- Sotto i nostri piedi c'è la pepita d'oro del futuro
dell'energia pulita all'italiana, ma quasi nessuno lo sa. Non stiamo parlando del classico
geotermico, ma dell'energia termale. E non si tratta di una semplice differenza terminologica.
L'Italia è ricchissima di calore nel sottosuolo, con temperature, a parità di
profondità, anche 5 volte maggiori della media mondiale. Negli ultimi anni le tecnologie
di estrazione hanno fatto enormi passi avanti, consentendo di sfruttare anche l'acqua a basse
temperature, dai 70 gradi in su. "La tecnologia non è nuova spiega Laura
Deitinger, presidente di AssoKnowledge negli Stati Uniti, ma anche in Germania, è
utilizzata da tempo".
Il trucco è semplice. Per avviare le turbine non viene utilizzato il vapore acqueo, ma
un liquido a bassissimo punto di ebollizione, tra i 30 e i 60 gradi. L'impianto è
composto da due diversi circuiti. Basta fare una perforazione di circa 200 metri. L'acqua
calda viene immessa in un circuito, che, in uno scambiatore di calore, trasmette la
temperatura a un secondo circuito autonomo dove c'è il liquido a bassa temperatura di
ebollizione. Il vapore così ottenuto alimenta la turbina, che trasmette l'energia al
generatore e quindi si traduce in corrente elettrica. L'immissione di acqua più fredda
condensa di nuovo il fluido, e il ciclo ricomincia. Non solo. L'impianto prevede la
cogenerazione: cioè l'utilizzo di una stessa fonte per la produzione di
elettricità e calore: l'acqua viene utilizzata anche per il riscaldamento dei locali
prima di essere reimmessa in falda. "Non viene creato nessuno squilibrio nel livello di
falda né vengono immessi in atmosfera eventuali gas disciolti nell'acqua continua
Laura Deitinger i due fluidi, quindi, l'acqua del sottosuolo e quello che va in turbina,
seguono due circuiti diversi".
I costi sono contenuti, in particolar modo nei casi in cui è possibile trovare le
temperature necessarie entro qualche centinaio di metri di profondità. Una singola
unità di generazione con potenza di 250 kW costa mediamente intorno ai 400-500mila euro.
L'importo comprende sia l'impianto che i costi di perforazione e di installazione, sempre
considerando una profondità che non superi i 200 metri. Con gli attuali prezzi di
vendita dell'energia, compresi i contributi per le "quote verdi", un impianto di
produzione di circa 200 kW all'anno si ripaga in poco più di due anni. "E' l'ideale
per i piccoli impianti, dove abitazioni, industrie e distretti possono diventare produttori e
non solo consumatori di energia aggiunge Laura Deitinger ma in futuro potrà servire
anche i grandi. L'Italia ha una tale ricchezza di calore nel sottosuolo che può rendere
l'energia termale, per il nostro sistema industriale, quello che rappresenta lμenergia eolica
in Danimarca".
Per fare un esempio, nell'isola d'Ischia temperature di 70 gradi si trovano a pochi metri
dalla superficie, e nei primi 100 metri di profondità si raggiungono i 100-150 gradi.
Altre aree ideali si trovano in Toscana e nel Lazio, nell'area flegrea e nelle isole limitrofe
in Campania, in molte zone dell'Appennino centro-meridionale e in Sicilia. Una quindicina di
centri di ricerca e aziende italiane hanno deciso di crederci. Si tratta di imprese che si
occupano di attività attinenti, come la perforazione, o che vogliono fare dell'energia
termale il loro core business. Sotto la guida di AssoKnowledge, hanno lanciato un'operazione
sul territorio italiano.
"C'è innanzitutto un interesse a livello di ricerca e sviluppo da parte dei nostri
laboratori nella realizzazione in casa nostra di questa tecnologia, che per adesso è
americana sottolinea Laura Deitinger poi c'è un'attività propositiva nei
confronti delle istituzioni per uno snellimento burocratico, infine una forte spinta a livello
comunicativo: manca ancora la domanda perché nessuno sa che esiste questa
possibilità". Alcune grosse aziende stanno osservando da vicino la situazione e
valutando investimenti importanti. "Noi comunque siamo pronti conclude Laura Deitinger
e già domani mattina, per il momento con la tecnologia americana, se qualcuno ci
ordinasse un prototipo potremmo realizzarlo".
(dal Il Sole 24 ORE.com del 19 giugno 2008)
|