Roma - "In presenza di un dibattito sulle scelte energetiche
più opportune per il paese, che può rischiare di trasformarsi in una sterile
contrapposizione ideologica, con questo workshop Ises Italia, che ha sempre privilegiato un
approccio scientifico alle problematiche energetiche in una logica costruttiva, intende fare
il punto sulle prospettive per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e da
fonte nucleare in Italia". Questi gli obiettivi del workshop "Rinnovabili e
nucleare: due percorsi paralleli", organizzato ieri a Roma da Ises Italia, anche se lo
schema dei relatori e gli argomenti affrontati hanno mantenuto il dibattito aperto tra chi
sostiene la necessità di un ritorno al nucleare e chi invece crede che il futuro, non
solo energetico, sia da rintracciare nello sviluppo delle energie alternative.
Nella sua relazione introduttiva il vice presidente di Ises, Giovanni Battista Zorzoli, ha
messo in evidenza che in un'economia di mercato il nucleare, oltre a richiedere il consenso
della popolazione, deve reggersi in piedi senza alcun contributo da parte dello Stato. E dopo
aver approfondito gli aspetti tecnologici, finanziari, autorizzativi degli impianti nucleari
di terza generazione, la conclusione cui è giunto è che anche nell'ipotesi
più ottimistica, non vi sono speranze di arrivare alla produzione di 1 kWh nucleare,
prima di 13 – 14 anni, ossia non in tempo per gli obiettivi del 2020. Quindi la strada da
imbroccare è quella dell'efficienza energetica e dello sviluppo delle fonti energetiche
rinnovabili, che deve portare al più presto alla loro competitività.
Alla prima questione hanno risposto prontamente le aziende presenti, Enel e Edison, spiegando
che non intendono avvalersi di aiuti pubblici in materia ma che sono assolutamente
intenzionate a perseguire la strada del nucleare, anche perché - ed è sembrata
l'opinione maggiormente diffusa tra i presenti - è solo l'interazione tra rinnovabili e
nucleare che può contribuire a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale di energia.
Posizione sostenuta da Maurizio Cumo, docente dell'università La Sapienza che ritiene
che nucleare e fonti energetiche rinnovabili non solo non siano in competizione, ma possano
contribuire alla crescita energetica del paese, da Mauro Basili (ENEA) che ha sottolineato la
necessità di superare un problema di governance, così da rendere pervasivo
l'utilizzo delle tecnologie rinnovabili e uno scenario chiaro per riprendere la sfida del
nucleare.
Voci fuori dal coro assieme a Zorzoli, quella di Gianni Silvestrini del Kyoto club, e di Paolo
Togni dell'Anev. Silvestrini ha sottolineato che l'efficienza energetica è la risposta
prioritaria ai nostri problemi energetici e ambientali. Viceversa il nucleare, che solo con la
quarta generazione potrebbe dare risposte ai problemi tuttora irrisolti, dovrà fare i
conti con tecnologie delle rinnovabili, soprattutto il fotovoltaico, che saranno largamente
competitivi, quando, tra 20 anni o più, un eventuale successo delle ricerche da condurre
sul nucleare le porterà sul mercato. L'opzione nucleare nel nostro paese – secondo il
direttore scientifico del Kyoto club - richiederebbe un massiccio impiego di risorse pubbliche
che avrebbe l'immediato effetto di distogliere per i prossimi anni ingenti investimenti dal
settore delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica.
Per Togni è prioritario considerare gli oneri per il mancato raggiungimento degli
obiettivi, assunti non solo in termini di produzione, ma anche in termini di consumi. "Le
semplificazioni autorizzative – ha aggiunto Togni – devono essere contemplate soprattutto per
le fonti diverse da quelle fossili o dal nucleare".
Ma mentre l'Ises discuteva dei vari scenari possibili per l'energia, il ministro dello
Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha incontrato l'ambasciatore degli Usa Ronald P. Spogli,
che si è voluto complimentare con il ministro per l'annuncio secco, forte e netto del
ritorno dell'Italia al nucleare: una posizione che ha inciso favorevolmente nel dibattito
internazionale, e in particolare negli Stati Uniti.
Una convergenza di opinioni e intenti che ha favorevolmente colpito il ministro Scajola, che
adesso potrà vantare anche il benestare degli Usa sulla sua scelta...
(da greenreport.it del 27 giugno 2008)
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