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Ultimo Aggiornamento
domenica 14 dicembre 2008

© Neo
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Berlusconi: sì al nucleare se cresce il petrolio. Fondi già stanziati

- Ogni pretesto è buono per rilanciare l'ipotesi nucleare in Italia. Mentre il ministro Scajola minimizza la gravità degli incidenti nelle centrali nucleari francesi, Silvio Berlusconi rilancia: "Se non ci sarà un accordo tra paesi produttori e consumatori per abbassare il prezzo del greggio - ha minacciato il premier - l'Occidente dovrà impegnarsi in una massiccia progettazione di centrali nucleari". Non si tratta solo di minacce perché già nella manovra finanziaria è prevista la definizione, entro sei mesi, della "Strategia energetica nazionale", con esplicito riferimento alla promozione del nucleare, fondi e nuove misure compresi.

Con toni profetici il cavaliere prevede due solo vie d'uscita alla crisi energetica: un accordo con i produttori su un "prezzo ragionevole" del petrolio o l'anticipazione del passaggio dell'Occidente "dall'era del combustibile fossile all'era del nucleare". Ci sarebbero già "paesi disponibili a costruire nuove centrali nucleari con finanziamenti italiani", ha annunciato Berlusconi. Ma il nesso tra crisi del petrolio e ripresa del nucleare è quanto meno improbabile visto che ci vorrebbero almeno 15 anni prima di poter vedere in azione una centrale nucleare italiana, mentre il prezzo del greggio sale qui e ora. Una contraddizione evidente che induce Giuseppe Onufrio di Greenpeace a parlare di presa in giro. "Minacciare di fare il nucleare per calmierare il prezzo del petrolio significa fare vuota propaganda, tanto più che la gran parte del petrolio che importiamo finisce in trasporti. La quota oggi usata dal settore elettrico è ormai minima". E il nucleare produce elettricità, non certo benzina.

Per il partito nuclearista è necessario minimizzare gli incidenti in Francia. Ieri ci ha pensato Scajola. "Ho visto che questi episodi sono tutti sotto il livello minimo di pericolosità - ha detto il ministro - mi domando se questa enfatizzazione non sia eccessiva". Sulla stessa linea Piero Gnudi, presidente dell'Enel: "I piccoli incidenti sono sempre successi". Un po' poco per sentirsi tutti più tranquilli. Per Ermete Realacci (Pd) quei piccoli incidenti invece sono molto significativi: "Ci dicono che il nodo della sicurezza è ben lungi dall'essere superato". Grazia Francescato, neo portavoce dei Verdi, chiede "quanti altri avvenimenti come quelli di Tricastin dovranno esserci prima di capire che la sicurezza nucleare è un mito?". Per il Wwf le parole di Scajola sono indice della "poca cognizione di causa di chi sostiene il nucleare". Se questi incidenti succedono in Francia dove c'è una una tradizione nucleare, "è difficile immaginare che l'Italia possa fare meglio. Il fatto poi che gli impianti nucleari italiani verrano considerati siti coperti da segreto di stato sollecita riflessioni ancora più preccupanti". E ancora: "Se il nostro paese deciderà di tornare al nucleare lo farà a danno di soluzioni ambientalmente e socialmente sostenibili, senza considerare la scarsità delle riserve di uranio e i costi stratosferici della filiera nucleare". Costi impossibili da sostenere se non con ingenti fondi statali. E la manovra finanziaria si muove già in questa direzione.

(da il manifesto.it del 25 luglio 2008)


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