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«Nel 2010 le imprese interessate presenteranno le domande per le nuove centrali nucleari. Entro il 2013 metteremo la prima pietra della prima centrale. Entro il 2018 avremo i primi chilowattora prodotti nel nostro paese con il nucleare». Lo ha detto il ministro Scajola nel corso del suo intervento all'assemblea di Confidustria, aggiungendo che «a regime il nucleare coprirà il 25% del fabbisogno elettrico italiano». Il ministro ha ricordato che il governo ha «già firmato accordi paritetici di collaborazione con la Francia e con la Russia e altri ne firmeremo. Non si devono quindi temere inesistenti 'colonizzazioni tecnologiche' da altri paesi».
Parlando poi della strategia in campo energetico del governo, Scajola ha detto che «con il nuovo mix la produzione da fonti fossili scenderà dall'attuale 81% al 50% con enormi benefici per l'ambiente. Abbiamo dato impulso - ha proseguito - alle energie rinnovabili da cui vogliamo ricavare un altro 25% di energia. Nell'ultimo anno il fotovoltaico è aumentato del 400%, l'eolico del 60% e anche l'idroelettrico e le biomasse sono in crescita». Secondo Scajola «le tecnologie applicate alle fonti rinnovabili potranno rappresentare inoltre un'opportunità di uscita dalla crisi se, come ha detto Bill Gates, il sistema capitalistico saprà essere creativo». Il ministro, rivolgendosi alla platea degli industriali, ha concluso che grazie a questa strategia «le vostre imprese pagheranno l'elettricità fino al 30% in meno come i vostri concorrenti europei».
Puntuale la replica di Ermete Realacci, responsabile Ambiente del PD: «Oggi dal Ministro Scajola sul nucleare abbiamo ascoltato solo propaganda e colossali bugie. Mente quando afferma che sarà possibile produrre energia atomica a partire dal 2018 e mente soprattutto quando dice che ci sarà un risparmio del 30% sulle bollette delle imprese e delle famiglie. È vero esattamente il contrario: il ritorno al nucleare è antieconomico e i costi ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani».
«È per ragioni economiche – continua Realacci - che negli USA, dove il settore energetico è tutto privato, non si fanno nuove centrali nucleari dal '78, ben prima di Chernobyl. Senza un forte sostegno pubblico, infatti, l'attuale nucleare non è competitivo nei paesi occidentali. A maggior ragione in un momento di crisi - conclude - è necessario puntare su misure che danno risultati a breve termine, sostengono e rendono più competitiva l'economia e l'aumento occupazionale. Per il nostro paese questo vuol dire puntare sul risparmio e l'efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili, sul recupero energetico del patrimonio edilizio esistente, sul ricambio dei beni durevoli orientato su base ambientale».
(da greenreport.it del 21 maggio 2009)
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