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Ultimo Aggiornamento
mercoledì 15 luglio 2009

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Il solare non è un gioco
Articolo di Mario Tozzi per la Stampa.it

- Fedeli alla vecchia massima che non può esistere una soluzione in un solo paese, i grandi della Terra hanno finalmente trovato i colpevoli del riscaldamento globale nella Cina e nell'India, che hanno deciso di crescere economicamente esattamente come noi, solo un secolo più tardi. Nessuno sembra ricordare i secoli di sfruttamento selvaggio cui i paesi ricchi hanno sottoposto il pianeta e, anzi, vorrebbero che gli ex-poveri si adeguassero senza alcun aiuto da parte di chi è stato colpevole per decenni. Così si arriva all'impegno per circoscrivere la crisi climatica a soli 2 gradi di incremento delle temperature medie, ma sul come e sul quando nessuno precisa, salvo i generici impegni di rito.

Nessun impegno per ridurre del 40% (rispetto al 1990) le emissioni del paesi ricchi, nessun investimento degno di questo nome per fare seguire alle parole i fatti, cosa che vale soprattutto per l'Italia, indietro in maniera impressionante nella riduzione dei gas serra, obiettivo che pure ha sottoscritto a Kyoto. L'impressione è che questo governo abbia due facce: sul fronte internazionale buoni propositi allineati con i grandi della Terra, sul fronte interno, quello che conta, nessuna iniziativa concreta. Di più: l'Italia è il solo paese in cui i parlamentari della maggioranza negano l'esistenza stessa del riscaldamento climatico con una mozione politica.

Nel fallimento generale ci si potrebbe consolare con l'idea che Italia e Usa stiano dalla stessa parte, ma come si fa a porre un paragone, anche lontano, fra il presidente Obama - che coltiva l'ambizioso obiettivo di ridurre le emissioni di gas clima-alteranti dell'80% entro il 2050 indicando nelle energie rinnovabili la strada maestra - e il presidente Berlusconi, che ritiene il solare poco più di un gioco? Negli Stati Uniti il 10% del fabbisogno energetico sarà prodotto per via rinnovabile entro il 2012, creando nello stesso tempo cinque milioni di nuovi posti di lavoro con un investimento di 150 miliardi di dollari. Qual è l'investimento italiano?

L'Italia che ci governa non sente neppure il richiamo di un numero sempre crescente di imprenditori che vogliono garantire al pianeta un futuro a bassa intensità di carbonio, ma né Berlusconi, né probabilmente i suoi antagonisti, sono abbastanza moderni da riuscire a capire che il futuro sta nella green economy che permetterebbe di uscire non solo dall'ecological crunch attuale, ma anche dalla crisi economica. Intanto si spera di ridurre le emissioni almeno del 50%, però nei decenni a venire. Ad arrivarci.

(da PROGETTO NUOVA ENERGIA del 9 luglio 2009)


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