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La storia della ricerca di un sito per il deposito nazionale di scorie radioattive inizia nel 1976 quando per volontà del Dipartimento di Protezione Civile – sez. Nucleare – della Presidenza del Consiglio dei Ministri viene chiesto all'Enea, che è bene ricordare essere stata sino a qualche decennio fa l'Ente italiano di ricerca nucleare per eccellenza, di creare un gruppo di lavoro per valutare quali azioni si dovessero intraprendere per "risolvere il problema della sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi presenti sul territorio nazionale". Questo gruppo di esperti, guidato da Piero Risoluti, prende il nome di "Task Force Sito" e lavora sul problema sino al 2000 realizzando "azioni di natura progettuale e sitologica dirette alla individuazione e qualificazione di un sito idoneo ad ospitare il deposito, incluso quello per l'immagazzinamento temporaneo di lungo periodo di rifiuti ad alta attività, ed alla progettazione del sistema", come dice la premessa dell'ultimo aggiornamento (giugno 2002) dello studio dal titolo "Il Deposito Nazionale per rifiuti radioattivi".
Infatti, appena si insedia il governo Berlusconi il problema di trovare il sito passa dall'Enea – il cui lavoro viene azzerato e mai più preso in considerazione – alla Sogin e a un Commissario delegato dal governo, il generale Carlo Jean. Il Commissario istituisce una sua "task force", guidata da Silvio Cao, che tra aprile e novembre del 2002 realizza ben due studi. Il primo individua il sito adatto in Sardegna, "nella parte nord orientale dell'isola", come rivelò il 6 dicembre 2003 il generale Jean intervistato dal Corriere della sera; sei mesi prima, a giugno, quando si era sparsa la voce che le scorie sarebbero arrivate in Sardegna aveva negato, e con lui il governo, che si fosse già scelto il sito. Il secondo studio, conseguente della "rivolta preventiva" dei sardi, era ancora più preciso: non solo si individuava la regione, la Basilicata, ma la zona precisa, la piana di Terzo Cavone a pochi km da Scanzano Jonico, dove c'è una formazione geologica unica che avrebbe permesso la costruzione del primo Deposito sotterraneo per scorie radioattive al mondo. La sollevazione degli abitanti bloccò quel progetto costringendo il governo, che insieme al generale Jean aveva strenuamente difeso quella scelta e non voleva perdere la faccia, a scrivere – nella conversione del decreto in legge – che il sito sarebbe stato individuato entro un anno e reso operativo da fine 2008. Promessa che dal Governo Berlusconi non è stata mantenuta.
Nel febbraio del 2008 il Governo Prodi torna ad occuparsi del Deposito. Il ministro Bersani nomina un gruppo di lavoro, formato da 11 "esperti", che deve individuare la "tipologia, delle procedure e della metodologia di selezione dirette alla realizzazione, su un sito del territorio nazionale, di un Centro di servizi tecnologici e di ricerca ad alto livello comprendente un deposito nazionale centralizzato per l'allocazione definitiva dei rifiuti radioattivi". Sogin è incaricata di fornire al gruppo di lavoro un "supporto tecnico e logistico" per lo svolgimento dell'attività oltre che le "informazioni tecniche specifiche" sugli impianti, le installazioni nucleari e i rifiuti radioattivi di cui è responsabile.
(da la Gazzetta.info del 1 ottobre 2008)
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