NOTIZIE DALL'ITALIA

Stampa questo articolo Stampa    Invia questo articolo Invia
Cerca nella pagina


Ultimo Aggiornamento
venerdì 6 marzo 2009

© lmg 2009
Tutti i diritti riservati

Le Alte Parti si inchinano a Enel ed Edf
di Guglielmo Ragozzino

- Il protocollo italo francese «sulla cooperazione nel settore dell'energia nucleare» è una presa in giro e più precisamente un pasticcio. Le due Parti - così parla di loro il linguaggio ufficiale - riconoscono che l'energia nucleare non «emette gas a effetto serra», affermano di voler «favorire una stretta cooperazione per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie nucleari», cooperazione peraltro «bilaterale».

Come pasticcio, assomiglia molto a quello famoso di lepre: il pasticcio di lepre, come tutti sanno, si fa mettendo nella casseruola mezza lepre e mezzo cavallo. Così, in ambito nucleare il pasticcio mette in pentola mezza lepre italiana e mezzo cavallo francese. Il protoccollo delle Parti prosegue con la comune decisione, della lepre e del cavallo, di «rafforzare e sviluppare
1) «la ricerca di convergenze e l'armonizzazione delle posizioni italiane e francesi in seno all'Unione europea» in tema di apertura dei mercati, energetici, sicurezza di approvvigionamento, lotta contro il cambiamento climatico, ecc ecc.;
2) «la cooperazione e la condivisione di esperienze nel campo della sicurezza nucleare» secondo norme armonizzate tra i due paesi e proposte all'intera Unione europea.

Seguono altri sei punti, ma solo il primo di essi , punto 3) è importante. Le Alte Parti sanciscono di rafforzare e sviluppare la collaborazione tra operatori, «laddove i due principali operatori elettrici si sono già accordati su un programma congiunto e laddove ci sia spazio per una concorrenza aperta a cominciare da alleanze franco-italiane consolidate sui loro mercati nazionali e competitive all'esportazione». È un testo che va studiato bene, compresi i frequenti «laddove». Il senso è che i due stati, i due governi, i due paesi, le due Alte Parti si promettono di lasciar fare ai monopolisti elettrici di un tempo, Enel ed Electricité de France, Edf, che infatti firmano nella stessa occasione romana un loro trattato che in quella cornice sembra avere valore erga omnes. Siccome i monopoli, peggio che mai quelli di stato, non vanno più, ecco che le due Parti insistono nell'incensare concorrenza e competizione, quasi che le parole cambiassero di segno ai fatti.

Gli altri punti e poi gli altri articoli parlano di cooperazione spinta tra la lepre e il cavallo; possono quindi servire a un manuale di conversazione elegante, ma non sono credibili.

Nella stessa occasione anche la lepre nostrana, Enel, informa su quello che è avvenuto, con un comunicato che si legge sul sito www.enel.it.

Vi si dice che Fulvio Conti, amministratore delegato e direttore generale di Enel e Pierre Gadonneix, presidente e direttore generale di Edf hanno firmato un primo Mou «che pone le premesse per un programma di sviluppo congiunto dell'energia nucleare in Italia da parte delle due aziende».

Mou in questo caso non è il diminutivo del terribile allenatore dell'Inter Mourinho, ma significa Memorandum of Understanding. Nel Mou è scritto dell'impegno di Enel e Edf di costituire una joint-venture paritetica 50/50 per progettare e costruire «almeno» 4 unità di generazione, la prima entro il 2020, aventi come riferimento la tecnologia Epr. Il primo esemplare è in costruzione a Flamanville con una partecipazione di Enel al 12,5%. La partecipazione di Enel è un po' contro la legge, sia detto di passaggio, perché uno dei tre referendum del 1987 escude proprio questi sfoghi nucleari all'estero. Poi si aggiunge che sarà Enel a gestire gli impianti, una volta messi in funzione e che le due imprese assieme manterranno il controllo insieme, aprendo però il capitale e l'attività elettrica a imprese esterne.

Poi la lepre gonfia il petto: «Enel è oggi presente in Francia - nella stalla del cavallo - nel nucleare con una parte del 12,5% nell'impianto di terza generazione di Flamanville (1'600 Mw); nelle rinnovabili, tramite la controllata Erelis, con 8 Mw eolici operativi a fine 2008»....

È proprio l'idea di vantarsi tanto dei 1'600 Mw nucleari che degli 8 Mw eolici, cioè rinnovabili, che dà il senso a tutta l'operazione. La corsa al nucleare avrà almeno un effetto sicuro: la rinuncia alle rinnovabili.

(da il manifesto.it del 26 febbraio 2009)


Torna su