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Il nucleare aveva fatto un cauto ingresso nella fantapolitica. Lo stop dato da Tremonti al disegno di legge sullo sviluppo economico, che contiene gli articoli sul rilancio del nucleare, aveva addirittura dato motivo a qualche commentatore di alludere a intrighi per la successione del 6laquo;conducador». Ma restiamo al reale e precisamente al ddl 1441ter-B, che è stato votato ieri dalla Camera e che dovrà ora tornare al Senato. Che cosa prevedere?
Ormai le armi della propaganda sono spuntate, anche se essa continua incessante mescolando falso e incompetenza. Per esempio, abbiamo ancora nelle orecchie le castronerie che Fulvio Conti, amministratore delegato dell'Enel, ammanniva su RadioTre a un compiacente, si fa per dire, intervistatore. Ma al di là degli spot e del servilismo della stragrande maggioranza dei media, anche agli esponenti del governo tocca confrontarsi con la debolezza degli argomenti usati per il rilancio. Quanto ai costi, ci ha pensato Tremonti a sottolinearli.
Il nucleare non è «pulito»
Già nelle normali condizioni di esercizio delle centrali nucleari, dosi di radioattività dovute ai rilasci di routine colpiscono le popolazioni; ridurle al di sotto dei livelli fissati comporterebbe, a causa dei costi, la rinuncia al nucleare stesso, come conferma la commissione tecnica internazionale per la protezione dalle radiazioni (Icrp, n. 103 del 2007). Per i lavoratori di una centrale atomica la dose massima ammissibile è venti volte superiore.
Il problema delle scorie radioattive più pericolose e di vita lunghissima, del come limitare la loro contaminazione nel tempo e nello spazio, è ancora un problema di ricerca fondamentale. Riduzione della Co2? Anche a raddoppiare l'attuale potenza elettronucleare installata nel mondo - un mare di soldi, quanto tempo? e uno sforzo enorme, che infatti non è nei piani di nessun governo - si avrebbe solo un 5 per cento in meno di anidride carbonica. A fronte del 20 per cento in meno, che è l'obiettivo europeo, e del 15 per cento in meno degli Usa, e peraltro prima, al 2020.
In un senso più generale, il nucleare è poi ancora meno «pulito», non esistendo alcuna filiera nucleare che non proliferi armi atomiche. Come viene ricordato costantemente all'Iran di Ahmadinejad.
Il nucleare non è «abbondante»
Anche lo studio congiunto Nea-Iaea (le agenzie atomiche dell'Ocse e delle Nazioni Unite) di due anni fa non andava oltre, e con parecchio sforzo sulle stime, i 70-80 anni di riserva dell'uranio 235, che ovviamente si ridurrebbero drasticamente in corrispondenza a un maggior ricorso a quella fonte. Guerre sull'uranio come sul petrolio?
A meno che non si ricorra all'uranio 238, ma allora si parla della tecnologia dei reattori veloci autofertilizzanti. È il leit motiv di Generation IV, il consorzio che vari paesi hanno costituito dal 2000 per il rilancio del nucleare, ma i tempi si stanno allungando al 2040.
A parte ogni considerazione sui problemi di sicurezza di quel tipo di reattori, saremo ben dopo il 2020 della Ue, che è diventato l'anno di riferimento per gli obiettivi anche per gli Usa e per la Cina.
Il nucleare non dà kwh a «basso costo»
I costi dichiarati dall'ente elettrico francese (EdF) e dal ministero dell'energia americano (DoE) allineano il costo del kwh nucleare a quello da idrocarburi: 5-6 cent di euro. Ma per il nucleare il costo non include quelli associati alla ricerca fondamentale che tale fonte ancora richiede. E il problema vero sono gli enormi esborsi di capitale per la realizzazione di una centrale atomica, già nei primi anni di costruzione, con un tempo di ritorno che è ottimistico valutare in vent'anni. Quale imprenditore privato è disposto a sobbarcarsi un tale differimento? E infatti ci vogliono gli incentivi dello stato, la mano pubblica che sottrae le risorse necessarie dalle tasche dei cittadini.
Un vampiro si aggira per l'Italia
Questi sono i fatti. Ormai abbastanza chiari anche al governo, con una differenziazione di ruoli in qualche modo scontata.
Berlusconi guarda ai tempi del provvedimento legislativo e non vuole proprio trovarsi tra i piedi alle elezioni regionali del 2010, in nome di un bluff sostanzialmente ideologico, la mappa dei siti per le centrali nucleari che va prodotta entro sei mesi dall'entrata in vigore delle legge. Scajola invece si erge a difesa del ddl e preme sui tempi, in omaggio al suo ruolo e pressato dall'industria. Sicuramente dalla francese Areva, quella dell'accordo con Sarkozy per i quattro reattori Epr, che è assetata di commesse.
Il mercato infatti è povero e, proprio per questo,
la Siemens ha divorziato da Areva
- complice la joint venture per il reattore finlandese con i suoi sovra costi e ritardi clamorosi -
per andare a impalmare Putin,
nella speranza che almeno in Russia si riesca a piantare qualche chiodo.
Le ispezioni a caccia di siti, che Areva sta compiendo in Italia con l'Enel, sono le preoccupazioni più attuali. Un vampiro cui è stato promesso il sangue dei contribuenti italiani in cambio di veleno radioattivo, e che non ha nessuna intenzione di mollare.
Per questo, per un segnale forte da dare all'esterno, non certo all'interno del Parlamento dove la sproporzione numerica non lascia margini, sarebbe bene che si esercitasse da parte dell'opposizione, segnatamente da parte del Partito democratico, una battaglia assai più «cruenta» di quella in corso.
(da il manifesto.it del 2 luglio 2009)
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