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Ultimo Aggiornamento
lunedì 2 giugno 2008

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Patacche e "scajolate" sulla politica energetica
di Angelo Baracca
Claudio Scajola e Silvio Berlusconi

- Potete stare tranquilli: nessuno, nel futuro prossimo, verrà a posare la prima pietra di un impianto nucleare nel vostro giardino, né nel giardino del vicino. Scajola non sa di che cosa sta parlando, e purtroppo non lo sanno nemmeno gli altri. Più plausibilmente è tutta propaganda. Sicuramente raccoglierà il plauso della lobby nucleare, di destra e di sinistra (è sicuramente una lobby trasversale, simile a quella dei professori universitari in Parlamento), ma difficilmente riuscirà a posare la fatidica "prima pietra" da qualche parte nel patrio suolo. I motivi sono molti.
In primo luogo, tutta l'industria energetica italiana è stata zelantemente privatizzata, e quindi fa quello che crede meglio fare (a torto o a ragione). Infatti l'Enel acquista centrali nucleari all'estero, in Slovacchia, Bulgaria, Spagna: perfino quelle di fabbricazione sovietica, che tutti denunciano come pericolose, e ne progetta perfino l'allungamento della vita operativa, evidentemente sono pericolose solo quando fa comodo. Non sembra molto credibile il solerte "Noi siamo pronti" da parte di Enel e Eni, anche questa è propaganda, immaginatevi se potevano rispondere "No, non siamo pronti"!
Vi è un primo motivo fondamentale per cui le "scajolate" sono campate in aria: negli ultimi 20 anni in Italia sono state zelantemente smantellate tutte le competenze che avevamo accumulato nel settore nucleare, e ci vorranno parecchi anni per ricostituirle: sembra difficile gestire un parco di centrali nucleari senza le competenze necessarie. Forse si punta su qualche ingegnere nucleare africano ... irregolare! Perfino la battagliera Le Scienze rivendica più modestamente un rilancio della ricerca nucleare, per non rimanere tagliati fuori dai progetti internazionali, e supportare anche le rinascenti ambizioni in campo industriale, come quelle dell'Ansaldo. Sembra difficile che l'Enel accetti di investire nella costruzione di centrali nucleari in Italia, anche se lo stato gli fornisse notevoli agevolazioni. In primo luogo perché è ormai chiaro a tutti che in questo paese le popolazioni locali sono diventate piuttosto suscettibili (et pour cause), e stanno ormai con le orecchie ritte, pronte a ribellarsi contro qualsiasi progetto che riguardi il loro territorio: se occorre l'esercito per imporre una discarica, figuriamoci per realizzare una centrale nucleare, e forse l'Enel eviterà volentieri di crearsi simili problemi, se può operare in situazioni meno conflittuali. Tanto più che il territorio nazionale, con la notevole densità degli insediamenti, non si è mai prestato molto alla localizzazione di centrali nucleari (senza contare poi la sismicità).
Ma anche la pacchia dei costi del nucleare, e dei suoi benefici, è una favola che racconta la lobby nucleare. Negli Stati uniti (dove, per la cronaca, l'industria energetica, privata, da 30 anni non ordina centrali nucleari) le banche sono disposte a erogare prestiti solo se il governo federale li garantisce (provate a cercare in internet con un motore di ricerca guaranteed loans e vedrete la valanga di materiale): ricorda l'affare della Tav.
I sostenitori del nucleare continuano a decantare il "paradiso nucleare" della Francia, che ci vende energia a basso costo. Anche McCain si è riferito alla Francia per sostenere il suo programma di rilancio massiccio del nucleare, ma è stato zittito dal Financial Post del 13 maggio, che ha intitolato invece il "disastro francese". Il sistema elettrico francese, per l'80% nucleare, è tremendamente rigido: i reattori non possono venire accesi e spenti come un accendino, e per coprire la domanda di punta è inevitabile un'eccedenza di produzione di energia, che di notte viene venduta a prezzi stracciati. La Francia è anche costretta a chiudere alcune centrali nei week end, e non di rado deve acquistare energia, a prezzi alti: questo sistema è talmente rovinoso dal punto di vista finanziario, che nel 2006 la Francia ha riattivato le sue obsolete centrali termoelettriche. Senza contare poi che Parigi si è ben guardata dal privatizzare Edf: il nucleare civile è stato gestito dallo stato nel contesto della costruzione della Force de frappe, e anche questa è una differenza abissale rispetto agli Usa.
E' difficile che Scajola possa rovesciare questi dati di fatto. E' molto più probabile che si tratterà di una cortina propagandistica per coprire ben altro. In queste condizioni, poco importa per l'Italia che i reattori di quarta generazione non saranno disponibili prima del 2040, mentre quelli chiamati pomposamente di terza presentano i problemi di costi, ritardi, scorie, ecc. che Cogliati Dezza richiamava sul manifesto del 23 maggio.

(da ilmanifesto.it del 27 maggio 2008)


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