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Ultimo Aggiornamento
domenica 28 settembre 2008

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I "segreti" del rilancio nucleare
di Mauro Bulgarelli e Umberto Zona

- La decisione del governo di reintrodurre il cosiddetto nucleare civile in Italia apre una serie di questioni che vanno ben al di là delle problematiche energetiche e ambientali. [...] Il primo passo compiuto dal governo per rilanciare l'opzione nucleare è stato quello di introdurre il segreto militare sui futuri impianti, dichiarandoli aree di interesse strategico nazionale. Come si legge, infatti, nel D.P.C.M. 8-4-2008, "nei luoghi coperti dal segreto di Stato le funzioni di controllo sono svolte da autonomi uffici collocati a livello centrale (...) che non sono tenuti agli obblighi di comunicazione verso le aziende sanitarie locali e il Corpo nazionale dei vigili del fuoco". E, ancora, "sono suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato, le informazioni, le notizie, i documenti, gli atti, le attività, i luoghi e le cose attinenti alle materie di riferimento", tra le quali sono stati inseriti "gli impianti civili per produzione di energia e altre infrastrutture critiche", in quanto, appunto, "aree strategiche di interesse nazionale".

Certamente la scelta di "secretare" le varie fasi di attuazione del programma nucleare è dettata dalla consapevolezza che la risposta delle popolazioni all'insediamento di nuovi centrali nei loro territori sarebbe certamente ostile. Ma è anche probabile che il governo intenda rodare e mettere a punto la macchina mediatico-militare testata con successo in occasione della crisi dei rifiuti campana: lì era "mondezza-inceneritori-esercito", qui è "energia-centrali nucleari-militari". La strategia non cambia e neppure l'obiettivo: tenere il governo dei territori manu militari, espropriare le stesse amministrazioni locali di qualsiasi potere decisionale, neutralizzare le dinamiche di riaggregazione sociale sorte attorno alla difesa dei beni comuni. Sullo sfondo, un ulteriore passaggio verso la costruzione di quel governo della paura che ha fatto delle politiche securitarie il tratto distintivo della governance e ha fin qui garantito il controllo sull'opinione pubblica, narcotizzata attraverso l'uso spregiudicato di una "tolleranza zero" ammantata, volta per volta, da "nobili" motivazioni a tutela dell'interesse generale.

Se si schedano i bambini rom è nel loro interesse e in quello della cittadinanza, se si trasforma la scuola pubblica in una triste riedizione di quella del ventennio è per far crescere sani e protetti i vostri figli, se rimettiamo in moto il nucleare è per rendere meno care le vostre bollette. Il messaggio è anche indirizzato agli stessi amministratori locali, ai quali si dice: "non abbiamo bisogno di chiedervi il consenso, né di interpellare la comunità che rappresentate, per esercitare comando sul vostro territorio. L'interesse nazionale prevale su qualunque particolarismo localista. Se ci asseconderete, potrete beneficiarne in termini economici...".

Questo è, a nostro avviso, uno scenario da cui non si può prescindere, e che andrà affrontato se si vuole rilanciare la battaglia antinuclearista nel nostro paese; la quale non può pensarsi se non come articolazione di un più vasto movimento per la difesa dei beni comuni e per l'indipendenza dei territori dal governo della paura. Non si parte da zero, anzi: esiste ormai un patrimonio consolidato di lotte che, da Scanzano a Chiaiano, dalla Val Susa a Vicenza, ha segnato la strada da percorrere per riaffermare l'autonomia e l'autodeterminazione delle comunità nei propri territori. Con altre soggettività abbiamo iniziato da qualche tempo una serie di incontri tesi a verificare le rispettive posizioni e a ragionare su tempi e modi del rilancio del movimento antinucleare. L'interesse è stato finora alto, così come crescente è stata la partecipazione, tanto che sarebbe importante, a questo punto, riuscire a convocarsi in una forma assembleare allargata, per ragionare sui prossimi passaggi.

(da il manifesto.it del 24 settembre 2008)


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