- Perché si parla di "effetto serra"? Il problema
è causato dall'eccessiva presenza di alcuni gas (i principali dei quali sono l'anidride
carbonica, il metano e il vapore acqueo) nell'atmosfera tale da causare l'aumento della
temperatura terrestre. Le reazioni dell'ambiente sono discontinue e irreversibili e non
mostrano immediatamente i loro reali effetti o conseguenze. Si accentuano i fenomeni meteo
estremi come gli uragani, le tempeste e le inondazioni. Nessuno però può dire con
certezza quali siano le reali conseguenze a livello planetario. Un motivo in più per
affrontare con estrema urgenza il problema. Le emissioni di anidride carbonica sono il
principale nemico da combattere. L'80% delle emissioni di anidride carbonica proviene dalla
combustione del petrolio, del metano e del carbone. Un inquinamento cresciuto esponenzialmente
con l'industrializzazione delle attività umane. Nel novecento, il livello di CO2 in
atmosfera è aumentato del 40% rispetto al secolo precedente come conseguenza dello
sviluppo dei trasporti (in particolare l'invenzione dell'automobile come bene di massa).
Ecco perché non ci troviamo di fronte ad un "cambiamento naturale e ciclico del
clima". L'uomo e la sua volontà di crescita continua è indiscutibilmente il
maggior responsabile del surriscaldamento terreste.
Non accettare questo dato di fatto
è
dannoso per l'ambiente, ma anche e soprattutto per l'umanità.
Come ormai tutti sanno, uno dei modi per ridurre drasticamente la quantità di CO2 in
atmosfera è l'utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili come il sole o il
vento. In Italia si fa tanto parlare invece di nucleare come soluzione a questo problema.
Forse è il caso di fare un po' di chiarezza.
Innanzi tutto è bene ricordare che l'uranio non è una fonte rinnovabile.
Secondo uno studio specifico
elaborato dall'Energy Watch Group (fondazione composta da scienziati
indipendenti di tutto il mondo che studiano strategie energetiche a lungo termine, fonti e
sviluppo di energia rinnovabile e carenza di risorse da energie fossili ed uranio), si
documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione di
uranio sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal
'90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a
calare per mancanza di materia prima. Si calcola che le riserve di uranio siano limitate a
40/50 anni e che il "picco per raffinazioni a costi sostenibili" sarà nel
2025. Fra non molto quindi le "guerre preventive" le faremo per l'atomo e non
più per il petrolio. E' bene ricordare infine che l'Italia non ha significativi
giacimenti di uranio quindi questa scelta contribuirebbe a renderci completamente dipendenti
da altre nazioni (esattamente come succede oggi per petrolio e gas) e che, nonostante le
fortissime pressioni della Francia, la stessa Europa nello sviluppare il progetto
"20-20-20" ha escluso l'uranio come fonte rinnovabile.
Quella atomica è una falsa soluzione anche al contenimento delle emissioni di gas serra.
Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Nel mondo sono presenti 440 reattori
che forniscono circa il 6.5% dell'energia primaria globale ("World Energy Outlook
2006", International Energy Agency 2006). Se si avesse come obiettivo il raddoppio delle
centrali nucleari esistenti, rimpiazzando anche quelle che andranno a fine vita nei prossimi
20 anni, l'effetto delle emissioni globali sarebbe di una riduzione solo del 5% ("Nuclear
Power – Undermining Action on Climate Change" e "The Economics of Nuclear
Power", Greenpeace 2007). Troppo poco, troppo in ritardo (circa 10 anni per la
costruzione di una centrale di III generazione) e con costi esorbitanti che si aggirano
attorno ai 3'000 miliardi di euro ("New Nuclear Generation in the United States",
Moody's Investor Services 2007).
Inoltre la produzione nucleare è solo apparentemente esente da emissioni di CO2, dal
momento che gli impianti nucleari per motivi di sicurezza richiedono enormi quantità di
acciaio speciale, zirconio e cemento, materiali che per la loro produzione richiedono carbone
e petrolio. Ma anche le altre fasi della filiera nucleare, dall'estrazione del minerale
d'uranio, alla produzione delle barre di combustibile, fino al loro stoccaggio e
riprocessamento sono talmente rilevanti che complessivamente le emissioni indirette della
produzione di un kWh da energia nucleare è stato calcolato essere comparabile con quella
del kWh prodotto in una centrale a gas. Tra l'altro basta guardare le emissioni di CO2 della
Francia e confrontarle con quelle dell'Italia. La Francia ha un programma nucleare enorme (19
centrali con 59 reattori attivi) eppure le emissioni di CO2 pro-capite sono praticamente
identiche a quelle dell'Italia. Inoltre l'energia nucleare può fornire solo
elettricità, che costituisce solo il 15% degli usi finali di energia, mentre il restante
85% è costituito da carburanti per i trasporti e calore per riscaldamento e processi
industriali.
Scegliere l'opzione nucleare significherebbe mettere una pietra tombale su qualsiasi
prospettiva di riduzione delle emissioni di CO2.
(da le1000gru.org del 15 luglio 2008)
|