- Non c'è molto da aggiungere alle critiche, argomentate e
puntuali, che Lucia Venturi ha portato, su questo giornale,
al rapporto Ambiente Energia dell'Enea,
se non una riflessione politica sul ruolo del nostro principale ente di ricerca
energetica. In questa vicenda abbiamo avuto l'ennesima conferma di quanto sia urgente una
profonda riforma dell'Enea, che ne ridefinisca la missione e ne rinnovi radicalmente il gruppo
dirigente. Senza questo intervento riformatore si rischia di disperdere un importante
patrimonio di competenze e professionalità, proprio nel momento in cui ce n'è
più bisogno, cioè nel pieno della sfida posta dal cambiamento climatico.
L'Enea, senza la necessaria autonomia, subalterna e lottizzata dal sistema dei partiti, in
particolare quelli che governano, non è sicuramente in grado di fornire al paese
ciò di cui necessita: un progetto di uscita dalla dipendenza dal petrolio, più in
generale dai combustibili fossili, senza tornare al nucleare, ma puntando ad una decrescita
dei consumi energetici (da realizzare con politiche di efficienza e sufficienza) e sviluppando
le fonti rinnovabili. Questo è ciò che serve se si vuole essere all'altezza della
sfida e dei problemi che il cambio di clima sollecita. Ciò che colpisce è la
tempestività dell'operazione e soprattutto l'obbedienza al governo che da essa
emerge.
Da mesi siamo bombardati da una campagna a favore del nucleare, che i ministri di questo
governo conducono con ogni mezzo e soprattutto raccontando molte balle, a cui però
ancora mancava un autorevole sostegno tecnico-scientifico, che, puntualmente, è arrivato
dall'Enea col rapporto. Non sorprenda positivamente che in esso si parli di ambiente ed
energia, di efficienza e rinnovabili e neppure che finalmente le proposte avanzate abbiano
come riferimento gli obiettivi di riduzione dei gas serra decisi dall'Europa (le tre venti).
La sostanza dell'operazione è sdoganare il nucleare come la sola alternativa credibile e
non climalterante al petrolio. Oltre che appiattita sul governo, l'Enea si è dimostrata
anche molto esosa. Il suo è un appoggio assai interessato, visto che il sì al
nucleare è accompagnato dalla richiesta che gli vengano affidate le necessarie e
costosissime ricerche con le quali garantire che l'atomo italiano disporrà dei migliori
e più sicuri reattori. Ciò che colpisce e lascia perplessi è la mancanza di
una reazione da parte di chi ha la responsabilità di condurre l'opposizione. Non si
vedono tracce, né preparativi, di una mobilitazione contro il nucleare, né sembra
sia avvertito il profondo attacco alla democrazia che c'è nella decisione di
rilanciarlo, fregandosene del referendum che l'abolì ed infine nessuno suggerisce una
riflessione sullo stato dei nostri enti di ricerca energetica.
Continuare a pensare che l'Enea sia utilizzabile nella lotta al cambiamento climatico, senza
una sua profonda riforma che ne rafforzi l'autonomia e ridefinisca la missione, è un
errore che può pregiudicare l'efficacia di quella lotta. Non basta infatti elaborare un
bel progetto energetico se non si indicano i mezzi e gli strumenti con cui si intende
realizzarlo. Non si andrà da nessuna parte continuando a pensare che saranno l'Enea,
l'Enel e l'Eni, e i loro attuali dirigenti, Paganetto, Conti e Scaroni, che passano indenni da
un governo all'altro, a portare il paese fuori dal petrolio, carbone e nucleare spingendolo
verso efficienza, sufficienza, rinnovabili e democrazia energetica. Averlo presente
anziché chiamarli ai convegni importanti sarebbe già un passo avanti.
(da greenreport.it del 6 agosto 2008)
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