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Ultimo Aggiornamento
lunedì 8 dicembre 2008

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Nucleare che vieni, nucleare che vai
di Alessandro Farulli

- Che cosa accadrebbe se oggi venisse lanciato un sondaggio sul nucleare per capire quanto gli italiani sono favorevoli o contrari alla riapertura delle centrali nel nostro paese? La provocazione nasce, dal nostro punto di osservazione, sulla base dell'impatto mediatico che registriamo in questi giorni relativamente all'incidente accaduto a Tricastin. Ma per affrontare il tema, piuttosto complesso, dobbiamo ripartire dalle fondamenta della questione al netto di tutte le argomentazioni post sversamento di uranio, e contaminazione operai, dei pro e dei contro atomo. E quindi dallo stato del nucleare oggi, ovvero impianti che nel migliore dei casi sono di terza generazione.

Centrali che dunque non hanno risolto il problema delle scorie (dove metterle); quello della sicurezza intrinseca; quello della finitezza della materia prima, ovvero dell'uranio; i costi di produzione. Nodi non sciolti e che si dice saranno superati con la IV generazione sulla cui venuta i tempi si accorciano e si dilatano a seconda di chi parla ma che nessuno indica inferiori al 2030. La volontà politica dell'attuale maggioranza di governo non è però quella di aspettare l'avanzamento della tecnologia e neppure quella di limitarsi (come fatto dal precedente governo Prodi) ad investire risorse sulla ricerca, ma di aprire il prima possibile il numero maggiore di centrali possibili nelle condizione date. Quindi III generazione che poi andrebbe a braccetto dopo con la IV.

L'argomento forte che i pro atomo sventolano in faccia a chi si oppone a questa strategia è la carenza di fonti energetiche nel nostro paese (come se invece l'uranio lo avessimo sotto terra) e il migliore bilancio di C02 rispetto alle fonti fossili. Qualcuno inoltre dice che le spese per affrontare il ritorno del nucleare in Italia saranno a carico dei privati, sapendo invece che senza l'aiuto dello Stato in alcun angolo del pianeta si riesce a costruire centrali. Chi dice che in Finlandia sono aziende private a costruire il nuovo impianto dice una bugia, perché quelle aziende sono tutte a partecipazione pubblica. Il cuore della questione risulta dunque essere qual è la migliore decisione da prendere per un Paese come l'Italia tra investire tutte le risorse possibili nel nucleare, oppure destinarle – e questa è ovviamente la posizione di greenreport – al risparmio e all'efficienza energetica e alle rinnovabili vere.

Di fronte alla folata emotiva creta dall'incidente alla centrale francese – torniamo alle riflessioni poste all'inizio – non può reggere come motivazione alla riapertura dell'atomo quello che molti decision maker invece propongono come scudo alle critiche: "i sondaggi dicono che gli italiani ora vogliono il nucleare". Perché se come leggiamo i turisti in Francia già se ne vanno di fronte ad un incidente, è doveroso dirlo, come ne capitano a centinaia nelle centrali nucleari, possiamo solo immaginari i risultati di un sondaggio fatto oggi quali risultati avrebbe. Con le dichiarazioni roboanti qualche voto si raccatta, è notorio, ma al dunque contano i fatti e questi dicono che il nucleare di III generazione i problemi quelli veri, non degli sversamenti o delle spie degli allarmi difettose, non li ha risolti per niente.

(da greenreport.it del 24 luglio 2008)


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