- Il problema lo ha (ri)proposto da par suo Mario Pirani ieri su La
Repubblica: attenzione a non farvi prendere dal combinato disposto della necessità di
trovare alternative ai combustibili fossili, dal potente stimolo di cospicui finanziamenti e
dall'entusiasmo per la leggerezza, ecologica, del vento. In realtà anche l'eolico –
fonte energetica rinnovabile – può diventare ecologicamente insostenibile, soprattutto
se chiamato a ridisegnare i dolci paesaggi dei nostri Appennini.
L'avvertimento di Mario Pirani è fondato. Per due motivi. Perché ci ricorda che
ogni attività umana comporta un rischio, anche ambientale: anche la più ecologica
delle fonti, se usata in maniera scriteriata, può causare dei danni. E perché
sottolinea l'esigenza – non derogabile – che l'Italia giunga preparata ai prossimi
appuntamenti col cambio del paradigma energetico ed elabori al più presto un accorto
piano nazionale dell'energia.
Tuttavia, l'avvertimento di Pirani si presta a un'ulteriore lettura. Speculare e opposta alla
precedente. Fondata anch'essa su due forti motivazioni. La prima è che, per quanto dolce
possa essere, ogni azione umana ha un impatto sull'ambiente. Cosicché non illudiamoci:
non avremo mai pasti ecologici gratis. La sfida è dunque quella di trovare la fonte
energetica che ha il costo minore, non quella che ha costo zero. La seconda motivazione
è che l'Italia non è nelle condizioni di poter indulgere ancora a discussioni
accademiche. Ma deve sciogliere con urgenza almeno tre nodi.
Uno riguarda il picco del petrolio. Stiamo arrivando al momento in cui la produzione del
combustibile fossile raggiungerà il massimo, prima di iniziare a declinare. Come intende
l'Italia, che ha ancora una forte dipendenza dall'oro nero, affrontare la nuova situazione?
Il secondo riguarda la scadenza del 2010, anno in cui il nostro paese dovrà mostrare di
aver rispettato il protocollo di Kyoto e tagliato del 6% le sue emissioni di gas serra
rispetto ai livelli del 1990. In questo momento siamo a +13% rispetto a quel livello: come
faremo in due anni ad abbattere del 20% le nostre emissioni e a evitare le sanzioni europee
previste per chi non raggiunge l'obiettivo?
Il terzo nodo riguarda l'anno 2020 e l'obbligo che ci viene dall'Europa di attingere almeno il
20% dell'energia di cui abbiamo bisogno da fonti rinnovabili.
La domanda, dunque, è: possiamo pensare di sciogliere anche solo parzialmente questi tre
nodi senza ricorrere all'eolico? Certo, la risposta andrebbe trovata mediante un sapiente
piano energetico nazionale che non abbiamo. Ma qualcuno riesce a immaginare un piano
realistico che non preveda la risorsa vento, insieme naturalmente alla risorsa sole, alla
super-risorsa risparmio? Nessuna di queste fonti è a costo ambientale zero. Ma, mentre
da noi ancora si discute, altri paesi hanno dimostrato che grazie al vento, al sole, al
risparmio, alla geotermia, ai biocombustibili e ad altre rinnovabili si possono pagare costi
ambientali e sociali molto minori rispetto a quelli che oggi paga la dubbiosa Italia.
(dal greenreport.it del 18 marzo 2008)
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