi accordi internazionali varati per bloccare la dispersione dei rifiuti radioattivi di entrare nel ricchissimo business dell'affondamento delle scorie. Aveva brevettato, con la sua Odm, un particolare missile che poteva essere riempito con gli scarti dell'industria nucleare e lanciato da navi attrezzate nei fondali argillosi dei mari. Sul sito - che è rimasto attivo fino a un paio d'anni fa - Comerio mostrava documenti, piani, accordi, mappe con i possibili siti. Le zone selezionate per l'inabissamento erano quasi tutte vicine alla costa africana.

I collegamenti della rete di Comerio con la questione delle navi a perdere sono molti. Sulla Jolly Rosso - la nave spiaggiata ad Amantea, che, secondo le inchieste dell'epoca, terminate con l'archiviazione, era destinata ad inabissarsi con diverse scorie - la Capitaneria di Porto trovò i progetti e le mappe della Odm. Lo stesso armatore Ignazio Messina confermò poi - davanti alla commissione bicamerale rifiuti - che nei mesi precedenti il naufragio vi era stato un contatto con Comerio. Il faccendiere - come venne definito anche dal ministro Carlo Giovanardi - aveva cercato di comprare proprio la Jolly Rosso per attrezzarla con i lanciamissili speciali della Odm. La conformazione della nave - una Ro.Ro., ovvero con l'apertura per i carico di container a poppa - si prestava particolarmente alla realizzazione dei sistemi di inabissamento delle scorie.

Secondo il dossier del 1997 di Greenpeace la Odm sarebbe stata collegata in Italia ad una rete di almeno 26 aziende. Tra queste - continua la denuncia di Greenpeace - ci sarebbero state importanti industrie italiane e internazionali, tra le quali la Castalia - società all'epoca del gruppo Iri, coinvolta nello smaltimento dei fusti della nave Zanoobia - la Termomeccanica e la Compagnie Generale des Eaux.

La gestione finanziaria della Odm, spiegava Greenpeace, era affidata ad un socio di Comerio, Filippo Dollfus, che secondo l'organizzazione ambientalista avrebbe avuto a sua volta contatti con David Mills, l'avvocato condannato per avere testimoniato il falso favorendo Silvio Berlusconi.

La risposta di Giorgio Comerio alle accuse di Greenpeace fu dura. In un documento intitolato "Il grande bluff di Greenpeace" accusò 11 attivisti di aver scassinato la porta degli uffici della Odm a Lugano, sottraendo diversi documenti. Rispetto alla rete ricostruita dal dossier, Comerio era categorico: «Nessuno aveva a che fare o ha avuto a che fare con la Odm». Ironica la sua risposta sui collegamenti con il mondo industriale italiano: «Naturalmente citavano il solito Berlusconi, presente come il prezzemolo».

I riscontri alla denuncia di Greenpeace sono in realtà molti. Lo stesso Giorgio Comerio sul sito della Odm parla di contatti con la Russia, mostra le mappe della costa africana con l'indicazione dei siti adatti al lancio dei missili con le scorie nucleari, pubblica un listino prezzi dettagliato. E per convincere i paesi amici, spiega come fare per chiudere gli accordi: il primo passo è un incontro con il ministro giusto.

(da il manifesto.it del 15 settembre 2009)


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