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Ultimo Aggiornamento
martedì 4 agosto 2009

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Famiglia cristiana: «Per l'atomo costi elevati e tempi lunghi»

- "Nessuna delle obiezioni che hanno indotto gli italiani a rinunciare al nucleare è stata rimossa" mentre "costruire una centrale nucleare era e resta costosissimo" e richiede "molti più anni di quanto non si dica". Ad esprimere riserve sulla decisione del governo di avviare la costruzione di nuove centrali nucleari nel Paese, è il settimanale Famiglia Cristiana in un commento del giornalista parlamentare Guglielmo Nardocci, nel numero in edicola.

"È realistico pensare che un ritorno al nucleare oggi sarebbe di grande utilità per il Paese?", si chiede Famiglia Cristiana aggiungendo che "nulla, esattamente nulla" è cambiato da quando gli italiani con il referendum hanno detto no al nucleare. "Costruire una centrale nucleare - afferma il settimanale dei Paolini - era e resta costosissimo, oltre al fatto che la costruzione di una centrale richiederebbe molti più anni di quanto non si dica". "Il governo fa una stima di dodici-tredici", spiega, mentre "previsioni più attendibili parlano di almeno vent'anni".

Inoltre, sottolinea il settimanale, "si sprecano elogi per Barack Obama che punta tutto sull'energia pulita" ma "noi torniamo indietro". E ancora, prosegue, il ministro Tremonti ha dichiarato di non avere risorse per il nucleare. Si afferma così, conclude Famiglia Cristiana, "una politica degli annunci che, all'insegna dello slogan 'il Sessantotto è finito', dovrebbe restituirci una scuola che ci rassicura se torna a bocciare, maggiore sicurezza, e persino il Ponte di Messina per il quale tutti hanno belle parole e la tasca vuota" mentre, "dovrebbe restituirci" "una certa serietà e una qualche coerenza fra gli annunci e le cose che, effettivamente, si faranno".

(da La nuova ecologia.it del 23 luglio 2009)


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