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Il senato ha approvato ieri l'articolo 17 del disegno di legge 1441 «Sviluppo ed energia» volto a rilanciare il nucleare in Italia. Il voto riguardava l'introduzione dell'Agenzia per la sicurezza nucleare che avrebbe – sempre che il disegno diventi legge e ci siano i quattrini necessari – un mandato generale in tema di regolamentazione e controllo sulle attività legate all'utilizzo dell'energia nucleare. Già il voto favorevole di ieri l'altro agli articoli 14, 15 e 16 che attribuivano al governo le deleghe in tema di localizzazione di impianti e siti di smaltimento aveva suscitato emozione, tanto più che La Repubblica
è uscita ieri con una sorta di mappa dei siti
presi di mira. A ribadire con veemenza «non qui da noi» sono stati presidenti e assessori delle Regioni a rischio. Mercedes Bresso quanto al Piemonte ha affermato «ci opporremo con ogni mezzo»; Michele Losappio, assessore all'ecologia pugliese, ha chiamato in causa il consiglio regionale. Di notevole significato anche il grido di dolore di taluni rappresentanti del Pdl sardo (Claudia Lombardo responsabile regionale, Salvatore Cicu, deputato a Roma, Emilio Simeone assessore all'ambiente della giunta Cappellacci) non disposti ad avallare sempre e comunque gli ordini del governo di fronte a un ennesimo schiaffo alla Sardegna.
La voce del governo (vice ministro allo sviluppo economico Adolfo Urso) è stata assai flebile: non c'è mappa; è solo propaganda elettorale. Ma in realtà il nostro vecchio paese non offre sorprese ai geografi e ai geologi, da decenni. Le mappe fornite dalla scienza esistono e non sono molte: tutti gli interessati sanno quali siano gli aspetti presi in considerazione per disegnarle e quindi conoscono bene i pericoli incombenti e i sotterfugi della politica che ne vuole negare l'esistenza. Le mappe del nucleare impossibile comprendono una parte larga e crescente del territorio nazionale. Larga perché l'Italia, con i suoi duecento abitanti per chilometro quadrato è piena di gente, di case, di memorie. Una centrale nucleare costringerebbe forse a un esodo di popolazioni per consentirle di operare secondo la volontà dell'esecutivo. Larga anche perché nove decimi del territorio italiano sono a rischio sismico. E che non si tratti di psicosi lo dimostra il fatto che la maggiore centrale nucleare del mondo, Kashiwazi Kariwa, in Giappone, è ferma da due anni per un terremoto che l'ha lesionata. Le perdite, in termini di energia non venduta, superano il miliardo di dollari, come ricorda Maurizio Ricci su La Repubblica.
C'è poi l'altro aspetto del nucleare impossibile, quello espresso dalla parola crescente. Se quarant'anni fa si poteva progettare una centrale nucleare vicino al Po, a Trino vercellese, a Caorso, ora non ha più senso. Il fiume non ha più acqua sufficiente per raffreddare il reattore. D'altro canto, portare a Saluggia il sito di tutte le scorie nucleari vorrebbe dire compromettere tutto il sistema delle risaie del vercellese. Ma quando Roberto Della Seta ha proposto al senato un ordine del giorno per «riconoscere l'assoluta inidoneità di Saluggia vercellese a fare da 'pattumiera' di tutte le scorie» è stato sconfitto. Ma tutto il sistema idrico nazionale è molto stressato. E l'idea di usare l'acqua di mare per il raffreddamento comprometterebbe lunghi tratti di costa. In effetti i pugliesi, nel caso di una centrale presso Ostuni, avanzano un mare di obiezioni.
Quel che indigna di più Legambiente, di cui Della Seta è stato presidente, è la campagna di disinformazione dell'esecutivo «sulle presunte opportunità che la scelta nucleare garantirebbe al nostro paese». E così l'associazione ambientalista ha risposto con una sua campagna «con l'obiettivo di rispondere alle bugie del governo e dei nuclearisti, ristabilire la verità sulla dannosità del nucleare e la sua inutilità per raggiungere il 20-20-20» che è poi il programma europeo di taglio, entro il 2020 delle emissioni di Co2 del 20%, l'aumento del 20% al contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico e infine le riduzione del 20% dei consumi energetici complessivi. Entro il 2020 il nucleare sarà solo un aggravio di consumi energetici e di emissioni e inoltre devierà gli investimenti disponibili ben lontano dalle rinnovabili, quelle su cui dobbiamo contare.
(da il manifesto.it del 13 maggio 2009)
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