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Ultimo Aggiornamento
sabato 17 gennaio 2009

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«Installare l'impianto eolico? Una corsa a ostacoli»

- In Italia, su cento impianti eolici progettati e sottoposti alle verifiche e alle approvazioni previste dalla legge, se ne realizzano appena venti. Come dire che c'è l'80% dei fallimenti. In Germania e in Spagna è esattamente l'opposto: su 100 se ne realizzano 80 e i progetti scartati sono solo venti. La statistica, presentata dall'ingegner Luigi La Pegna, responsabile Pianificazione e coordinamento degli impianti Enel Green Power Italia, traduce in numeri concreti lo sviluppo frenato dell'eolico in Italia. Ma per conoscere le ragioni di un così alto numero di flop, più che tanti discorsi astratti sui rallentamenti normativi e sui pregiudizi contro i moderni mulini a vento, valgono alcuni esempi. «A Fiastra, nelle Marche, a debita distanza dal parco dei Monti Sibillini, Enel ha iniziato tre anni fa l'iter autorizzativo per l'impianto di 5 torri eoliche—racconta La Pegna —. Per evitare interferenze con il Parco ci teniamo a 7-8 km dai confini. Ma il progetto viene bollato come "grave fattore di minaccia per gli ecosistemi". Si invoca una fascia di rispetto ma non si precisa quanto deve estendersi dai confini del Parco. E poi, prima di dare l'autorizzazione, vengono richiesti studi sulle eventuali interferenze con i chirotteri (pipistrelli) e sulle aree di riproduzione di rettili e anfibi». Morale della favola: una realizzazione che poteva essere conclusa in 3-5 mesi, richiederà alcuni anni.

A Frosolone, Molise, gli impianti eolici, 8 torri in tutto, ci sono da 15 anni, racconta ancora il dirigente Enel. Ma era giunto il momento di rinnovarli: stesso numero, stessa altezza, nuove tecnologie. Per ottenere il visto sulle sostituzioni ci sono volute undici diverse autorizzazioni e tempi tripli rispetto ai sei mesi previsti dalla legge. «Quando abbiamo ottenuto tutti i timbri necessari, il foglio dell'autorizzazione era ormai illeggibile». dice La Pegna.

Il record italiano dell'attesa prima del «visto, si costruisca» sembra che spetti all'impianto eolico di Macchiagodena, in Molise, dove un campo eolico formato da 20 pale ha richiesto sette anni di istruttoria e, alla fine, è stato completato solo pochi mesi fa. Ma ci sono anche i casi di impianti che, pure approvati, sono rimasti a metà, strappando al vento solo un sibilo, invece della sperata energia. È successo a Balascia, in Sardegna, dove l'impianto eolico aveva già ottenuto l'autorizzazione, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 2004, ed erano iniziati i lavori per la costruzione dei basamenti delle torri. Ma nello stesso anno arriva pure una legge «salva coste» che blocca gli impianti eolici, anche quelli in costruzione. «I lavori preparatori del terreno e le prime infrastrutture sono diventate come cattedrali nel deserto e 16 milioni di euro sono rimasti inutilizzati», commenta l'ingegner La Pegna.

Di fronte a questi casi limite i produttori eolici italiani, che pure continuano a credere nelle possibilità di sviluppo di questa fonte di energia rinnovabile nel nostro Paese, chiedono che gli iter autorizzativi non siano più una via crucis. «Per ora, per ogni impianto, bisogna ottenere permessi e nulla osta da 25 a 40 soggetti diversi — spiega l'ingegner La Pegna —: Ambiente, Lavori Pubblici, Comunicazioni, Genio Civile, assessorati vari, Esercito, Aeronautica, Marina, Corpo Forestale, Anas... Per di più, dal 1999, col il decentramento di molte deleghe, la situazione si è complicata. Nonostante un intervento legislativo nazionale del 2003 preveda per le rinnovabili l'autorizzazione unica della durata massima di sei mesi, ogni regione fa per conto suo». Su cento progetti di impianti a energie rinnovabili avviati e portati a compimento da Enel negli ultimi anni, quasi nessuno ha ottenuto l'autorizzazione entro il limite massimo di sei mesi previsto dalla legge: quando è andata bene sono stati necessari due anni prima del via.

(da CORRIERE DELLA SERA.it del 14 gennaio 2009)


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