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Ultimo Aggiornamento
domenica 14 settembre 2008

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Nucleare, Sorokin: "La sicurezza passiva resta un altro problema irrisolto"
Alex Sorokin, dell'InterEnergy srl - International Consulting

- Franco Garbini, un nostro lettore, alcune settimane fa ci aveva chiesto – allegando un articolo dal titolo "I Reattori Nucleari Innovativi refrigerati a Gas" – se potevamo commentarlo e se fosse verosimile che ci potesse essere in pochi anni un sistema che renda sicuro l'impiego delle centrali nucleari?

Abbiamo girato la domanda all'ingegner Alex Sorokin, dell'InterEnergy srl - International Consulting che così risponde:

Riguardo all'articolo che viene indicato, trattandosi di argomenti vecchi ormai di trent'anni, non vale la pena di commentarli. Sono ormai superati.

Rispetto alla domanda se "E' verosimile che ci possa essere in pochi anni un sistema che renda sicuro l'impiego delle centrali nucleari?" La mia risposta è che le nuove generazioni di centrali diventano sempre un pochino più sicure di quelle vecchie, ma il problema di fondo è quello di raggiungere la sicurezza passiva: ovvero abbandonando l'impianto a sé, la centrale dovrebbe raggiungere da sola una condizione stabile di sicurezza.

Esempi: se un tostapane brucia per un corto circuito basta staccare la spina ed aspettare che si raffreddi.
Se un'auto prende fuoco basta allontanarsi un po' ed aspettare che la benzina nel serbatoio si esaurisca. L'auto diventa un rottame fumante, ma innocuo.

Invece in una centrale nucleare, se abbandonata a sé (e si stacca la spina dalla centrale), avviene inevitabilmente un evento simile a quello di Cernobyl.

Finora nessun impianto nucleare e neppure nessuna idea di progetto soddisfa il criterio della sicurezza passiva. L'AP-1000 della westinghouse (a cui partecipa anche Ansaldo), progetto più avanzato sotto questo aspetto, prevede un sistema di raffreddamento d'emergenza per mezzo di una specie di grande piscina collocata in cima all'edifico, il cui contenuto di acqua, in caso di incidente grave, viene fatto piovere a gravità (a caduta senza necessità di pompare) sul contenimento e si ritiene che il relativo effetto di raffreddamento sarà sufficiente per evitare la rottura del contenimento e la conseguente fuoriuscita di materiale radioattivo.

I progettisti dell'AP-1000 sostengono che il contenuto di acqua della "piscina" è sufficiente per garantire il raffreddamento del contenimento durante i primi giorni critici di una eventuale incidente grave, e che successivamente ai primi giorni di fase critica il raffreddamento ad aria (a ventilazione naturale) è sufficiente.

Ma cosa succede se, per un terremoto, caduta aereo oppure atto di guerra e di terrorismo, la "piscina" viene danneggiata e perde tutto o parte del proprio contenuto di acqua?


(da greenreport.it del 11 settembre 2008)


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