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Ultimo Aggiornamento
martedì 15 luglio 2008

© Neo
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Effetto serra: le responsabilità dell'uomo e la falsa soluzione atomica

- Perché si parla di "effetto serra"? Il problema è causato dall'eccessiva presenza di alcuni gas (i principali dei quali sono l'anidride carbonica, il metano e il vapore acqueo) nell'atmosfera tale da causare l'aumento della temperatura terrestre. Le reazioni dell'ambiente sono discontinue e irreversibili e non mostrano immediatamente i loro reali effetti o conseguenze. Si accentuano i fenomeni meteo estremi come gli uragani, le tempeste e le inondazioni. Nessuno però può dire con certezza quali siano le reali conseguenze a livello planetario. Un motivo in più per affrontare con estrema urgenza il problema. Le emissioni di anidride carbonica sono il principale nemico da combattere. L'80% delle emissioni di anidride carbonica proviene dalla combustione del petrolio, del metano e del carbone. Un inquinamento cresciuto esponenzialmente con l'industrializzazione delle attività umane. Nel novecento, il livello di CO2 in atmosfera è aumentato del 40% rispetto al secolo precedente come conseguenza dello sviluppo dei trasporti (in particolare l'invenzione dell'automobile come bene di massa).

Ecco perché non ci troviamo di fronte ad un "cambiamento naturale e ciclico del clima". L'uomo e la sua volontà di crescita continua è indiscutibilmente il maggior responsabile del surriscaldamento terreste. Non accettare questo dato di fatto è dannoso per l'ambiente, ma anche e soprattutto per l'umanità.

Come ormai tutti sanno, uno dei modi per ridurre drasticamente la quantità di CO2 in atmosfera è l'utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili come il sole o il vento. In Italia si fa tanto parlare invece di nucleare come soluzione a questo problema. Forse è il caso di fare un po' di chiarezza.

Innanzi tutto è bene ricordare che l'uranio non è una fonte rinnovabile. Secondo uno studio specifico elaborato dall'Energy Watch Group (fondazione composta da scienziati indipendenti di tutto il mondo che studiano strategie energetiche a lungo termine, fonti e sviluppo di energia rinnovabile e carenza di risorse da energie fossili ed uranio), si documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione di uranio sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Si calcola che le riserve di uranio siano limitate a 40/50 anni e che il "picco per raffinazioni a costi sostenibili" sarà nel 2025. Fra non molto quindi le "guerre preventive" le faremo per l'atomo e non più per il petrolio. E' bene ricordare infine che l'Italia non ha significativi giacimenti di uranio quindi questa scelta contribuirebbe a renderci completamente dipendenti da altre nazioni (esattamente come succede oggi per petrolio e gas) e che, nonostante le fortissime pressioni della Francia, la stessa Europa nello sviluppare il progetto "20-20-20" ha escluso l'uranio come fonte rinnovabile.

Quella atomica è una falsa soluzione anche al contenimento delle emissioni di gas serra. Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Nel mondo sono presenti 440 reattori che forniscono circa il 6.5% dell'energia primaria globale ("World Energy Outlook 2006", International Energy Agency 2006). Se si avesse come obiettivo il raddoppio delle centrali nucleari esistenti, rimpiazzando anche quelle che andranno a fine vita nei prossimi 20 anni, l'effetto delle emissioni globali sarebbe di una riduzione solo del 5% ("Nuclear Power – Undermining Action on Climate Change" e "The Economics of Nuclear Power", Greenpeace 2007). Troppo poco, troppo in ritardo (circa 10 anni per la costruzione di una centrale di III generazione) e con costi esorbitanti che si aggirano attorno ai 3'000 miliardi di euro ("New Nuclear Generation in the United States", Moody's Investor Services 2007).

Inoltre la produzione nucleare è solo apparentemente esente da emissioni di CO2, dal momento che gli impianti nucleari per motivi di sicurezza richiedono enormi quantità di acciaio speciale, zirconio e cemento, materiali che per la loro produzione richiedono carbone e petrolio. Ma anche le altre fasi della filiera nucleare, dall'estrazione del minerale d'uranio, alla produzione delle barre di combustibile, fino al loro stoccaggio e riprocessamento sono talmente rilevanti che complessivamente le emissioni indirette della produzione di un kWh da energia nucleare è stato calcolato essere comparabile con quella del kWh prodotto in una centrale a gas. Tra l'altro basta guardare le emissioni di CO2 della Francia e confrontarle con quelle dell'Italia. La Francia ha un programma nucleare enorme (19 centrali con 59 reattori attivi) eppure le emissioni di CO2 pro-capite sono praticamente identiche a quelle dell'Italia. Inoltre l'energia nucleare può fornire solo elettricità, che costituisce solo il 15% degli usi finali di energia, mentre il restante 85% è costituito da carburanti per i trasporti e calore per riscaldamento e processi industriali.

Scegliere l'opzione nucleare significherebbe mettere una pietra tombale su qualsiasi prospettiva di riduzione delle emissioni di CO2.

(da le1000gru.org del 15 luglio 2008)


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