- Spesso la discussione sulle politiche necessarie a fronteggiare i
cambiamenti climatici si soffermano solo sugli alti costi che esse avrebbero per la
collettività e gran parte dei protagonisti del nostro sistema industriale le considerano
nocive alla competitività delle nostre imprese. A questa argomentazione abbiamo
giustamente contrapposto, dalle colonne di questo giornale, la tesi che invece si tratta di
una straordinaria opportunità di futuro per il paese.
A sostegno dell'idea che è più conveniente sviluppare politiche contro il cambio
di clima anziché continuare a far di tutto per non deciderle, propongo una riflessione
su ciò che sta accadendo nel mercato fotovoltaico italiano. Da circa due anni lo
sviluppo di questa tecnologia è stato affidato al "conto energia", cioè
un sistema a tariffa incentivante che remunera ogni KWh immesso in rete da pannelli
fotovoltaici (il gestore della rete ha l'obbligo di acquisto), compensando anche il vantaggio
ambientale che quella elettricità incorpora (produrlo non produce emissioni né
climalteranti né inquinanti).
Più o meno un KWh fotovoltaico viene pagato dal gestore della rete 49 centesimi di euro,
per 20 anni (un KW di potenza installato occupa nove m2 di tetto e genera ogni anno dai 1100
ai 1400 KWh a seconda dell'insolazione). Sulla base di questo sistema di incentivazione si
prevede che entro il 2008 in Italia saranno installati 100MW di nuovi impianti fotovoltaici,
moltiplicando il mercato di ben 20 volte e producendo in un anno 125000MWh di
elettricità da fonte solare. Ogni KW installato costa nel nostro paese dai 6000 ai 7000
euro, contro i 3500 tedesco e quindi 100MW costeranno alla collettività dai 50 ai 60
milioni di euro (per dare la misura della truffa che si consumava con il Cip 6 e le cosiddette
assimilate ogni anno gli italiani alla voce A3 della bolletta elettrica versavano alle finte
rinnovabili quasi 2000 milioni di euro) compensati però, oltre che dai 100 MW di
elettricità prodotta, anche da 600 milioni di euro di investimenti privati, nuova
occupazione stimabile attorno alle 7000 unità e nuovo gettito fiscale in misura ben
più rilevante dell'intero incentivo. In realtà si tratta di un'ottima occasione
persa dal paese, visto che gran parte di quei 600 milioni di euro e l'occupazione ad essi
legata, hanno creato business all'estero, perché in questo paese è stata fatta
fallire la filiera industriale fotovoltaica e le ditte sono costrette a installare pannelli
prodotti in Giappone e Germania.
Anche un paese come la Germania nella prima fase ha fatto trarre i benefici dei suoi
investimenti all'estero. Ora però la Q-Cells, fondata nel 99, già nel 2006
fatturava 540 milioni di euro e attualmente è, dopo la Sharp, al secondo posto nella
graduatoria mondiale. Mentre i nostri mediocri manager pensano a costruire centrali atomiche
in Albania e rigassificatori in Italia, i paesi che hanno scelto di fronteggiare il cambio di
clima investono sul sole e sulle rinnovabili. Chi avrà più futuro? Rispondo con
una battuta: sono certo che i nostri capitani d'industria e i loro politici di riferimento se
agli inizi del 900 avessero organizzato un convegno sui trasporti avrebbero invitato
allevatori di cavalli e costruttori di carrozze anziché quegli strampalati inventori del
motore a scoppio.
(dal greenreport.it del 9 aprile 2008)
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