Milano - Il gruppo Unicredit e la Deutsche Bank ritirano la
partecipazione alla gara per finanziare i due reattori nucleari nei pressi di Belene
in Bulgaria. La denuncia di Greenpeace - è un azzardo investire sulla
costruzione di impianti nucleari obsoleti in una zona sismica - ha avuto i suoi
effetti!
"No al finanziamento di nuovi impianti nucleari!". Con questo messaggio,
Greenpeace aveva protestato appena una settimana fa di fronte agli sportelli di
Unicredit Group a Milano e in altre città. Unicredit stava pensando di
finanziare un reattore nucleare, che dovrebbe essere costruito in una zona sismica, a
Belene. Nel 1977 un terremoto causò 200 morti a soli 14 chilometri dal luogo in
cui dovrebbe sorgere il nuovo reattore.
Il progetto consiste nella costruzione di un reattore sovietico del tipo VVER 1000,
una tecnologia non in linea con gli standard di sicurezza dell'Unione Europea, che non
vedrebbe mai la luce in Europa occidentale.
Il sito individuato per la realizzazione del progetto si trova ai margini del Parco
Naturale di Persina, in una zona rurale a forte sismicità dove si sta cercando,
tra l'altro, di sviluppare un programma di agricoltura biologica. Il governo bulgaro
ha assunto due volte la decisione di costruire Belene, anche se la Valutazione di
Impatto Ambientale non è conclusa.
Il nucleare è una fonte di energia costosa: non si può costruire un
impianto nucleare senza sussidi pubblici, garanzie statali, accordi ad hoc o forme
mascherate di sostegno. Nel caso di Belene, la proposta è che diversi stati
garantiscano i prestiti necessari. Il Governo bulgaro – che ha chiesto ai costruttori
di utilizzare vecchi materiali per abbassare il costo dell'impianto e accorciare i
tempi di realizzazione – si assume invece una parte rilevante dei costi legati allo
smaltimento dei rifiuti e alla dismissione.
Il governo bulgaro ha scelto un consorzio guidato dalla russa AtomStroyExport e la
franco-tedesca Areva NP (Areva e Siemens) per la costruzione del reattore. Alla stessa
gara ha partecipato anche Skoda Alliance, un gruppo di società di provenienza
russa e ceca. Unicredit - evidentemente interessata al progetto - ha partecipato a
tutti e due i consorzi che si sono presentati al bando di gara: in forma diretta per
il sostegno finanziario di Skoda Alliance, e tramite la controllata tedesca
HypoVereinsbank (HVB) per AtomStroyExport.
Il nucleare è un vicolo cieco: le centrali, costose e pericolose, sono un
obiettivo sensibile per attacchi terroristici; la gestione delle scorie, nel lungo
periodo, è un nodo irrisolto; le scorte di uranio sono limitate e, agli attuali
ritmi di consumo, potrebbero esaurirsi nel giro di 50 anni. Investire nel nucleare -
per di più in zona sismica - è una vera follia.
Unicredit vuole presentarsi come un gruppo finanziario attento e responsabile, anche
sul piano ambientale. La decisione di oggi - accolta con soddisfazione da Greenpeace -
va in questa direzione: il progetto di Belene, oltre a rappresentare un rischio
economico per tutti i clienti Unicredit, rischia di risolversi in un disastro
ambientale per l'Europa intera.
(da greenpeace.org del 20 ottobre 2006)
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