- Uno studio del centro Ricerche e consulenze per l'economia e la
finanza (Ref) su "Politiche regionali e fonti rinnovabili nel settore elettrico",
condotta da Tommaso Franci, che è stato anche assessore all'ambiente della regione
Toscana, evidenzia un gap tra quanto le regioni avrebbero dovuto fare (sulla base delle loro
programmazioni) in termini di sviluppo di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili
e quanto in realtà sono riuscite effettivamente ad ottenere.
Un'analisi che pone alcune criticità nel concreto raggiungimento degli obiettivi ancora
più ambiziosi che la politica europea indica per frenare i cambiamenti climatici. Nello
studio si evidenzia, infatti, che a fine 2007 il processo di approvazione dei Piani energetici
regionali (Per) non si è ancora concluso per un quarto delle regioni italiane: in una
fase in cui gli obiettivi nazionali previsti dalla nuova direttiva europea saranno vincolanti
e la legge finanziaria 2008 introduce norme che puntano a responsabilizzare le regioni nel
raggiungimento dei nuovi e sempre più impegnativi obiettivi già adottati a livello
nazionale.
Tramite l'esame dei Per e dei documenti di indirizzo rilevanti, resi disponibili in
momenti diversi dal 2000 al 2007, lo studio ha potuto stimare il target nazionale di sviluppo
del settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili al 2010 come sommatoria
degli obiettivi delle singole politiche energetiche regionali. In termini di sviluppo dello
stock di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili emerge un obiettivo
"regionale" al 2010 di incremento complessivo di circa 8000 MW di potenza
installata che porterebbe la capacità complessiva a circa 27000 MW.
In termini di aumento della produzione l'insieme degli obiettivi regionali 2010 può
essere stimato in un livello di produzione di circa 74,5 TWh, a fronte dei livelli di
produzione registrata tra il 2000 e il 2006 non superiori a 55,6 TWh (2004). Ma un conto sono
gli obiettivi e altro conto la loro concreta attuazione. Infatti dallo studio Ref
emerge che a livello nazionale lo stato di attuazione al 2006 degli obiettivi regionali (al
2010) di incremento della potenza elettrica rinnovabile installata è del 28.3%, con
percentuali che si differenziano tra le regioni del Nord (62.3%), del Sud (23.6%) e del Centro
(12.7%).
Se si confrontano questi valori con gli obiettivi di copertura del 22% del consumo interno
lordo, considerati obiettivi realistici al 2010 nelle previsioni delle politiche energetiche
del 1999 (Libro bianco) i valori registrati tra il 2000 e il 2006 sono oscillati tra il 14% e
il 17%, circa, quindi già lontani da quell'obiettivo. Un quadro assai poco
incoraggiante: non in linea rispetto ai nuovi e più impegnativi obiettivi nazionali e
regionali del 25% al 2012 (position paper del settembre 2007) e quelli che discenderanno dalla
prossima direttiva europea per il 2020, che prevedono una quota del 34% del consumo totale di
elettricità coperto tramite produzione da fonti rinnovabili, da ripartire in obiettivi
nazionali vincolanti tra gli stati membri.
Ma già l'obiettivo 2012 - si legge nello studio Ref - implica una crescita di
più dell'86% in sei anni a un tasso medio annuo dell'11% circa dal 2007 al 2012, contro
un tasso di crescita annuo che è stato di poco superiore al 2% dal 2000 al 2006. La
rilevanza quantitativa dei nuovi obiettivi 20-20-20 mette in evidenza la criticità dei
risultati delle analisi che mostrano per l'Italia uno dei livelli più alti di
incentivazione correlato ad uno dei più bassi di crescita del settore e un ritardo sia
nelle politiche di riduzione delle emissioni climalteranti che di aumento dell'efficienza
energetica.
Le motivazioni che vengono addotte nello studio riportano una mancanza di coordinamento tra le
regioni e lo Stato nel ciclo delle politiche italiane di promozione delle fonti rinnovabili
nel settore elettrico dalla fine degli anni '90 ad oggi. Oltre ad un sistema disomogeneo di
atti di indirizzo per la promozione di delle fonti rinnovabili, a livello regionale.
La soluzione indicata è allora quella di "assumere fino in fondo alcuni elementi di
criticità che oggi condizionano lo sviluppo del settore: concertazione istituzionale,
governance con gli attori economico sociali, integrazione con le politiche ambientali e con le
altre politiche pubbliche (ambientali, agricole, territoriali) che interagiscono con le
politiche di promozione delle fonti rinnovabili".
(dal greenreport.it del 15 maggio 2008)
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